Ikea, tensione alle stelle e la politica è in ritardo

0

Finalmente anche la politica (e non solo i partiti) ficca la testa nel caos che sta investendo il deposito Ikea di Le Mose. Settimane di autentica passione con una vera e propria faida tra lavoratori impiegati nei capannoni della multinazionale svedese per conto delle tre cooperative unite in Consorzio (San Martino, Euroservice e Cristal) sono culminate nei giorni dei blocchi dei Tir, delle mediazioni fallite e nelle vibranti tensioni di qualche giorno fa all’alba con l’intervento piuttosto deciso della polizia per scongiurare disordini. Da una parte qualche decina di facchini (prevalentemente stranieri), spalleggiati dal sindacato autonomo Sì Cobas e da Rifondazione comunista, che scioperano  reclamando “più equità nella distribuzione del lavoro” e il reintegro di quegli operai che per primi avevano incrociato le braccia. Dopo aver preso di mira il consorzio di cooperative ora il bersaglio della protesta è anche Ikea stessa con volantinaggi andati in scena nei vari negozi del Milanese per “far capire ai cittadini – ha spiegato Aldo Milani del sindacato – come sotto il tappeto ci sia parecchia polvere”.
Dall’altra parte della barricata le decine di lavoratori che portano avanti un’altra verità rispetto a quella del Sì Cobas. E cioè quella di una realtà solida “come Ikea” che “consente di portare a casa uno stipendio dignitoso in un periodo di crisi”. Alla mattina loro vogliono lavorare e si sono ribellati ai “colleghi” che per giorni hanno impedito ai tir di entrare nello stabilimento e scaricare la merce poi da smistare, comportando in tal modo una drastica diminuzione dei volumi di lavoro. Questi lavoratori sono convinti che l’atto di protesta sia strumentalizzato dal Sì Cobas e da qualche politico. Fratelli contro, verrebbe da dire. Ma ora le cose si complicano. Se la situazione continua così, c’è il concreto rischio che la multinazionale svedese possa anche decidere di non considerare più strategico il deposito del polo logistico e un domani, chissà, “trasferire” altrove i depositi con gravi ricadute occupazionali sul territorio piacentino. I timori tra i lavoratori sono assai diffusi. E così di fronte a una situazione già precipitata anche la politica ha battuto un colpo, schierandosi al fianco di Ikea. Lo ha fatto il sindaco Paolo Dosi che, pur premettendo le limitate competenze in materia dei Comuni, si è detto fortemente preoccupato. “Da un lato – ha detto – abbiamo un’evidente contrazione dei volumi di lavoro, che costringono azienda e cooperative a rivedere e a comprimere le presenze lavorative. Dall’altro abbiamo, come conseguenza, una scelta, che condivido, di conservare la totalità della forza occupata, riducendo parzialmente l’orario di lavoro in quei comparti che lo consentono. Nella speranza, condivisa da tutti, che in tempi medio brevi si possano recuperare i volumi di lavoro perduti. Peraltro credo sia utile ricordare che non risulta, a fronte dei numerosi controlli effettuati, che Ikea abbia mai violato leggi e accordi che regolano le prestazioni lavorative, mostrando quella correttezza imprenditoriale che il prestigio internazionale le impone”. Ha poi bacchettato il battagliero Sì Cobas: “Inoltre ritengo che le legittime rivendicazioni sindacali debbano essere supportate da senso di responsabilità e, soprattutto, coerenza: faccio fatica a immaginare un dialogo con un sindacato “dalle mani libere”, che rifiuta la sottoscrizione di accordi nazionali di settore, salvo rivendicarne arbitrariamente alcuni dei contenuti che poi intende imporre a tutti. 
Gli uffici del sindaco sono quotidianamente frequentati da un numero sempre maggiore di persone in difficoltà, che chiedono di essere supportati nei bisogni primari: casa, cibo e, soprattutto, lavoro. È forse superfluo ricordare il senso di frustrazione che provo nel ritrovarmi a non poter dare, nella maggior parte dei casi, una risposta positiva a queste richieste. Ma è anche in virtù di queste considerazioni che richiamo tutti a un senso di responsabilità collettivo, soprattutto i Cobas e le diverse espressioni culturali e politiche a loro vicine. Non vedo altre vie di uscita se non quella negoziale, dove siano condivisi diritti e doveri finalizzati a raggiungere l’unico vero obiettivo: salvaguardare il posto di lavoro”. Una posizione che fa a pugni con quella del consigliere di Rifondazione della sua maggioranza, Carlo Pallavicini, che schieratosi apertamente con il Sì Cobas ed essendo spesso presente ai sit-in di protesta davanti ai cancelli Ikea, è rimasto isolato dai suoi alleati di centrosinistra.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.