
Con oltre 3.000 preferenze, Virginia Zilli, 23 anni, alle recenti elezioni regionali ha ottenuto un risultato che ha superato le previsioni iniziali, segno che i messaggi lanciati nel corso della campagna elettorale hanno raggiunto i cittadini. Nonostante non sia riuscita a entrare in Assemblea Regionale, la giovane candidata del Partito Democratico si è detta soddisfatta per il sostegno ricevuto. A Fiorenzuola, il PD si è confermato come il primo partito con il 37% dei consensi, un risultato che Zilli interpreta come un segnale del buon lavoro svolto finora. Questa esperienza, ha dichiarato, l’ha fatta crescere politicamente e non solo; ora guarda al futuro con determinazione, con l’intenzione di proseguire il lavoro nel partito, con un impegno ancora maggiore sia in Valdarda che in tutta la provincia.
Come è maturata la tua decisione di candidarti alle elezioni regionali? Ti aspettavi questo relativo largo consenso?
“L’anno scorso si è tenuto il congresso del Partito Democratico di Fiorenzuola, il centro del mio interesse, che ha ottenuto un buon risultato alle elezioni europee che abbiamo tradotto nella richiesta di maggior spazio per la città alle elezioni regionali, comunque senza pretese. Mi hanno consigliato di candidarmi perché ho un “nome più giovane” di altri, ho accettato la sfida e ho dato il massimo per arrivare a un discreto risultato. Ora sono molto contenta perché i numeri sono ancora meglio di quanto si potesse immaginare, considerando che l’obiettivo iniziale era 1000 preferenze. Durante la campagna elettorale ho notato come le barriere dell’età, all’interno del comitato delle elezioni, spariscono: molti adulti più esperti di me hanno dedicato il loro tempo a me e all’organizzazione per cui ho potuto contare sull’aiuto di tutti”.
Tornando indietro nel tempo, alla base della tua formazione e predisposizione alla politica cosa ha giovato?
“Non ho un ricordo di quando ho cominciato a interessarmi al mondo della politica. Teniamo conto che i miei genitori sono sempre stati appassionati di politica ed il loro impegno a livello locale non è mai venuto meno. Sono stati loro a trasmettermi i giusti valori per osservare la politica prima da fuori e poi praticandola, dipingendomela come una realtà in cui si possono cambiare davvero le cose. Un quadro a cuio sto lavorando tutt’ora con lo studio accademico dopo quello liceale: ricordo una professoressa, con cui sono ancora in contatto, che ha cercato attivamente di portare discussioni sull’argomento a lezione, cosa assolutamente non scontata. Ne ho colto l’opportunità che in altre classi non si è presentata”.
Tra i giovani noti una diffusa disinformazione oppure disorientamento verso la politica?
“Tenendo in considerazione le diverse sfumature di pensiero che in ogni famiglia si possono sviluppare e che poi, più o meno giustamente, si riversano sui figli, come di fatto è successo a me, spesso viene trascurata un minimo di formazione per riuscire a comprendere, anche solo le basi, delle istituzioni italiane. Ancora oggi sono tanti i ragazzi che non hanno idea del loro esatto funzionamento! Oltre a questo minimale interesse, al di là di diverse correnti di pensiero, non basta l’educazione civica: manca veramente un momento nelle scuole di vera formazione al pensiero critico, che poi è di fatto il fondamento per compiere scelte consapevoli al momento di una qualsiasi decisione”.
Cosa pensi abbia bisogno il Paese, pensando alla tua esperienza vissuta nelle more delle elezioni regionali, per ottenere un risultato che propizi un effettivo cambiamento?
“Uno sforzo maggiore per spiegare, non solo ai giovani, ma anche ai più “anziani” per chi e cosa si vota. È importante farlo, perché oltre alla sottorappresentanza di noi giovani nelle istituzioni, sia quelle territoriali che di area vasta, si registra sempre più una diserzione al voto. Quello che mi dispiace di più, infatti, è che nel caso delle elezioni regionali hanno votato solo poco più della metà degli aventi diritto: un mancato interesse controproducente per chi si mette in gioco e tenta davvero di impegnarsi per favorire un cambiamento, piccolo o grande che sia, seppur nel medio o lungo termine”.
Anche se non sei stata eletta, continui a interessarti delle questioni che colpiscono il territorio piacentino? Quali sono i punti più critici su cui desideri lavorare attivamente?
“Mantengo stretti i rapporti con i consiglieri regionali, oltre a far parte delle Donne Democratiche e altre associazioni simili, come quella universitaria, in cui sicuramente l’istruzione pubblica è un tema centrale. Un esempio è la copertura di tutte le borse di studio, che nel caso dell’Emilia-Romagna già attuato, ma nelle altre regioni non è sempre così; altro grande punto preso in considerazione è il caro affitti, con importanti ripercussioni sugli atenei e il loro numero di iscritti in calo: è così in quello di Bologna in cui studio, ma anche Piacenza non ne è estranea. Al di fuori dell’ambiente scolastico, concatenato con quello della cultura e dei suoi luoghi che non vengono valorizzati al massimo, altro punto centrale dei miei interessi è la grave crisi in cui versa la sanità del nostro Paese, emergenza ormai insostenibile, già oggetto di scontro nelle recenti campagne elettorali. L’assistenza sanitaria deve tornare ad essere accessibile a tutti come non vediamo più da tempo”.
Pensiamo al domani. Quali sono i tuoi piani per il futuro?
“Sono sempre stata convinta del mio percorso scolastico per una formazione in funzione del mio futuro, e nonostante i pochi, ma presenti dubbi, sono davvero soddisfatta di quanto ho fatto fino ad ora. Adesso, l’obiettivo più vicino è laurearmi, essendo all’ultimo anno della Magistrale. Per quanto riguarda il mio rapporto con la politica, che comunque è rimasto all’interno dei miei interessi accademici, cercherò di continuare a costruire qualcosa di utile per il mio futuro e quello del nostro territorio, che spero di vedere un giorno cambiato per il meglio di tutti”.




