E ora a San Benedetto! Il Piacenza c’è: questo conta

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Il talaq islamico prevede che se il marito ripete per tre volte consecutive la frase: “Ti ripudio”, il matrimonio si chiude lì. Anche la tradizione ebraica ha qualcosa di simile. A Piacenza un giornalista che ripete tre volte consecutive: “E il presidente?” inibisce l’uso delle sinapsi a livello collettivo. Passa in secondo piano anche la manutenzione del verde pubblico, che è tutto dire. Sto con Greta: mi state rovinando l’infanzia. Quello che rimane dell’infanzia. Gli spalti del povero vecchio Galleana-Garilli vivono l’ennesima serata surreale. La prima dopo l’intervento di chirurgia plastica. Sul campo però va in scena una bella sfida. Due squadre competitive che si affrontano, che si confrontano. Hanno assetti differenti, Carpi vorrebbe essere corale, Piacenza ha più individualità. Il primo punto sono proprio gli individui a crearlo: Sestu corre via sulla destra, ubriaca il marcatore e crossa come sa fare; Paponi sale a 6 sigilli. Meriterebbe un capitolo il nostro attaccante. Si presenta sbagliando un rigore vittoria, riesce a depennare la parola cacciavite da tutti i vocabolari. Gioca bene il Piacenza. La difesa è potente, le fasce sono di proprietà, il pallone arriva fluido nell’area avversaria. E fluido arriva il raddoppio di Nicco: più sociale, più voluto, bello uguale. La strana coppia Paponi – Sestu, tira pazzi quelli di Carpi. La partita è in pugno, non fosse che a un secondo dalla fine del primo tempo, gli ospiti accorciano. La ripresa trova i biancorossi di casa meno propensi al fluido. I piastrellisti tengono il pallino del gioco, creano sensazioni di pericolo. Sensazioni che peggiorano quando Paponi si siede in mezzo al campo e chiede l’avvicendamento. Dalle panchine comincia a venir dentro di tutto. Da quella ospite riconosco Saber, dalla nostra: Sylla, Corradi, Bolis, Giandonato. La giostra serve a spezzare il ritmo e ad aggiungere poco in cronaca. Tutto sommato, se da tifoso vivo male la possibile rimonta, vedo che siamo noi ad andare più vicini al triplicare. Finisce in gloria. Adesso smontiamo l’inutile codazzo costruito sul niente e andiamo a San Benedetto.


Protagonisti
Franzini: col Ravenna me lo sono dimenticato. Scusa Mister, sono due voti alti per due prestazioni importanti.
Del Favero: fa tutto bene, mi piace. La percezione che un paio di uscite le abbia pensate troppo, rimane.
Della Latta: è tutto un crescendo. Quando in campo si alza l’agonismo, lui sguazza.
Pergreffi: convince anche contro avversari giganti.
Milesi: convince. Sempre più.
Imperiale: l’azione del secondo goal è roba fina. L’abbiamo vinta sulle fasce. Lui è di fascia.
Nicco: sa fare meglio. Sa fare goal. Sa fare. Si cambia con Corradi: non possiamo farne a meno.
Cattaneo: corre moltissimo, pare debba scontare una pena. Ci vedo il corpo di Baiocco, con sopra la testa di Tosto. Si cambia con Bolis: pochi minuti, ma anche i dannati della corsa devono rifiatare.
Marotta: è ovunque. Passa vicino agli avversari e si intuisce la differenza di centimetri tra le squadre. Ma li ha coricati.
Zappella: premio migliore in campo. Aggiudicato
Paponi: gli viene tutto: stop, dribbling, inserimenti, anticipi. Non bastasse, vengono anche i goals. Voglio solo che non si sia fatto male. Si cambia con Sylla: non gli viene proprio tutto, ma qualcosa sì.
Sestu: molto bene ed era seconda punta. Quando sbagliava, guardava la tribuna e alzava la mano in atto di scuse. Non si sa mai, coi tempi che corrono. Si cambia con Giandonato: il cambio più sorprendente dell’era Franzini.

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