Alberto Esse insiste: “La Ricci Oddi deve essere commissariata”

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Alberto Esse

La lettera inviata nei giorni scorsi alla prestigiosa rivista nazionale “Il Giornale dell’Arte” da 5 tra i più importanti studiosi italiani di Arte (Gabriella Belli, Davide Gasparotto, Fernando Mazzocca, Tomaso Montanari e Salvatore Settis) e sottoscritta da oltre 60 loro colleghi, anch’essi figure di primo piano del settore, sulle sorti della Ricci Oddi a Piacenza costituisce una atto culturale di enorme importanza.

E’ la prima volta che tanti esperti nazionali di questo livello hanno voluto dar vita ad una presa di posizione comune che riguarda Piacenza e la Ricci Oddi. In estrema sintesi, nella lettera vengono posti alcuni punti fondamentali per la vita della nostra Galleria: che i Musei non vivono di eventi spettacolari ed estemporanei ma di una seria visione complessiva della loro “mission”; che è indispensabile nominare da subito un Direttore con un concorso nazionale qualificato, che il Direttore deve essere affiancato da uno staff scientifico di livello; che si debba radicalmente rinnovare nelle componenti e nelle funzioni un Consiglio di Amministrazione non più all’altezza e che vengano librati gli spazi attualmente occupati dalla Associazione Amici dell’Arte a favore della Galleria; che si instauri una virtuoso e sinergica collaborazione con il vicino Centro di Arte Contemporanea XNL.

Evidentemente, mi si permetta questa nota personale, non può che farmi piacere che i principali operatori del settore abbiano indicato quei sei punti che pongo, inascoltato, in ogni mio intervento pubblico riguardo la Ricci Oddi dai primi anni 90 fino al recentissimo “La Ricci Oddi deve essere commissariata”.

Ora che l’establishment politico culturale piacentino opponga alle mie annose tesi un consolidato muro di gomma, non lo giustifico ma posso capirne le ragioni, ma che oggi quello stesso muro di gomma venga opposto alle argomentazioni di questi studiosi di chiara fama è semplicemente qualcosa di clamoroso e impensabile.

Eppure è quanto sta succedendo. A più di una settimana della pubblicazione della lettera in oggetto NESSUNA delle centinaia di maître à penser che vivono attorno, sopra o sotto il mondo dell’arte, della cultura e della politica a Piacenza si è sentito in dovere di aprire un ineludibile dibattito in commento e risposta alle proposte fatte.


Con due eccezioni significative (in negativo).La prima dell’attuale Presidente della Ricci Oddi che, tirato per la giacchetta dal quotidiano locale, di fronte alle pesanti accuse all’operato dell’attuale Consiglio di Amministrazione e quindi anche del suo rispondeva ineffabilmente che lui era d’accordo su tutto. Un atteggiamento che mi fa ricordare la famosa gag di Totò che preso a schiaffi continuava a ridere dicendo “E che so’ Giovanni io?”. Un chiaro tentativo di mettere tutto a tacere. La seconda della Presidente degli Amici dell’arte che dopo un inconsistente e anacronistica difesa del diritto “perpetuo” (ma in realtà Ricci Oddi aveva scritto “durevole”, cosa diversa) a non mollare i locali della Galleria, non ha trovato di meglio che accusare gli studiosi che avevano sottoscritto la lettera di “non essere piacentini” e di non avere frequentato la città e quindi non potere parlare di fatti locali, con uno sfoggio aperto di quel provincialismo che è un vero ma attivo cancro della cultura, e non solo di essa, della città.

Peccato che la nostra notoria esperta ignori che Davide Gasparotto non solo si era a lungo occupato dei problemi artistici della città come membro della Sovrintendenza di Parma e Piacenza ma aveva addirittura esercitato per quattro anni dal 2005 una funzione dirigenziale nel Consiglio di Amministrazione della Ricci Oddi come membro nominato da Comune!!!
A parte, come si diceva, questi due non proprio edificanti interventi, per il resto il NULLA, IL SILENZIO PIU’ ASSOLUTO, LA SOLITA PALUDE in cui il sasso affonda non lasciando tracce. “E’ successo qualcosa?”, “No niente”. Se davvero la scelta di Piacenza, di chi ha in mano le redini e le sorti della città sarà davvero questa allora credo che saremmo di fronte ad un vero e proprio suicidio culturale fatale per la città. Questa degli esperti nazionali è l’ultima chiamata. Dopo di che, ho paura, le déluge

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