“Annibal”, viaggio nella città invisibile: la narrazione di dieci sguardi fotografici

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Si chiama Annibale Photobuster Piacenza 2025. E’ più di una mostra, più di un laboratorio d’immagini, voci, suoni luoghi e volti. È un percorso introspettivo che obbliga ciascuno di noi a vedere, a entrare in una città multiforme, celata in anfratti bui e nascosti che ci ostiniamo a non vedere. La città invisibile. Il risultato finale che si mostra al visitatore è frutto di sensibilità diverse. Sono nate per la curiosità di vivisezionare il luogo in cui si vive, conoscerne gli aspetti più nascosti e poi, tanto magistralmente coordinato da offrirsi come l’esibizione di un’orchestra visiva in cui ogni componente trova il suo ritmo armonizzandosi con l’altro. Ne esce l’interpretazione corale di uno spazio urbano che continuiamo a immaginare spezzato, diviso in gironi (uppertown e downtown) l’uno staccato dall’altro. Non è così. La mostra, aperta il 7 febbraio, resterà visitabile fino al 2 marzo.

Annibale che ci racconta?

Abbacinati e travolti dai contorni della vita di tutti i giorni su cui ci si deve adagiare, pena l’esclusione, non vogliamo vedere la società che si è trasformata intorno a noi. Può essere una ricchezza. Può essere una contaminazione positiva. Può essere l’evoluzione per stare meglio insieme. Basta conoscerlo. Se solo fossimo disposti a osservare, a capire e a immaginare quest’altra Piacenza che resta ai margini. Perennemente e quindi a priori esclusa. Non vediamo, non la pensiamo la città nascosta. Talvolta non la sopportiamo. Quasi sempre perché ne abbiamo paura. Ciò che non si conosce si teme. Non c’è modo più semplice e più intelligente di guardare in faccia la realtà che ci circonda per regalarci dei passi avanti nella vita quotidiana di tutti. Non lo facciamo. Convinti e paghi di quello che ci appare. Ci è sufficiente essere certi che ciò che vediamo in superficie non cambierà il nostro quieto vivere, i ritmi che abbiamo imparato e che siamo pronti a tramandare.

Il percorso introspettivo

Il percorso intimistico, introspettivo su cui si sviluppa la mostra ci spara negli occhi quello che non si vede e non vogliamo vedere. Ci toglie dal calore dell’agiatezza egoistica in cui ci rannicchiamo. Lo fanno i lavori in immagini, video, parole che sono racconti e musica i tre collettivi che a Piacenza lavorano per svelare quest’altra Piacenza: Cesura, La Città Minaccia e Tiff nello spazio espositivo di XNL Piacenza, Centro d’arte contemporanea, cinema, teatro e musica che hanno incontrato il favorevole sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano che sulla città, sulla struttura urbana che cambia ha già mostrato un interesse particolare dedicando varie mostre all’argomento.  Le due che hanno visto protagonisti i lavori di Prospero Cravedi sono un esempio. Quella in corso a XNL si presenta come una riflessione metropolitana che si addentra – anche crudamente – nelle contraddizioni del nostro tempo. Nella contemporaneità che è la realtà di oggi e che cammina veloce cambiando se stessa in corso d’opera. Dieci gli artisti che ci offrono una delle tante facce dello spazio urbano che abitiamo. Questi i loro nomi. Per  “Cesura” Arianna Arcara, Giorgio Dirindin, Chiara Fossati, Marco Zanella; per: “Tiff” Dallavalle-Guerrieri, Elisabetta Granata, Patrizio Maiavacca, Marco Rigamonti; per “La Città Minaccia”: Andrés E. Maloberti e Nicola Roda. Tutti, coordinati dal fotografo Alex Majoli, hanno lavorato fino all’ultimo minuto per rendere possibile l’apertura della mostra.

