
Il sipario sull’edizione 2026 di Bottega XNL – Fare Teatro si è alzato lunedì 23 febbraio a XNL Piacenza. Ad attendere un numerosissimo pubblico che ha occupato l’intera sala in ogni ordine di posti. Una presentazione che ha intrecciato riflessione critica, racconto e visione progettuale in un unico movimento. Aspettando Medea. La ferita dell’amore fatale / La tragedia di Euripide dal mito alla scena non è stato soltanto un momento introduttivo, ma un attraversamento del mito pensato per accompagnare il percorso di alta formazione che condurrà alla messinscena di Medea in prima nazionale al Festival di Teatro Antico di Veleia. I protagonisti sono statiPaola Pedrazzini, direttrice artistica di Bottega XNL e del Festival di Teatro Antico di Veleia, Leonardo Lidi regista e maestro dell’edizione 2026 e la madrina della serata Lella Costa, artista che ha messo insieme fin qui lavori che l’hanno portata a confrontarsi con le eroine femminili.
Ad aprire l’incontro è stato il vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Mario Magnelli, che ha ripercorso i cinque anni di crescita del progetto: “È nato come una scommessa rispetto ai modelli più tradizionali di scuola di recitazione”, ha ricordato, “e oggi è un punto di riferimento riconosciuto a livello nazionale”. Una crescita che, ha sottolineato, si fonda su un rapporto stretto tra maestro e allievi, costruito sul lavoro quotidiano e su una responsabilità condivisa verso un esito concreto: “Non si tratta di un laboratorio fine a se stesso, ma di un cammino che culmina in uno spettacolo vero, destinato a un palcoscenico di rilievo”.

La direttrice artistica Paola Pedrazzini, annunciando l’imminente pubblicazione del bando per l’edizione 2026 dedicata alla Medea di Euripide, ha ricostruito la saga degli Argonauti soffermandosi sulla genealogia della protagonista e sul nesso profondo tra amore e volontà divina. “Nella vicenda di Medea l’innamoramento non è mai neutro”, ha spiegato, “è un evento imposto, quasi orchestrato dagli dèi, e proprio per questo travolgente”. In questa dinamica, l’eroina si configura come figura esogamica per eccellenza, straniera per scelta e per destino, costretta a ridefinire sé stessa in una terra che non le appartiene.
E’ seguito un racconto plurale, moderato dalla giornalista Donata Meneghelli, attorno alla figura di Medea così come è stata raccontata nella storia fino ad Euripide.
Nel suo intervento, Lella Costa ha intrecciato mito e contemporaneità, restituendo a Medea il volto di una donna spaesata, isolata, temuta. “Il mito greco continua a parlarci”, ha osservato, “perché ha formato non solo la nostra cultura, ma anche la nostra educazione sentimentale”. E ancora: “Ci ha abituati a pensare l’innamoramento come qualcosa che accade per volontà degli dèi, quasi a sollevarci dalla responsabilità delle scelte”. Ma dietro questa consolazione, ha avvertito, si annida il rischio della dipendenza affettiva, del sacrificio totale di sé: “Quante volte, anche oggi, per amore mettiamo tra parentesi il nostro talento, la nostra identità?”.
A spiegare le ragioni di un ritorno a Medea è stato Leonardo Lidi, confermato Maestro di Bottega anche per il 2026. “Non mi interessa una tragedia da museo”, ha dichiarato, “mi interessa un testo che metta in crisi chi lo attraversa”. Per il regista il fulcro non è il gesto estremo, ma la frattura originata da un amore che si trasforma in rovina. “In un panorama abituato al lieto fine, Medea costringe a guardare l’ombra”, ha aggiunto, esprimendo il desiderio che nel lavoro con i giovani attori emerga anche l’ironia tragica del testo: “Vorrei che, dentro la tragedia, trovassimo spazio per sorridere. Non per alleggerire, ma per restituire la complessità dell’essere umano”.
Nel fluire delle domande e degli scambi che hanno seguito l’incontro si è delineata con maggiore nitidezza la fisionomia del progetto 2026, che non si limita a trasmettere strumenti tecnici, ma invita a confrontarsi con i nodi profondi dell’esperienza umana. Medea, in questa prospettiva, non appare come un semplice titolo in cartellone, bensì una materia viva, capace di sollecitare chi la studia e chi la mette in scena a misurarsi con il conflitto, con la perdita e con la responsabilità delle proprie passioni, lasciando che il teatro diventi lo spazio in cui queste tensioni possano trovare forma e voce.




