Cantiere Cittadella, la parola ai cittadini. Sul progetto pesano alcuni vincoli, saranno superati?

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Cantiere Cittadella, la ex piazza. Denominata piazza del Buco dall’artista Alberto Esse in una delle sue installazioni itineranti che punzecchiano e stuzzicano un’ironia amara sulla realtà.

La realtà di piazza Cittadella appare desolante.

Circondata da staccionate di legno e graticci di ferro che ne svelano lo sconquasso abbandonato a sé stesso, promessa di lavori in corso “stoppati” dopo una lunga, combattuta e inconclusa vertenza fitta di polemiche, lati giudiziari in attesa di responso. Spetterà al giudice stabilire se l’area tornerà al Comune. Da quel momento – ha segnalato la sindaca Katia Tarasconi – potremo essere pronti a partire per la nuova piazza Cittadella.

Ma da mesi i lavori qui sono iniziati con il proposito di costruire un parcheggio interrato (prospettiva tramontata), che ha comportato l’abbattimento di 15 alberi d’annata. Scelta annunciata, impopolare da qui la raccolta di firme: 34mila cittadini hanno risposto nel tentativo di scongiurare l’abbattimento degli alberi. Ora nella piazza sottosopra la presenza degli alberi non svanisce. Li ripropongono alcuni disegni sul lato ovest del recinto che delimita il cantiere. Disegni di alberi, non alberi.

Ecco questa è piazza Cittadella oggi. E qui apre a un altro cantiere “virtuale” se diventerà reale lo si vedrà. Questo nuovo “cantiere” ha come prospettiva la ricostruzione, o rigenerazione o qualificazione della piazza. Il Comune lo ha avviato affidandosi al percorso partecipato con cittadini, associazioni, residenti. Il percorso è “guidato” dalla società Arcadis specializzata in questo campo con all’attivo interventi in altre città italiane.

Il senso di tutto questo? Potrebbe essere sintetizzato ottimisticamente così: “Piacentini, diteci che Cittadella volete… “  A un primo sguardo può apparire quasi un gesto riparativo di una frattura profonda che per un anno circa (forse più) ha contrapposto le decisioni comunali con lo scopo di realizzare il parcheggio interrato su un progetto del 2012 che ha portato all’abbattimento dell’ex autostazione e al taglio degli alberi lì sedimentati da 70 anni. Con conseguente lunga e accesa protesta di piazza.

Diteci che cittadella volete… Sarà questo l’approccio e per quale risultato e soprattutto quando?

Interrogativi legittimi visto lo stato attuale dell’area di fronte a palazzo Farnese e in quanto tale da considerare area monumentale della città al pari di ogni altra. Anche se il Farnese è esso stesso opera incompiuta per le ragioni storiche che i piacentini conoscono bene. Area monumentale, che altro se no? Non una costruzione anonima se si considera siamo in buona compagnia con altri palazzi Farnese a Roma, Caprarola, Parma e qui, Piacenza… Una piazza così non si merita di diventare un parcheggio. Non può restare relegata ai margini come è sempre stata. Non può. E proprio perché è un bene storico cittadino in un progetto futuro è bene prevedere anche uno spazio fisico in cui ospitare iniziative culturali, artistiche legate anche alla storia del luogo. Cittadella custodisce infatti, oltre alla storia evidente in superficie, anche tantissime tracce sotterranee venute alla luce con le ruspe del cantiere ma di cui si conosceva già l’esistenza.

Anche di questo si è parlato al primo incontro “partecipato”, avviato per definire i contorni di un nuovo progetto. Certo, se non fosse stata abbattuta l’autostazione quel luogo avrebbe già potuto essere un punto di partenza… ma tant’è.

Davanti al Farnese hanno risposto all’appuntamento una quarantina di persone tra residenti, protagonisti di battaglie precedenti, commercianti, cittadini speranzosi che questo capitolo possa essere l’inizio di una svolta vera dell’approccio con le aree urbane degradate e per anni ai margini.

Le controversie bruciano ancora

Non poteva non emergere il sentimento di contrapposizione che ha caratterizzato il recente passato. Anche se – come hanno spiegato Laura Chiappa di Legambiente all’avvio del confronto davanti a palazzo Farnese – abbiamo deciso di partecipare dopo molte riflessioni e non pochi dubbi. Lo abbiamo fatto per responsabilità  verso una città che amiamo e che da anni proviamo a difendere e migliorare.  Essere qui oggi non significa voltare pagina senza guardare cosa è successo. Essere qui oggi per noi significa ribadire quanto sia urgente  per questa città cambiare paradigma nel modo di intendere la partecipazione dei cittadini.

Ha parlato di un “risultato sotto gli occhi di tutti per una storia di Piazza Cittadella che dimostra anni di incertezze, scelte portate avanti senza ascolto, un decisionismo di questa giunta rigido che ha ignorato osservazioni puntuali. Oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: una piazza stravolta, ferita, sospesa in un tempo indefinito”. E poi l’appunto critico al Comune: “Avviare ora un percorso partecipativo avrebbe richiesto, come segnale di una riflessione avvenuta, il riconoscimento che qualcosa non ha funzionato. Che quella fiducia assoluta nel progetto – che avrebbe dovuto risolvere il degrado e portare un parcheggio interrato – era nei fatti, un azzardo. Questo passaggio non c’è stato”.

