Comune, gennaio di tregua
E acque calme anche nel Pd

0

molinariStrano ma vero: si è aperto un 2015 che, sul calendario, non ha appuntata alcuna scadenza elettorale. Salvo cataclismi politici (poi non così remoti), saranno dodici mesi senza urne. Per i più sarà un sollievo. Anche se, come sempre, non mancheranno le occasioni di dibattito e di polemica, soprattutto nell’area del centrosinistra che governa Piacenza. Anche nella nostra città qualcosa si staglia all’orizzonte ed è bene provare a mettere a fuoco possibili scenari. Uno, il cosiddetto dopo-Rabuffi, si è già materializzato pochi giorni fa con la ridistribuzione da parte del sindaco Paolo Dosi delle deleghe lasciate dal dimissionario assessore di Rifondazione comunista. Onde risparmiarsi l’ennesima litigata nel Partito Democratico, il primo cittadino ha fin da subito saggiamente accantonato l’ostica soluzione di una surroga. Si è affidato piuttosto a tre fedelissimi, caricandoli di nuove responsabilità amministrative in vista della pregnante discussione sul Bilancio previsionale 2015 e sull’approvazione del Piano Strutturale comunale: al vicesindaco Francesco Timpano è andato il Lavoro, all’assessore Giorgio Cisini sono andati l’Ambiente e il Verde, al collega Silvio Bisotti la Partecipazione e il Rapporto con i pendolari. Dall’annuncio, meglio dirlo a bassa voce, non si sono finora registrati malumori di rilievo nella maggioranza. Ed è già un buon segno.
Tuttavia nel Pd, attese al varco, ci sono questioni di cui si parla nei corridoi e nelle riunioni ristrette ma che prima o poi andranno affrontate di petto: prima tra tutte, dalla quale paiono scendere a cascata tutte le altre, la questione del congresso del partito. L’argomento è esploso all’indomani della elezione del segretario provinciale Gianluigi Molinari a consigliere regionale. La minoranza del partito, alla cui guida ci sono la sottosegretaria all’Economia Paola De Micheli e l’ex vicesindaco Francesco Cacciatore, non si è fatta pregare premendo subito per la necessità di mettere in cantiere il congresso facendo leva soprattutto sul brillante risultato della loro protetta Paola Gazzolo e sulla questione dell’incompatibilità di Molinari, nodo ancora da risolvere a livello regionale.
Evidente come la volontà sia quella di andare alla conta interna, cullando la speranza di un ribaltone interno nei confronti dell’ala renziana attualmente al potere. Dopo le schermaglie elettorali, in questi primi giorni dell’anno tra le due fazioni perennemente in collera si vivono giorni di quiete. Sarebbero infatti in atto prove di dialogo finalizzate a gestire al meglio le questioni sul tappeto e una delicata fase precongressuale. Va detto chiaramente: al momento Molinari non ha alcuna intenzione di dimettersi e l’ala “renziana” non ha fretta di andare al congresso preferendo di gran lunga la melina. Con assoluta calma e in maniera ancora molto embrionale si sta comunque ragionando circa la possibilità di individuare una figura su cui si possa convergere in maniera unitaria senza dover arrivare alle solite lacerazioni. Soluzione non facilissima specialmente perché da una parte e dall’altra sono aperte una serie di rivendicazioni: detto della volontà della minoranza di arrivare alle dimissioni di Molinari e dunque al congresso in tempi rapidi, dall’altra parte sul piatto ci sono le eventuali dimissioni di Paola Gazzolo da consigliere regionale, naturalmente caldeggiate dall’ala renziana. Un passo indietro del riconfermato assessore spalancherebbe la porta all’ingresso nell’assise bolognese di Katia Tarasconi, prima dei non eletti alle ultime consultazioni. Anche qui, però, Gazzolo non sembra avere troppa fretta di decidere e si pensa che la sua eventuale decisione di fare un passo indietro possa essere collegata alla scelta di un candidato gradito al congresso.
Al momento però tutto è in stand by. Così come lo è anche il nodo della presidenza del Consiglio comunale, carica che da inizio mandato ricopre Claudio Ferrari. In base a un accordo siglato a inizio mandato, al giro di boa della consigliatura si sarebbe dovuto provvedere a una staffetta: fuori Ferrari, dentro Christian Fiazza. Da qui al concretizzarsi del cambio in corsa ce ne passa (così come accadde anche dal 2007 al 2012 con la staffetta mai realizzata tra Ernesto Carini e Lucia Rocchi). Di questo tema se ne parla, ma ogni decisione pare rimandata a dopo l’approvazione del Bilancio, quando anche tutti gli altri scenari potrebbero essere in fase di soluzione. Insomma, è in corso una fase di studio per ponderare bene ogni decisione, favorita anche dal clima serafico che si è stabilito in giunta (dall’epoca del rimpasto inizio 2014) e nel gruppo Pd. Una mossa sbagliata e tutto potrebbe franare.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.