
Sabato 17 e domenica 18 novembre si terrà a Piacenza “Profondo giallo”, prima edizione di un festival dedicato alla suspense in tutte le sue declinazioni: incontri con romanzieri, mostre di fotografia e fumetti, proiezioni di film, uno spettacolo teatrale, contest musicali e letterari, incontri con sceneggiatori, laboratori per i più piccoli e addirittura una partita di Cluedo vivente che coinvolgerà tutto il centro storico, con sette attori che verranno apposta da Ferrara.
Chi scrive questo articolo è il direttore artistico della manifestazione, ma c’è qualcosa di rocambolesco – e in qualche modo romantico – in come lo è diventato, e vale la pena di raccontarlo da dentro.
Giovedì 20 settembre l’allora assessore alla cultura Massimo Polledri annuncia la pubblicazione di un bando pubblico per organizzare, appunto, una due giorni dedicata al giallo. Ci sono già le date (meno di 60 giorni dopo, cioè un batter di ciglia…) e la marcia di avvicinamento prevede: due settimane per consegnare l’offerta con il programma completo, un bilancio preventivo dei costi e un pacco di altri documenti (non proprio una passeggiata) e un paio di altre passeranno tra riunioni della commissione e proclamazione del vincitore. Quindi, bene che vada, ne resteranno tre e mezzo per metterlo a punto davvero, il festival. Non è poco: è niente.
Il giorno dopo mi telefona Paolo Menzani, presidente di Officine Gutenberg. Dice solo: “Tentiamo?”. Io sono dubbioso. Possibile farcela in così poco? Visto da fuori, mi sembra il caso di un percorso già scolpito nella roccia. Paolo, che è un amico, mi prende benevolmente in giro, poi mi dice che nel fine settimana va in montagna a camminare, di pensarci, che ci risentiamo lunedì. Proprio lunedì mi chiama Sonia Galli della libreria Fahrenheit 451 e mi dice: “Ma tu per il giallo ci staresti? Perché io e Sara vorremmo provare”. Sara fa Marenghi di cognome, e oltre a gestire Bookbank, meravigliosa libreria dell’usato, è attrice teatrale. Io di nuovo mi mostro dubbioso. Ripeto: possibile farcela, coi tempi stretti e una richiesta del bando articolatissima? Si richiede infatti una “prospettiva multidisciplinare (conferenze, film, musica, letteratura, editoria, artisti visuali, teatro), con particolare attenzione alle espressioni dell’arte contemporanea, alla creatività giovanile e alla valorizzazione di talenti locali”. Ribadisco che mi sembra un percorso inaccessibile. Sonia, una delle persone più sorridenti e infaticabili del mondo, replica: “Vabbé, ma cosa ci costa provare?”.
Resto scettico, ma mi lascio convincere. Arrivino tutti i pessimi segnali che devono, ma noi ci siamo. Il cerchio si allarga, la prima riunione la facciamo anche con Cinemaniaci, che organizza la rassegna estiva al Daturi, e Crisalidi, che fa il festival di teatro “50+1”. Poi, oltre ai soggetti che compileranno il bando, se ne raccolgono altri, tra cui “Piacenza Music Pride” di Kastaprogect, Libera e Slow Food, le Tagermutter e L’elefante che legge.
Lavoriamo a testa bassa. Ognuno fa il suo, in base alle competenze. Ci troviamo a chiudere un programma fittissimo. Abbiamo supplito con la forza del gruppo alla mancanza di tempo. In una maniera che è davvero rocambolesca e romantica insieme: basti pensare che tra noi ci sono due editori (Officine e Papero Editore) che invece che strapparsi gli autori vanno d’amore e d’accordo, due librerie (Fahrenheit e Bookbank) che invece di strapparsi i lettori a forza di sconti collaborano, due associazioni vocate allo spettacolo (Cinemaniaci e Crisalidi) che non badano certo a chi stacca più biglietti.
La corsa finale per chiudere il tutto la fanno Paolo e Barbara Belzini, in un fine settimana di lavoro densissimo. Io vinco il ruolo di direttore artistico non per una qualche preminenza, che nei fatti non c’è, ma perché ho un po’ di strada alle spalle in ambito editoriale e in sede di bando vogliamo metterla a frutto. Paolo consegna il nostro bustone lunedì 8 ottobre, tre minuti prima dello scadere. C’è un solo altro concorrente. Alla fine vinciamo e vinciamo bene. E la differenza, nei punteggi, la fa proprio l’articolazione della squadra e quello che il nostro collettivo può fare per diffondere l’iniziativa. Per il programma il punteggio è invece identico (non svelo niente: gli atti sono pubblici). La forza del gruppo…
Lo scettico si rimangi il suo scetticismo. I piacentini scoprano – tra gli altri – Enrico Vanzina e Paola Barbato (nella foto), Ben Pastor e Stefano Tura, Giancarlo Berardi e Francesco Recami su www.festivalprofondogiallo.it. E fatta la prima edizione, si ragioni da subito sulla prossima.




