
“Con il covid la percentuale di disoccupati a Piacenza, soprattutto donne, è aumentata attestandosi intorno al 6%. Nonostante ciò, nello stesso periodo sono calati gli iscritti ai centri per l’impiego: significa che le persone stanno perdendo lo stimolo a cercare lavoro”. C’è più di un velo di preoccupazione nelle parole di Pietro Natale, da una decina d’anni direttore generale dell’Enaip Piacenza, storico ente di formazione professionale delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (Acli). Un osservatorio privilegiato sulle dinamiche e l’evoluzione del mercato del lavoro, da cui emerge una fotografia complessa, sfumata tra luci e ombre. “Eppure adesso le opportunità ci sarebbero – aggiunge -. Un esempio: noi da poco abbiamo terminato il corso per operatori socio-sanitari, un percorso di circa undici mesi organizzato con cadenza annuale. I trenta diplomati hanno trovato lavoro il giorno dopo. E tra poco ne partirà un altro con venticinque nuovi iscritti che sicuramente, considerate le necessità del territorio in questo settore, saranno a loro volta immediatamente occupati”.
“Giovani e fragili mi preoccupano” – Insomma, sembra che la crisi economica generata dalla pandemia invece di incentivare la ricerca attiva di un nuovo lavoro abbia creato sfiducia e rassegnazione. Soprattutto tra i giovani e le persone fragili. “Sono le fasce che mi preoccupano maggiormente – afferma Natale -. I cosiddetti Neet (acronimo inglese che indica giovani under 30 che non studiano né lavorano, ndr) a Piacenza sono circa seimila, un numero enorme. Perché questi ragazzi non si attivano? Come fare per intercettarli? È fondamentale affrontare immediatamente questa debolezza educativa che, aggravata dal covid, temo si possa consolidare. E poi ci sono svantaggiati e disabili – prosegue -, altri soggetti pesantemente limitati dalla pandemia. Lo abbiamo visto anche qui all’Enaip, dato che noi lavoriamo soprattutto con loro: nell’ultimo biennio gli iscritti appartenenti a queste categorie sono calati di 10 punti percentuali. Sulla carta in tutta la provincia sono circa 3mila, ma poi in realtà riusciamo a coinvolgerne solo un centinaio o poco più. Eppure anche in questo caso le opportunità ci sarebbero, sia di formazione che di tirocini retribuiti. Bisogna capire se è solo un problema di carenza informativa o manca la voglia delle persone di attivarsi. Adesso, inoltre, mettiamo a disposizione servizi di formazione professionalizzante anche per i disabili già occupati: percorsi brevi e per piccoli gruppi, utili sia alle persone che alle aziende”.
Calano gli utenti, ma l’offerta formativa non cambia – Tra gli utenti dell’Enaip – circa un migliaio sia nel 2020 che nel 2021 – calano anche gli stranieri – “a loro forniamo in particolare competenze linguistiche ed informatiche, ma anche qui sta diventando sempre più difficile intercettarli” – mentre sono stabili i giovani under 18 e i disoccupati adulti fino ai 64 anni. I capisaldi formativi dell’Enaip rimangono, però, quelli di sempre, con possibilità di acquisire qualifiche nel campo delle acconciature, delle vendite, della meccatronica e nello stoccaggio magazzino merci. Più, ovviamente, una serie di iniziative flessibili attivate a seconda delle necessità e delle richieste di aziende e persone. “Questo è il periodo migliore per iscriversi ai nostri corsi – ricorda Natale -, dato che poi a fine estate si rischia di non trovare più posto”. Per la ripresa post-covid, l’ente di via San Bartolomeo sta attuando un piano di potenziamento strutturale. “Stiamo allestendo un’area destinata esclusivamente a persone fragili e svantaggiate – spiega il direttore dell’Enaip -. Entro la fine dell’estate avremo laboratori più ampi ed attrezzati, anche per fronteggiare le nuove esigenze che ha generato la pandemia. In questo senso abbiamo anche aperto un nuovo spazio in zona via Emilia Pavese, che si aggiunge alla nostra sede centrale”.
Le sfide del futuro – Grandi manovre per affrontare le sfide del futuro. “In questi due anni la qualità della formazione in generale si è abbassata, lo abbiamo visto anche a scuola – riflette Natale -. Per questo, e noi lo stiamo facendo, è necessario tornare ad investire per riportare in alto l’asticella. E poi dobbiamo essere capaci di aggregare in modo stabile le aziende, rafforzando il partenariato. Non limitarsi alla formazione, ma fare in modo che questa sia finalizzata ad un inserimento immediato nel mondo del lavoro. La grande opportunità viene dal Pnrr, con due misure in rampa di lancio a livello nazionale: il programma Gol (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) e il Piano Nuove Competenze. Le risorse ci sono, noi dobbiamo essere in grado di ottimizzarle al meglio per intercettare l’utenza, quindi formarla in maniera quanto più personalizzata ed adeguata alle esigenze delle aziende”.




