Gigi Rocca: “Nel 90-91 ho giocato nella squadra in cui avrei sempre voluto stare”

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Gigi Rocca figura, in un gioco di parole, tra le rocche piacentine

Gigi Rocca nasce a Coli nel 1963. Un mio compagno di classe era di Coli. Durante una gara di velocità in corridoio, mi spinse contro un termosifone. Ci volle qualche punto per l’orecchio destro. Lui quel giorno decise che sarebbe diventato parroco. E lo è diventato.
Buongiorno Gigi, ho sempre seguito i calciatori professionisti piacentini. Per te mi serve un’informazione: Bobbio fino agli anni 20 era provincia di Pavia. A Coli invece non avete mai cambiato casacca vero?
I miei sono di Perino. Essere del sasso è un’altra cosa, comunque siamo sempre stati piacentini.
Spiega come inizia la carriera. Come si arriva dal paese all’Inter?
L’artefice di tutto fu Gianni Rubini, mi allenava a Podenzano. Avevo 15 anni, da un giorno all’altro, mi son trovato da solo a Milano. Poi arrivarono anche Bernazzani e Groppi da Piacenza. La settimana era tutta milanese: scuola in piazzale Famagosta, allenamento vicino a Sesto San Giovanni. Ho ringraziato mille volte Gianni per quell’opportunità, eppure mi sembra di non averlo fatto abbastanza. Era un fuoriclasse, ne sapeva e non solo di calcio.
Uno degli miei passaggi calcistici preferiti è la Lazio del -9. Hai giocato quegli spareggi triangolari. Raccontaci qualcosa di non visto
Giocammo a Napoli davanti al pubblico delle grandi occasioni. Battiamo subito la Lazio, che senza penalizzazioni avrebbe lottato per la A. Il mio Taranto non era da meno. Nel girone di ritorno funzionammo a una media punti clamorosa. Il pareggio col Campobasso chiuse il discorso pure per l’algebra. L’ultimo posto per la C se lo sarebbero giocati loro. Rientrammo in Puglia. L’autobus fece il giro di tutta Taranto. Arrivati nella piazza principale c’erano 10.000 persone ad aspettarci. Non riuscivamo ad entrare dalla ressa che trovammo.
Sempre su quel che non abbiamo visto. Il tuo periodo buono era in pieno regime scommesse. Non sarà cambiato molto, ma allora erano proprio vietate. Un’idea di come funzionava il sistema te la sei fatta?
All’epoca due compagni si presero a muso duro. Uno accusava l’altro di essersela venduta. Penso però fosse cattiveria legata alla concitazione. Il peggio visto è successo qui. In città parlavano di gare contrattate, molto prima che partissero le indagini. Credo sia più facile capire da fuori.
Nel 90-91 arrivi al Piacenza. Vieni servito alla piazza come boccone pregiato. A fine anno hai raggranellato solo le briciole di un vitale palcoscenico. Come ce lo racconti?
Stagione prestigiosa, vincere lega grandi soddisfazioni. Non ero in prima linea, ma ero considerato, e giocavo nella squadra in cui avrei sempre voluto stare. Se vuoi aggiungere il carico: quello era un gruppo fortissimo. Con pochi ritocchi arrivò in serie A.
Il campionato lo vinciamo e andiamo in B. Uso andiamo perché anche tu ci vieni come me, da spettatore. I biancorossi non ti confermano, vai a chiudere baracca e burattini a Siena. Tanto non ci legge nessuno, hai voglia di parlare male di Cagni?
Cagni fu bravissimo a gestire la situazione. Lavorò in condizioni ottimali. La società lo appoggiava, la squadra c’entrava poco con la C, il pubblico era dalla sua parte. Lui oltre a non sprecare niente, seppe costruire un ciclo. Mi è spiaciuto non finire a casa la carriera, quello si.
Portai mio nipote allo stadio di Fiorenzuola con la premessa: oggi vediamo calcio champagne. Erano i tuoi ragazzi. Lui ricorda l’evento come un piccolo trauma infantile. E’ dura passare dal campo alla cabina di pilotaggio?
Ho provato perché sono innamorato di questo gioco, ma è tutt’altro che semplice. Soprattutto se hai un’altra professione da seguire. L’aver giocato a buoni livelli serve perché tutto serve. Però sai che certi mister dalla M maiuscola, non hanno mai giocato nemmeno nel cortile di casa.
Le commistioni di generi appassionano. Oggi hai un’agenzia di viaggi e giochi regolare a calcetto. Cosa inventi? Organizzi una partita a New York. Prima di spiegare com’è andata, tieni presente la mia candidatura per entrare in rosa?
Da tempo vado ad incontrare l’associazione dei Piacentini americani. Gente fantastica, con forte rispetto delle radici. Per molti di loro il calcio è il Piacenza. Quest’anno gli amici han deciso di accompagnarmi. Così abbiamo messo in piedi una sfida Piacenza Italia- Piacenza Usa. Questo non scriverlo: il campo era allagato, non si poteva giocare. Se vuoi venire ben volentieri. Mi piace impallinare portieri nuovi.
Ci sarei arrivato ad “impallinare”. Hai segnato poco, però a noi sempre. Volevi accelerare le pratiche d’acquisto, o era spirito di rivalsa?
Nelle occasioni speciali chiunque tiene a ben figurare. Rivalsa mai, solo palloni giusti al momento giusto.
Domenica è in calendario Novara – Piacenza, pronostico?
2 fisso.
Servisse scendere in campo, la maglia del Piace ce l’hai?
Si, ma devi ricordarmi di cercartela. Cambio i nascondigli, poi li dimentico.

Chiudiamo con il luogo segreto di ogni Rocca che si rispetti. Grazie Gigi, ci vediamo in campo.

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