
Il Grana Padano ha consolidato il suo primato di formaggio DOP più consumato nel mondo anche in due anni difficilissimi per gli effetti della pandemia, superando la soglia di 5,2 milioni di forme prodotte e con un export in costante crescita. E lo ha fatto nonostante il perdurare di difficoltà ed ostacoli. La ripartenza del settore ristorazione e fuori casa ha portato, come previsto, ad una diminuzione degli acquisti nel retail (-1,4% nei primi 9 mesi del 2021) in Italia e a un recupero del + 9,1% dell’Ho.Re.Ca. Tuttavia, da gennaio a ottobre 2021, i consumi di Grana Padano hanno fatto registrare un complessivo+1,4% grazie al +5,8% dei primi 8 mesi di export. La Germania ha registrato il +3,1%, pari al 26,5% del totale esportato. Sta correndo il Belgio che porta gli otto mesi a + 21,45% e raggiunge il 4,4% del totale, così come la Svezia che con il +18% di agosto porta gli otto mesi al 26,5% e quindi al +2,9% del totale esportato. I dati di fine anno e di gennaio 2022 confermano la tendenza già rilevata a fine ottobre 2021.
Giancarlo Pedretti, presidente del settore lattiero caseario di Confcooperative e membro del Cda del Consorzio Grana Padano in rappresentanza della cooperazione, è visibilmente soddisfatto, ma minimizza ed evidenzia le criticità che si stanno confermando: “L’incremento dei costi di produzione, legato sia al costo aggiuntivo dell’energia che delle materie prime per le stalle e i caseifici, generava già preoccupazioniper l’impatto sulla produzione di latte e trasformazione, ora però, con l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, il quadro si complica ulteriormente e sarà quindi più complicato fare previsioni. Restiamo con i piedi per terra e consideriamo invece gli argomenti fondamentali per il comparto lattiero caseario e il futuro del Consorzio discussi nell’ultima assemblea…”
A cosa si riferisce? Al Piano produttivo 2022 – 2024?
“Non solo, ma andiamo per ordine. Grazie all’adozione del nuovo Piano Produttivo ad ogni caseificio richiedente verrà assegnato aggiuntivamente l’1% del proprio riferimento produttivo. Questo provvedimento, unito al ripristino dell’intero riferimento produttivo dopo la decurtazione deliberata a seguito della pandemia, consentirà nel 2022 di partire con un’assegnazione complessiva della produzione di un + 2,2% rispetto al 2021. Un aumento che potrebbe rendere il Piano più espansivo.
Tra le novità, di grande importanza, c’è anche l’adozione del nuovo Piano di Marketing e Comunicazione, che il Consorzio ha scelto di affidare a KPMG, gruppo leader nei servizi professionali alle imprese, con l’obiettivo di potenziare i consumi, grazie ad un riposizionamento del prodotto e ad una rivisitazione delle metodologie di investimento promozionale. L’investimento nella comunicazione sarà importante, circa 38 milioni di euro da ripartire equamente tra Italia ed estero.
Il 2022 vedrà anche la modifica del disciplinare di produzione depositato a Bruxelles, che ha ottenuto il 99,85% di voti, finalizzata a valorizzare ulteriormente la qualità del formaggio e del latte delle 4.000 stalle destinate a Grana Padano, con un’ulteriore apertura ai nuovi scenari di sostenibilità di filiera e benessere animale. Tutto ciò per offrire ai consumatori un prodotto sempre più genuino e adeguato ai gusti di oggi, nel rispetto delle antiche tradizioni di un territorio e della sua gente”.
Dal formaggio grana al latte il passo è breve e le turbolenze dovute ai volumi altalenanti di produzione sono oggetto di una concreta attenzione da parte del settore lattiero caseario aderente ad Alleanza Nazionale delle Cooperative. Pedretti conferma infatti che è in stato di avanzamento lo studio per la realizzazione di un impianto di polverizzazione del latte che negli auspici dovrebbe contribuire a stabilizzare il mercato del latte ed a proteggere le produzioni Dop. Un progetto che probabilmente verrebbe realizzato nella zona di Mantova e troverebbe spazio nel Piano Nazionale di Ripresa.
L’attenzione si sposta poi sul mercato interno, sulle sue articolazioni e soprattutto sulle attese dei consumatori: “Negli anni i consumi cambiano perché cambiano le abitudini, cresce l’attenzione ad una alimentazione più consapevole, più sana. Ma la grande sfida per il futuro sarà sicuramente la ricerca della sostenibilità ambientale di tutta la filiera di produzione, dalle campagne alle stalle e poi ai caseifici. I caseifici aderenti a Confcooperative hanno aderito ad una verifica volontaria che va dalla certificazione delle stalle da cui proviene il latte alla sostenibilità della trasformazione. I consumatori ci chiedono rispetto per l’ambiente e trasformazioni sostenibili. Molto responsabilmente il nostro impegno si deve sviluppare nella direzione indicata”.