Primo impatto il buio totale

Si afferrano con gli occhi grandi tele che calano dall’alto, nulla ha contorni poi, improvvisamente, le tele si accendono, ti catturano, ti fanno girare in tondo quando scorgi i ritratti di ragazze giovanissime dalle espressioni smarrite in cerca di un sé ancora non definito; spaccati di vita lungo il Po e i resti che la presenza umana lascia sulle sue sponde; c’è anche l’acqua. Sì perché Piacenza è città d’acqua fin dai romani, tanti rivi e canali e lo è ancora anche se molti sono interrati.  Ci sono le immagini di umanità che respira la nostra stessa aria e che ci scivola attorno non vista, non considerata come fosse fantasma. Eppure la mostra comunica apertura e la disponibilità a raccontarsi e mostrare gli spazi di vita come la propria casa di famiglie marocchine, sudamericane. Ci sono le studenti cinesi del Conservatorio, un mondo parallelo di cui quasi non ci si accorge.  Ci ritroviamo di fronte alle istantanee della città dall’alto riprese a volo di drone e ancora  le zone del lavoro povero: le logistiche di Castel San Giovanni e Piacenza, ma anche i racconti della vita vissuta ascoltata attraverso i vetri della casa di riposo che si trova sul Facsal. Spaccati di una città contemporanea. Un misto di bellezza e di contraddizione, disagi, preoccupazioni, ma anche vitalità di un corpo che si muove e muta strada facendo. Tutto questo circonda il visitatore che vi è immerso (anche per  effetto dell’intelligente esposizione circolare) e ne resta ammaliato. Resta quasi stregato dal viaggio nella città che non conosci. All’uscita, insieme alla luce, senti che questo viaggio nella città nascosta cambierà d’ora in poi, la visuale con cui osservi le cose, le persone, la vita che ti scorre accanto. Sì, quello spazio buio, quello spazio caleidoscopico di verità sconosciute che si è acceso con le immagini, che si è animato con le voci e la musica, quei volti da cui trasudano le storie sconosciute su cui si fissano tracce di speranza e angoscia insieme è stato un percorso di crescita.

Due settimane di lavoro intenso per il traguardo

Alla presentazione della mostra prima dell’inaugurazione di venerdì 7 febbraio Mario Magnelli, vicepresidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano ha espresso apprezzamento per la volontà e l’impegno dei tre collettivi nell’elaborare, per la prima volta, un percorso condiviso. La direttrice di XNL Arte Paola Nicolin nell’introduzione ha ricordato che il progetto  si inserisce in un percorso che XNL ha iniziato tempo fa per dar voce agli sguardi sulla città e il suo territorio. Il valore d Rete Cultura è stato il concetto sottolineato dall’assessore comunale Cristian Fiazza. Anche gli autori, in quella stessa occasione, hanno sottolineato lo specifico di una città di confine intesa fin da Annibale come città di passo. Dove si arriva si lascia qualcosa e poi si riparte. Quella caratteristica ha determinato le stratificazioni urbane e non solo. Anche la contaminazione sociale che dà la fisionomia del posto in cui viviamo e di cui ci possiamo sentire maggiormente parte. Alex Majoli – che si è autodefinito editor della mostra – ha messo in rilievo il metodo utilizzato per mettere in scena la città. Il segreto è stato creare un collante tra alfabeti espressivi diversi facendone un prodotto unitario in un viaggio di 20-25 minuti. Un viaggio – ha  sottolineato – da cui si traggono tanti spunti per analizzare il presente. Del resto la cultura serve per creare la politica e non viceversa. Il percorso proposto a XNL è una proposta, sostenuta da Rete Cultura, che arriva dal basso dai collettivi e che la Fondazione ha accolto. Per due settimane a gennaio, la città è diventata il punto focale di un dialogo artistico tra tre collettivi: Cesura, TIFF e La Città Minaccia. Insieme, si sono immersi nella città per esplorarla, interpretarla e reimmaginarla, intrecciando le loro prospettive uniche in una narrazione visiva condivisa, attraverso una pluralità di sguardi e voci.

Antonella Lenti

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