
Creare in provincia di Piacenza la prima comunità energetica produttiva per l’area industriale; spingere l’acceleratore sulla cultura per fare di Calendasco un centro di studio lungo la via Francigena; tessere una rete sociale e civica con attenzione particolare ai giovani in un comune sparso su 38kmq con “tante frazioncine accanto al capoluogo tutte piccole ed equivalenti tra loro, ognuna con una propria identità spesso chi vive in un luogo non conosce chi vive in una frazione più lontana”…
Ma c’è all’attivo anche il finanziamento di oltre un milione di euro per il miglioramento sismico e rendere efficienti dal punto di vista energetico le case popolari del paese con il proposito di candidare tutti gli immobili comunali a questa trasformazione…
Quanto alla svolta energetica quella della creazione di una comunità sembra un’ambizione forte da raggiungere. “Sto iniziando a lavorare per accedere al bando che uscirà a luglio per un progetto che dia il via a una comunità energetica che autoproduce per l’autoconsumo. Lo penso – spiega Zangrandi – per la zona industriale del paese perché lì ci sono tanti tetti, tanti capannoni e credo siano super adatti per produrre energia solare. Potrebbero soddisfare il bisogno energetico di tanti capannoni. E’ un tema di grandissima attualità e su cui credo valga la pena creare un’alleanza tra pubblico e privato che ci consenta di sviluppare un progetto che sarà molto pionieristico, infatti le comunità energetiche sono state disciplinate con legge nazionale lo scorso anno. In Emilia Romagna c’è una sola comunità energetica e si trova al quartiere del Pilastro a Bologna”.
Sono idee (alcuni già con progetti) di cui parla il sindaco di Calendasco Filippo Zangrandi in carica da due anni e mezzo. “Un avvio complicato punteggiato da due bombe d’acqua (luglio e settembre) e poi a novembre la piena del Po, ma non solo…” racconta lo stesso sindaco dipendente regionale che nella segreteria dell’assessore alla protezione civile Irene Priolo si occupa di comunicazione. Il giorno successivo la mia elezione a sindaco (maggio 2019) – racconta – ho dovuto affrontare il problema. Nei primi mesi di lavoro ci siamo dedicati tantissimo al rischio idraulico. Devo dire che è stato utile affrontarlo con urgenza perché poi qualche mese dopo con la pandemia del Covid tutto si sarebbe rallentato e quindi intervenire sarebbe stato molto più difficile. “Non è un mistero – segnala – che Calendasco sia il territorio più vulnerabile dal punto di vista idrogeologico nella mappa provinciale abbiamo il 37% di territorio con alto rischio idraulico. E’ un dato molto alto che si spiega oltre che per la presenza dei fiumi (Po e Trebbia) anche per il governo del territorio. Mi riferisco a interventi su canali che si erano ostruiti, fognature da pulire, collegamenti che permettessero di far defluire le acque nel modo corretto… Considerato tutto questo è partito subito un lavoro importante che ha coinvolto tutti gli enti, dal Consorzio di bonifica, a Ireti ecc. per intervenire su alcuni elementi di criticità e adeguarli. E in quei mesi abbiamo toccato con mano cosa significa cambiamento climatico”.
Se gas e luce alle stelle gravano sul bilancio
E mentre ora l’obiettivo è elaborare il futuro e usare i fondi messi a disposizione dal PNRR la stagione che si è aperta con il 2022 non è certo quella delle vacche grasse per i conti comunali. Calendasco non è da meno. “Inaspettatamente – segnala il sindaco – ci troviamo di fronte a tempi di magra. Quello che sta succedendo con l’aumento di tutti i costi vivi ci ha posto di fronte a un bivio: tagliare i servizi o aumentare alcune aliquote. Abbiamo optato per quest’ultima soluzione in particolare per quello che riguarda l’IMU il ritocco riguarda le seconde case (molte sono sfitte e spesso anche in stato di degrado). L’aumento deciso porta l’IMU a 1,06 contro lo 0,96 dell’aliquota precedente. Va detto che una parte dell’aliquota (lo 0,76) va allo stato quindi la quota che resta al comune è veramente minima. Per parlare di cifre i 620mila euro del precedente gettito sale a 665mila euro di cui però il 76% va allo stato”.
