Bloccare l’eolico sul Crociglia, è corsa frenetica contro il tempo

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Sette pale eoliche sul Crociglia, progetto danese arrivato
improvviso sull’Alta Val Nure. Che ne possono sapere i danesi del
sentire della gente d’appennino… Lo pensano molti cittadini che
restano ad abitare queste zone per scelta d’amore e passione verso
i loro monti e il loro stile di vita, lento, lontano dalla frenesia
urbana.
Lo sviluppo? Da dimostrare che con le pale arrivi lo sviluppo e
poi c’è sviluppo e sviluppo. In questa stagione in cui l’ambiente e
gli esseri viventi soffrono salvaguardare il naturale è considerato
da chi vive, frequenta e si rigenera in questi luoghi, il bene più
prezioso. Non contrattabile. Questo è il sentimento verso il
Crociglia e vale per tutte le terre alte di questa provincia.
Il progetto ha aperto una ferita da cui sono usciti ed escono
copiosi tanti no: quasi diecimila le firme raccolte online e ora si
attiveranno anche i banchetti in città e nei paesi.
L’idea di posizionare grandi pale non lascia in pace. A cominciare
dall’altezza: 180 metri, soltanto a farle arrivare fin lassù si
dovranno allargare le strade esistenti (si parla di 5/6 metri),
costruirne di nuove e per di più in un territorio in cui le frane
caminano (tante quelle attive) appena il cielo volge a pioggia
Il rischio è che tutto quello che oggi esiste negli occhi di abitanti,
turisti ed escursionisti appassionati di Appennino che hanno eletto
l’alta Val Nure loro luogo del cuore non possa più esistere. E i
sentieri che il CAI custodisce con orgoglio? Che ne sarà del
rifugio Gaep, come potrà sopravvivere? Domande preoccupate,
una in fila all’altra che non fanno che accrescere l’ansia per un
domani che mai ci si poteva immaginare. E invece…
Il progetto è ben più di un’idea lanciata per verificare le reazioni
della gente di Ferriere e Santo Stefano d’Aveto (versante
piacentino e versante genovese del Crociglia). Il progetto c’è, è
reale: un malloppo di carte alto 20 cm che la sindaca di Ferriere

Carlotta Oppizzi ha mostrato sul tavolo durante l’incontro nel
salone parrocchiale che a Ferriere apre le porte ogni volta che da
queste parti si avverte il rischio di interventi strutturali che
potrebbero interferire con l’equilibrio ambientale. Le pale sul
Crociglia è uno di questi. Quindi il no arriva dalla voce acuta dei
due versanti. Ma da soli si va poco lontano e quindi è necessario
che tutti gli attori istituzionali coinvolti (Regione, Unione
montana, Comune e Provincia di Piacenza) prendano parte alla
corsa contro il tempo mettendo a disposizione le loro competenze,
per stendere il maggior numero possibile di osservazioni da
opporre al progetto. Intanto a Bettola ogni mercoledì sera si
riunisce il coordinamento delle associazioni su questo tema.
La data limite è il 21 febbraio prossimo. Per allora il plico per
motivare i no (possibili anche osservazioni da privati e da
associazioni) dovrà pervenire sul tavolo del ministero dove si
decide la sorte del progetto. che fa arrabbiare non solo a Ferriere e
in alta Val Nure.
L’obiettivo ora è far capire, sensibilizzare, creare massa critica in
una corsa contro il tempo. Perché le tre misere settimane entro cui
dovranno essere presentate le osservazioni sono cruciali. Il plico
sarà esaminato dal Ministero dell’Ambiente e anche il ministero
della cultura avrà voce in capitolo per licenziarlo e renderlo
operativo. Il tam-tam sta lavorando alacremente e raduna nelle
assemblee centinaia di persone, mobilita anche i tanti emigrati in
Francia che conservano negli occhi le loro cime tra cui il Crociglia
ne è re.
Ferriere si è già impegnata ampiamente nel campo delle
rinnovabili come “la centrale elettrica di Salsominore di 15,5 Mw,
la collocazione dei pannelli fotovoltaici sui tetti di tutti gli edifici
pubblici, la presenza di una centrale a cippato che alimenta gli
edifici scolastici e non ultimo il grande contributo che danno alla
valle le sorgenti di Ferriere che alimentano l’acquedotto Valnure
con un prelievo di almeno 56 litri al secondo di acqua”. Come dire
che questi sono progetti pensati qui e di cui beneficia la comunità

di tutta la valle. Ma quello delle 7 pale è calato così
all’improvviso. Lo ha ricordato la sindaca Oppizzi durante
l’assemblea del 1° febbraio trasmessa in diretta da TV Morfasso
su YouTube – (presenti anche il ministro Tommaso Foti e la
senatrice Elena Murelli) – per permettere anche egli emigrati di
conoscere i termini del problema.
Energie alternative, è questa la strada del futuro. Del resto anche il
decreto legislativo 190 del ‘24 ha definito gli impianti (FER, Fonti
Energie Rinnovabili) di interesse pubblico prevalente – recita la
slide mostrata dalla sindaca nella citata assemblea ferrierese. Ma
se l’interesse alla produzione di energia rinnovabile è primario e
strategico deve essere bilanciato con “tutela dell’ambiente, tutela
del paesaggio, tutela della biodiversità, tutela della salute, tutela
degli assetti territoriali e culturali”.
Contro le pale arriva un no deciso anche da parte di associazioni
ambientaliste che sulle rinnovabili spingono l’acceleratore.
Diverse le considerazioni espresse da Legambiente presenti
all’assemblea con Fabrizio Binelli a Laura Chiappa. Ci sono
progetti e progetti e quello che per noi conta sono i rispettivi dati
tecnici e le osservazioni le concentreremo sui vari aspetti tra cui il
potenziale rischio di dissesto idrogeologico. Quindi tutti i progetti
vanno visti approfonditamente perché i loro costi sociali,
economici e ambientali non siano maggiori rispetto ai benefici che
portano a un territorio. In sostanza – ha segnalato Chiappa –
devono portare un vantaggio per la comunità e questo manca
totalmente.
Contro l’eolico non per paura del nuovo, non per porre un argine
all’energia alternativa ma perché sostenere l’energia alternativa
non significa incidere ferite su un ambiente di pregio. E il
Crociglia lo è, per i piacentini e non solo. È luogo del cuore con
quell’Arcangelo posto a ricordo di tutte le vittime della montagna,
con quell’incanto ambientale a cui si sale per dominare la pianura,
osservare il mare e seguire il serpentone dell’appennino che da lì

si snoda verso ovest e che diventa una lunga catena che scende per
tutta l’Italia come fosse una lunga spina dorsale verde.
Verrebbero meno i benefici sottesi alla svolta green nella
produzione di energia. Ma c’è di più e lo dimostra il fatto che
intorno alla “battaglia del Crociglia” si sono mobilitati
trasversalmente tante persone, dalla città alla montagna e da altri
territori.

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