di Edoardo Pivoni – Crescono le iniziative di protesta contro il decreto Sicurezza. A Piacenza, sulla scia di analoghe manifestazioni in tutta Italia, sabato 2 febbraio, alle 15, è previsto un presidio in Piazza Cavalli contro il dl e le politiche del governo in materia di immigrazione. Con lo slogan “L’Italia che resiste”, cittadini e associazioni si autoconvocano “per resistere alle scelte inumane di chi vorrebbe lasciar morire in mare chi scappa dalla guerra, dalla fame e dalla povertà”.
Una catena umana intorno alla sede del Comune (in contemporanea in città come Torino, Bologna, Imperia, Palermo e Livorno), che nasce come libera iniziativa e coinvolge in prima persona tutte le organizzazioni di volontariato e associazioni che lavorano per la coesione sociale e l’inclusione. Un appello affinchè l’Italia torni ad essere un paese civile dove i valori dell’eguaglianza e della solidarietà siano quelli sanciti dalla costituzione.
“La manifestazione del 2 febbraio – si legge nel comunicato di presentazione – nasce come reazione spontanea di un gruppo di cittadini impegnati nel sociale davanti al quotidiano sfoggio di barbarie e crudeltà. La nostra aspirazione è quella di far passare il concetto che siamo dei normali cittadini che sono intenzionati a contrastare politiche di governo che vanno, in modo antistorico, riportando nel nostro paese Razzismo e xenofobia […] pochi giorni dopo il giorno della memoria, perché non vogliamo essere come quelli che in tempo di guerra hanno fatto finta di non vedere quello che stava accadendo […] e resistere a scelte inumane.”
Critiche dunque al decreto Sicurezza, all’annunciata chiusura del grande centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Castelnuovo di Porto in Lazio, alla vicenda di questi giorni della nave umanitaria Sea Watch e al commento palesemente razzista su Facebook dell’ex dirigente medico distrettuale piacentino Silvia Pantano, ora in pensione, ad un post di Enrico Mentana, a proposito dell’espulsione proprio dal CARA di Castelnuovo di un giovane calciatore senegalese.
L’adesione è tramite i social, non con forze istituzionali, ma interpartitica e di più associazioni, per riunire un fronte cittadino contrario alle politiche della maggioranza leghista e 5 Stelle, costituendo una rete di solidarietà verso gli ultimi.
Sono quindi benvenute sigle e bandiere di qualunque movimento, associazione, partito o sindacato che si trovi in dissenso.
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