Sono le bollette per il riscaldamento delle scuole e l’illuminazione pubblica che hanno dato un grosso colpo al bilancio comunale.
Aumenti esorbitanti. Puntualizza il sindaco: “si consideri che riscaldare la scuola nel mese di gennaio è costato 10mila euro contro i 4.500 dell’anno precedente quanto all’illuminazione pubblica la bolletta è stata altrettanto salata: il costo della luce infatti è passato da 3.500 a 7mila euro. Un netto raddoppio. Ecco che, insieme al bilancio, abbiamo approvato una variazione per stanziare i fondi che coprano il costo dell’illuminazione di febbraio”.
Tra gli impegni amministrativi stringenti Zangrandi segnala l’avvio del PUG, il piano urbanistico generale. Lavoreremo molto per redigere il censimento delle costruzioni inutilizzate – spiega – perché la conoscenza di quello che c’è sul territorio è il presupposto per agire. Nel 2022 molto impegno sarà speso su questo. Zangrandi lancia un invito anche ai privati perché s’impegnino su questo piano. Accanto a questo tema urbanistico si affianca la rigenerazione urbana soprattutto in certe zone delle frazioni comunali, “perché in questi luogi spesso abbandonati non pensare a interventi forti di arredo urbano?”
Il punto è – dice – riattivare luoghi chiusi e abbandonati. Lo faremo col castello, questo è una certezza, lo stiamo provando con le scuderie e lo proveremo con la canonica di Cò Trebbia che è comunale e quindi vogliamo riqualificarla perché abbia nuova vita. “Così facendo è un po’ come accendere delle luci dove erano spente. La stessa cosa l’abbiamo fatta riaprendo il centro prelievi (era un edificio comunale chiuso dopo il trasferimento della farmacia). Ora sopra al centro prelievi andrà il centro educativo. Anche questo un nuovo servizio che sarà a disposizione dei bambini e delle bambine di tutto il Distretto di Ponente”.
Idee e progetti per il futuro
Passiamo ai programmi, alle risorse del PNRR, anche Calendasco punta a queste risorse?
“Sto seguendo molto da vicino questo aspetto. Da pochi giorni ad esempio abbiamo candidato un progetto che abbiamo costruito insieme al Comune di Berceto. Legato ai piccoli borghi, puntiamo sulla via Francigena per la valorizzazione del tratto che inizia e si conclude in Emilia. Noi con il guado di Sigerico siamo il passaggio del Po e l’inizio del tratto emiliano della Via e Berceto, con il passo della Cisa, ne rappresenta l’uscita. L’idea di fondo del progetto è creare un ponte tra il Po e l’Appennino”.
In cosa consiste concretamente il progetto?
“Si prevedono interventi materiali che per Calendasco riguardano la ristrutturazione per recuperare le vecchie scuderie del castello (candidata anche sul bando regionale della rigenerazione urbana)
in cui si vorrebbe fare la nuova biblioteca e uno spazio per l’accoglienza dei pellegrini. In parallelo anche Berceto propone la riqualificazione di diverse strutture per l’accoglienza dei pellegrini. Accanto a questi progetti ci sono poi 9 azioni immateriali che saranno un corollario per attivare i nostri borghi attorno al ruolo culturale della via Francigena. Calendasco dunque si candida a diventare un polo di attrazione didattico-educativa per tutto ciò che attiene ai castelli, alla didattica dell’arte, dell’archeologia (abbiamo reperti archeologici, frutto degli scavi degli anni ottanta, che abbiamo l’ambizione di esporre) e della cultura in generale. Inoltre si ipotizza di realizzare un festival tra Berceto e Calendasco creando un progetto, una sorta di Erasmus per gli studenti, e favorire gli scambi tra Calendasco, Berceto e altre località della Via Francigena in Europa. Ecco idee che si sono fatte progetto che abbiamo inserito sul portale della Cassa Depositi e prestiti per aderire a un bando del ministero della cultura che mette a disposizione 2.080 euro. Se il progetto sarà vincente la cifra sarà divisa a metà tra i due comuni.