Quindi l’esponente di Legambiente ha elencato per punti i rilievi mossi in questi anni insieme ad altre associazioni. Tra questi ha segnalato che da anni (ben prima di questa amministrazione) sono stati indicati problemi e alternative. Dapprima il fatto che “un parcheggio interrato in centro storico è una scelta superata, in contrasto con la mobilità sostenibile”. Le alternative per la sosta nell’area nord con  “un progetto unitario per affrontare con interventi semplici”, quindi la sottolineatura sugli alberi: “ una difesa concreta contro il caldo sempre più intenso”.. Poi una valutazione sul rapporto con il concessionario “La penale per uscire dal contratto sarebbe stata un danno minore rispetto a quello che oggi vediamo”. Infine il sottosuolo “Era indispensabile verificare prima la presenza di reperti archeologici”.

Non sarà un progetto “a la carte”. Ci sono vincoli

Il percorso però non sarà un foglio bianco su cui si potrà tracciare i propri desiderata, su cui ciascuno può sbizzarrirsi a elevare  questa zona (nella memoria di tanti l’arrivo delle corriere che dalla provincia portavano alle scuole cittadine) al rango di zona monumentale vitale, capace di attrazione culturale, sociale,  e vitale come dovrebbe. Del resto a cosa serve una piazza se non a ritrovarsi? Per parlare, incontrarsi, crescere e attingere da un luogo comunitario quale è sempre stato? Un’espressione, area monumentale che non ricorre nel mandato consegnato dal Comune alla società che gestisce il percorso partecipato.

Che farne dunque di piazza Cittadella? Come tracciarne i contorni di questo luogo che comprenda – come si elenca nel programma di presentazione della società incaricata – vita, movimenti, connessione, shopping, tempo libero, confort, lavoro, cultura e gioco? Impegno complesso che di dovrà sviluppare necessariamente tenendo conto di alcuni vincoli esistenti e che non potranno essere rimossi posti dal committente, il Comune.

I bambini del Mazzini meritano uno spazio senza auto

Tra i vincoli posti dal Comune per redigere il nuovo progetto per la piazza c’è “il cono ottico di via Cittadella (da Legambiente la proposta di “pedonalizzare almeno una parte della via stessa)  su cui insiste  una scuola frequentata ogni giorno da almeno 500 bambini e ragazzi. Un cono – ha segnalato una residente attiva nel movimento no al parcheggio – che dovrebbe comprendere uno spazio verde. “È avvilente – segnala una mamma – dover mendicare sicurezza davanti a una scuola eppure quelle 34mila firme sono una realtà. Laggiù in un gazebo sono raccolte le nostre iniziative… Indica una postazione davanti alla cittadella viscontea lato Fernese. Si trovi una via alternativa. Eccola lì accanto. Quindi si può. È il suggerimento bell’e pronto.

Vogliamo far transitare le automobili? Segnalano altri. La rivitalizzazione di una piazza avviene attraverso le persone non certo le auto. Ma tra i vincoli segnalati dal comune, insieme a via Cittadella c’è anche il mantenimento del transito delle auto di fronte al Farnese. Via Baciocchi resterà con direzione andata e ritorno come il mantenimento (doveroso) dei passi carrabili nei palazzi di residenza naturalmente e per il carico e scarico delle merci al servizio delle attività commerciali. Altro vincolo che peserà sul progetto che uscirà dal percorso partecipato sarà il nuovo progetto (approvato) di piazza Casali, attigua a piazza Cittadella su cui insiste la chiesa del Carmine. E tra il futuro progetto di Cittadella e quello del Carmine la continuità sarà un obbligo, lo chiede la Soprintendenza.

Poi c’è il nuovo verde

Ripristinare gli alberi abbattuti e aggiungerne altri. Sarà terreno difficile. Quale verde, tenuto conto che la programmazione di verde (se si fa) è veloce ma un albero ha tempi fisiologici per crescere (una quarantina d’anni). Ciò significa che i bambini di oggi – quelli stessi che frequentano la scuola Mazzini di via Cittadella potranno vederli cresciuti quando avranno loro stessi già compiuto 40 anni. Che fare poiché il punto di fondo è avere aree di refrigerio verde qui e ora visto che le temperature estive della pianura padana sfiorano spesso quelle che qualche manciata di anni fa erano solo al Sud.

Dal gruppo presente alla prima tappa del percorso una decisa raccomandazione: “prevedete alberi, non alberelli: qui in estate il sole picchia duro… prima un po’ di refrigerio arrivava da quegli alti fusti che ora sono un ricordo…” “Vanno ripristinate le alberature – ha sottolineato Giuseppe Castelnuovo – elemento fondamentale per contrastare le isole di calore urbano”.

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