Trovato l’accordo sul contratto nazionale dei metalmeccanici: l’intesa contrattuale, per il periodo 2016–2019, è la prima dopo due rinnovi separati, ed è stata firmata il 26 novembre scorso da Federmeccannica, Assistal e le tre sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm. Così si chiude il rinnovo per un milione di metalmeccanici dopo una trattativa durata più di un anno, con un ipotesi di accordo da sottoporre all’approvazione dei lavoratori, da una parte, e al consiglio generale di Federmaccanica dall’altra. 1,6 milioni sono i lavoratori coinvolti per un settore tra i più importanti dell’industria italiana che ha vissuta una crisi importante con la produzione metalmeccanica diminuita, tra il 2007 e il 2015, del 30 per cento. Un accordo, dunque, quello tra Federmeccanica e sindacati che potrebbe, per Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, costituire la base del prossimo dialogo tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil sulla riforma del modello contrattuale. “Confindustria attendeva l’esito del nostro contratto per poter aprire con i sindacati il discorso del nuovo modello contrattuale – spiega Storchi – sicuramente ora potranno cogliere spunti per ridefinire i nuovi assetti”. Di “svolta per tutta l’industria del Paese” parla, infatti, Storchi, che aggiunge: “L’intesa segna una svolta nelle relazioni del paese per una nuova alleanza tra imprese e lavoro. Veniamo da 7 anni di crisi, il cammino è stato duro, bisogna rimettere al centro le persone”. Soddisfazione per il rinnovo del contratto è stata espressa da Giuliano Poletti, Ministro del lavoro e delle politiche sociali: “Le organizzazioni sindacali e imprenditoriali hanno fatto, in modo unitario, un buon lavoro ed hanno raggiunto, attraverso un confronto approfondito, un risultato che contiene elementi di novità importanti e positivi. È un bel segnale – aggiunge Poletti – per l’industria manifatturiera che continua a rappresentare un asse di sviluppo centrale per il futuro del nostro paese”. Per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, “L’accordo conferma l’idea che il contratto nazionale diventa un contratto con una dimensione regolatoria, spinge sui contratti aziendali legati molto alla produttività e verso un metodo che che consiste nella collaborazione tra le parti coinvolte, per la competitività interna alle aziende”. Soddisfatto anche Valter Alberici, capo sezione dell’Industria Metalmeccanica di Confindustria Piacenza (140 aziende iscritte per un totale di oltre 10mila addetti): “Sono d’accordo con il presidente di Federmeccanica Storchi – afferma Alberici – quando evidenzia che abbiamo compiuto, insieme al sindacato, un primo ed importantissimo passo verso un vero e proprio rinnovamento culturale. E’ stato confermato il ruolo cardine del contratto nazionale rinviando gli aumenti salariali in azienda dove si produce la ricchezza. Trovata una soluzione equilibrata che risponde alle esigenze delle imprese ma che soddisfa i bisogni dei lavoratori anche su tematiche importanti oltre al salario quali l’assistenza sanitaria, la previdenza, la formazione e il diritto allo studio”. Commenta infine Alberto Rota, presidente di Confindustria Piacenza: “L’accordo rappresenta un metodo regolatorio che ha lo spirito di fungere da guida di riferimento, ma ogni azienda deve pensare di trovare il suo punto di equilibrio, legato alla capacità produttiva, al peso che ha la produzione in azienda e al valore che gli si riconosce. Abbiamo sottoscritto un’ipotesi di accordo che ci consente di affrontare una situazione ancora difficile che le nostre imprese stanno vivendo ma con uno sguardo rivolto al futuro”.