Nel progetto Calendasco ha inserito anche il recupero dell’archivio Scopesi della Cavanna, una famiglia nobile (erano giureconsulti) del nostro territorio che si è estinta all’inizio del ‘900. Nel nostro comune è depositato l’intero archivio di famiglia. E’ l’unico archivio di famiglia depositato presso comune nella nostra provincia”.
Quali garanzie di successo?
“E’ stato un lavoro che è durato tantissimo che è valsa la pena presentare anche se non ci sono garanzie di ottenere il finanziamento. Sì, ne è valsa la pena.”
Ci sono progetti che aveva a cuore e a cui si vede costretto a rinunciare?
“Tra i progetti difficili da realizzare sarà l’anello per rendere il territorio comunale ciclabile. Sarebbe un’opera importante che per il costo che comporta certo non riusciremo a realizzare. L’idea è di mettere in collegamento tutte le frazioni con il capoluogo e il capoluogo con San Nicolò. Ecco stiamo lavorando insieme anche agli altri comuni per produrre uno studio di fattibilità. Sarebbe un’opera della lunghezza di 12 chilometri ciclabili, un grande sogno. Dal grande costo: 5 milioni di euro”.
Sì alle Unioni no alle Fusioni
Calendasco un comune piccolo quale la sua opinione sulle Unioni e sulle Fusioni?
“Se sono favorevole alle Unioni e stiamo lavorando per rafforzare quella in cui siamo inseriti Valtrebbia e Valluretta (ne fanno parte oltre a Calendasco, Gragnano, Gossolengo, Rivergaro e Rottofreno) non sono favorevole invece alle Fusioni.
Sì alle Unioni perché unire alcuni servizi è molto importante, perché con la complessità dei temi di cui ci dobbiamo occupare è necessaria sempre più competenza e specializzazione da parte dei funzionari. Noi come comune non abbiamo più personale, i tagli di questi anni lo hanno svuotato e inoltre ci sono norme sempre più specialistiche, sempre più complicate e quindi servono delle specializzazioni e formazione continua. L’Unione è la strada che permette anche ai piccoli comuni di dotarsi di figure professionali altamente specializzate in settori fondamentali come ad esempio gli appalti e quindi creare una centrale unica appalti, gestire i tributi… ecc. sono tutte mansioni di alta specializzazione. Inoltre rispetto a queste tematiche le norme sono in continuo cambiamento evoluzione e secondo me nessun Comune, né grande né piccolo, può pensare di farcela da solo. Prendiamo ad esempio la polizia municipale con tantissimi compiti. Quindi secondo me più andiamo verso le Unioni, più specializziamo il personale, meglio è e questo ci garantisce anche finanziamenti che stando da soli non si otterrebbero”.
Voi 5 comuni quali funzioni avete in Unione?
“Si gestiscono insieme l’edilizia residenziale, l’informatica. Ecco quest’ultima questione è la dimostrazione di quello che dicevo. Se non ci fosse l’Unione noi non avremmo la forza per un sistema informatizzato. Ad esempio lo scorso anno con il fondo innovazione abbiamo attivato lo Spid, Pago Pa” e l’app IO e questo è stato possibile grazie al fatto che eravamo in Unione e in questo modo iniziamo a dare servizi digitali ai cittadini.
Ora l’obiettivo è metterne insieme altri servizi, come personale, tributi sono tutti campi dove l’integrazione serve e porta specializzazione”.
Invece niente fusioni?
