Gigi Beghetto e quel goal in rovesciata. “A Piacenza mi sarei fermato fino alla fine”

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Tra i campionati preferiti trovo la B del 2003-04. Per la sporcizia che solo chi gestisce il calcio riesce a produrre, era a 24 squadre. Infinito. Sul piano sportivo mi hanno rubato qualcosa quell’anno. Non fu possibile riscuotere quello che meritavamo, era tutto scritto. Sul piano degli affetti registravo un tracollo delle presenze. Ho chiamato il capitano di quella stagione: Gigi Beghetto. Mi aveva dato il numero Gianluca Perdoni, lo tenevo perché non si sa mai. Mi piace accostare nomi importanti in una storia che prosegue.
Buondì Gigi, dopo la buona carriera, impreziosita da due anni biancorossi, oggi cosa fai?
Appese le scarpe, mi sono diplomato direttore sportivo e sono rimasto legato al calcio. Oggi sono osservatore per l’Inter. Seguo quei ragazzi che, più o meno, nascevano quando giocavo lì.
Arrivi a Piacenza. Noi siamo freschi di retrocessione, tu voglioso di giocare. Il connubio funzionò. Segni 15 reti, prendi la fascia di capitano, la squadra resta nei piani alti per parecchio tempo. Cosa avete pensato nello spogliatoio quando, col mercato invernale, abbiamo tesserato solo Minopoli?
Luca è un grande, ci sentiamo ancora. Nello spogliatoio non ci furono problemi, eravamo molto convinti di cosa potevamo fare. Il Mister la prese meno bene. Purtroppo ci siamo scontrati contro grandi nomi, contro rose importanti. Alla fine abbiamo pagato lo sforzo di una stagione troppo lunga.

Gigi Beghetto


Nei due anni piacentini hai conosciuto molti attaccanti: Cipriani, Colombo, Cacia, Tarana, Babatunde, Pepe, Degano, Ganci, Nieto, Zerbini. Non ti chiedo classifiche, solo una constatazione: ne è passata gente tosta dalle nostre parti.
Davvero un bel vedere. A qualcuno ho dato qualche consiglio perché ero più grande, da qualcuno potevo solo imparare, anche se ero più grande. Era bello giocare con ragazzi esuberanti come Pepe, uno che si vedeva sarebbe andato lontano. O come Cacia che ho ritrovato a Verona. Forte in campo, bella persona fuori. Ma anche con Cipriani e Colombo, che avevano alle spalle annate prestigiose, ci siamo integrati bene. Se non fossi dovuto tornare a casa per problemi familiari, mi sarei fermato a Piacenza fino alla fine.
Mi piacevi perché non conoscevi la resa. Ho nel magazzino i tuoi goal negli ultimi minuti. Posso dirti che quando ci hai giocato contro, mi sei risultato antipatico per le stesse caratteristiche che apprezzavo?
E posso risponderti che fa molto piacere? Non ero un fenomeno, non avevo doti fuori dal comune. Quello che avevo, davo. Senza risparmio per me, senza sconti per l’avversario.
Sai dei 9000 spettatori contro l’Entella? Voi non li avete mai fatti. Eppure eravamo in serie B, con una bella squadra, con avversari di prestigio. Come lo spieghiamo?
Partimmo con pochi abbonati, ma ci sta. Venivamo dalla retrocessione, i cali sono fisiologici. Col tempo, e ovviamente i risultati, riuscimmo a risvegliare interesse. Ricordo una notturna con un sacco di gente. Se non erano 9000, erano qualcosa in più. Mister Cagni aveva un curriculum particolare in città, e noi interpretavamo bene il suo “Incagnimento”.
La super segretaria Simona si è trasferita ad una società di maggior lignaggio. I tifosi l’hanno premiata per conclamato attaccamento alla causa. Non posso premiare tutti quelli con cui mi sono trovato bene, ma un riconoscimento a Fausto ci vuole. Sai che è andato in pensione?
Non riesco ad immaginare lo stadio senza di lui. Mi voleva bene anche se ero “lungo” a cambiarmi. Ha dovuto aspettare me, più di tutti i suoi parenti messi insieme. Salutamelo tanto, gli mando un forte abbraccio. La prima volta che passo a Piacenza, lo farò di persona.
Non è che se torni sbagli strada?
Non sbaglio sicuro. Abitavo vicino alla questura, mi piaceva muovermi in città. C’è tutto a portata di mano: il centro storico, gli impianti sportivi, il Po. E poi la gente è gentile, mai invadente. La miglior piazza in cui ho avuto la fortuna di giocare.
Però affrontasti anche qualche tensione con la tifoseria.
Ero capitano, lo feci volentieri. C’era qualche problema, ma niente di particolare. Anzi il rapporto con i gruppi organizzati fu un’esperienza positiva. Partimmo da posizioni in contrasto, chiudemmo con unità d’intenti.
La “90 Beghetto” era enorme. L’aveva il figlio di un amico e la usava come vestaglia. Ne hai ancora una nella scatola dei ricordi?
Si l’ho tenuta. Sembra grossa perché allora andava di moda abbondante. In più partivo da una stazza abbondante.
Nel nostro scambio di messaggi pro conoscenza, ho goduto il tuo: “Spero che il Piacenza torni dove merita”. Tutti stanno toccando roba metallica, ma il pronostico per Siena Piacenza lo dobbiamo fare.
Pulisco da ogni scaramanzia. Voi toccate ferro, io faccio altrettanto: è la partita decisiva, non la sbagliamo. Lo voglio per i tifosi, per la città, e senza egoismi, anche per me.


Grazie di tutto Gigi, in particolare per quel goal in rovesciata al Verona. Sta sul podio dei migliori gesti tecnici visti. In coabitazione con quella di Frank alla BME, ma questa è un’altra storia.

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