“Sono contrario alle fusioni perché nei nostri territori il comune ha una sua dignità. Ci sono comuni molto più piccoli di Calendasco anche in altre regioni (basta vedere il Piemonte), il Comune garantisce un elemento parte della realtà italiana e cioè la prossimità dell’istituzione. Il cittadino sa che ha un punto di riferimento di fianco a casa e questo è importante per la tenuta del sistema sociale, è un po’ un cuscinetto di tante tensioni. Se togli quello secondo me il cittadino si sente ancora più solo in un mondo che già di per sé lo fa sentire solo perché la globalizzazione ti porta a sentirti più periferia che centro tante volte… e quindi sono contrario. Il mio comune l’unica possibilità che avrebbe è quella di fondersi con Rottofreno e in quel caso diventeremmo una frazioncina di Rottofreno perdendo ogni autonomia. Invece il valore dell’autonomia è quello che i comuni esprimono. Porto l’esempio della logistica che ci riguarda da vicino. Ecco quel valore dell’autonomia lo abbiamo fatto valere in questo ambito. E’ un esempio di quello che significa avere un comune che gestisce il suo territorio avendo a cuore gli interessi e il bene comune. In Emilia Romagna prima della possibilità di fusione avevamo 347 comuni adesso ce ne sono 329”.
Giovani e coesione sociale nel paese
All’avvio dell’amministrazione il neo sindaco ha avuto un battesimo segnato da varie emergenze subito nei primi mesi del mandato e poi successivamente nel 2020 con la pandemia del Covid ancora presente tra noi. “E’ stato un periodo molto impegnativo, ha richiesto molte energie. Il primo impegno è stato quello di mantenere un rapporto di prossimità con i cittadini. Fondamentale. Una mano ci è venuta dall’attivazione, pochi giorni prima, di un canale di comunicazione con i cittadini attraverso whatsapp ancora attivo. Di fatto funziona così: se vuoi ti iscrivi e ricevi ogni giorno una comunicazione dal Comune. Questa idea era nata per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e durante la pandemia ed è stato molto importante per i cittadini.
Perché?
“Intanto si sentivano molto rassicurati perché ricevendo informazioni sapevano cosa fare, il Comune era diventato uno snodo anche rispetto alle loro azioni di vita quotidiana perché ricevevano informazioni moto chiare e precise e insieme a questo si è rinsaldato molto un rapporto di fiducia in un momento di grande criticità e quindi hanno avuto in qualche modo un punto di riferimento. Adesso abbiamo quasi 600 iscritti al servizio su una popolazione di 2.480 abitanti e quindi possiamo dire è molto diffuso quasi ogni famiglia lo riceve. Un segnale che la gente ha avvertito il valore della vicinanza e della prossimità. Elementi servono per accrescere il senso di appartenenza”.
Quali sono gli elementi su cui concentrerà la sua attività nella seconda parte del suo mandato?
“Una delle prime sfide nuove di quest’anno post Covid su cui concentreremo l’attenzione da qui a fine mandato è il tema del protagonismo giovanile. E quindi delle politiche giovanili.
L’obiettivo è coinvolgere sempre di più i ragazzi in proposte dedicate essenzialmente a loro…”
E cosa pensate di fare?
“Ad aprile partirà un servizio di educatori di strada che, almeno fino alla fine dell’estate, saranno presenti in paese con l’obiettivo di intercettare i gruppi informali di ragazzi, di giovani e coinvolgerli in processi, dinamiche e progetti di cui siano loro i protagonisti. L’obiettivo sarà quello di entrare in contatto con loro, sentire quali sono le proposte e poi organizzare iniziative che nascano dai loro interessi. Potrebbe essere anche un semplice corso di ballo, certo, ma tutto questo è pensato in funzione anti-noia e anti disagio. Il progetto è stato finanziato completamente dalla Regione. Lo scorso anno avevamo avuto problemi di microcriminalità (tra cui un accoltellamento che aveva coinvolto un 21enne). Quindi nell’ambito della sicurezza urbana abbiamo presentato un progetto marcatamente di natura educativa che comprende queste iniziative”.
Quali altre?
“L’altra novità di quest’anno riguarda i soggiorni estivi dove invitiamo i ragazzi a svolgere un soggiorno lontano da Calendasco con educatori. Per questo progetto coinvolgeremo dei volontari con l’idea di consolidare uno spirito di gruppo. Andremo sicuramente sull’appennino piacentino anche se non sappiamo ancora di preciso la destinazione. Pensavamo di coinvolgere i bambini della quinta elementare e prima media in un gruppo e nell’altro gruppo i ragazzi di seconda e terza media e i primi anni del post media. Per completare il progetto inviteremo i più grandi i 17-18enni perché svolgano il ruolo di educatori. Sono iniziative che di solito fanno le parrocchie però da noi non ci sono altre realtà che organizzano. Il rischio che si corre con i più giovani è che, finito il periodo della scuola, si perdono i rapporti e quindi la solitudine rischia di diventare per loro una gabbia. Credo invece che educazione di strada e vacanze possano essere i primi passi per poi far partir un centro giovanile in autunno: a disposizione un locale comunale. A questo progetto tengo particolarmente. Sono attività propedeutiche a coinvolgere i ragazzi nella vita del paese e al fondo c’è sempre l’idea di consolidare questo rapporto. Altrimenti il rischio è che dopo le medie se ne vadano a Piacenza e pian piano si perdano i legami in paese”.
Sono numerosi i giovani in paese?
“Sono circa il 20 per cento della popolazione quelli che raggiungono i 25 anni . E’ un comune giovane che si è rinnovato Gli stranieri sul totale della popolazione sono il 12%. Alcuni lavorano e collaborano anche con il Comune. Tanti svolgono lavori socialmente utili. Per noi sono un importante strumento di integrazione come ad esempio il servizio per l’apertura anticipata della scuola o il servizio scuolabus. Un gruppo partecipa al corso di lingue di alfabetizzazione che abbiamo attivato. Un grande esperimento perché le donne che non conoscevano la lingua uscivano per forza sempre con i mariti invece ora organizzando qui in paese il corso di lingua è diverso. Abbiamo anche organizzato un servizio di nursery per i figli mentre la mamma segue le lezioni una signora si occupa dei bambini.”
Iniziative di carattere sociale che si muovono su un terreno diverso. L’obiettivo è sempre per non disperdere un tessuto civico?
“Questo è l’obiettivo, anche attraverso la sperimentazione di forme nuove di coinvolgimento dove i cittadini siano sempre di più sentinella di quello che succede nella loro comunità e quindi collaborino con il Comune per dare un supporto sulle fragilità. Perché ciascuno può dare un piccolo contributo, un trasporto in macchina, l’aiuto per fare la spesa, un accompagnamento a scuola ecc. Sono tutti servizi che se dovesse farli il pubblico spenderebbe tantissimi soldi facendoli con sussidiarietà orizzontale con l’aiuto dei privati diventa di fatto una specie di banca del tempo che si mette a disposizione e che permette di fare passi avanti a tutti insieme. Stiamo lavorando molto su questo.
Non è ancora un progetto formalizzato, ma lo stiamo sperimentando in tante situazioni puntuali. Uno degli elementi di soddisfazione è quello delle famiglie di appoggio”.
Cosa s’intende?
“Abbiamo individuato delle famiglie che sono disponibili ad accogliere i bambini di altre famiglie per consentire l’inserimento lavorativo delle madri, garantire alla mamma di fare il corso di lingue oppure semplicemente dare un sollievo quando ci sono condizioni un po’ critiche della famiglia di origine. E’ una cosa che ha successo. Su altri casi puntuali sperimentato forme di cittadinanza attiva dove singoli cittadini mettono a disposizione il proprio tempo per fare azioni di contrasto alle fragilità. Ad esempio accompagnano anche i figli di un’altra mamma al doposcuola per impedire che non lo frequentino semplicemente perché vivono lontano dal paese. Cose che succedono già, non sono un progetto formalizzato, ma ci piacerebbe che lo diventassero”.
Antonella Lenti




