A Cesena è finita la piada ma il Sangiovese è di talento

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Sbrigate le operazioni di ritiro accrediti con Rico dei biglietti, raggiungiamo la mongolfiera gialla della Orogel. Un punto di riferimento per trovarci con Giovanni Zanotti può venir buono. “Siete già nel piazzale? Vi raggiungo”. Ci guardiamo in giro. Sono comunque passati 40 anni, le fisionomie a volte subiscono ritocchi. Invece lo riconosciamo subito. Da lontano ci aiuta il passo. Esclusiva dei cavalcatori di elefanti e degli ex calciatori. L’elefante non è molto diffuso in Romagna. Andiamo insieme a sbrigare altre pratiche, quelle della pappa. Il posto scelto è simpatico. Hanno finito la piada (quella alta), ma portano un Sangiovese di talento che agevola i racconti. Giunti allo stadio, ci separiamo. Accompagnare il grande ex nella curva di casa, è indelicato. Alla lettura delle formazioni, scopriamo che Franzini si gioca la fluidità. Gli undici biancorossi annunciati dall’altoparlante sanno di freschezza, di sorpresa, di rosa fluida insomma. Cesena parte forte, poi le misure tornano in equilibrio. Lo rompe Paponi, sempre più cobra. Qualcuno seduto vicino, lo bolla come goal dell’ex. I più non ricordano. Il numero 23 biancorosso avrebbe anche la possibilità di raddoppiare. Il diagonale è però troppo ottuso (si parla di angoli). A fine primo tempo la lettura pare semplice: partite come queste le porti a casa intere. Lo conferma l’azione a inizio ripresa. Cattaneo va al tiro, fuori di poco. Invece Modesto (si parla di allenatori cesenati) interviene sull’ossatura della squadra. Dentro quattro nuovi per far salire la temperatura. Che in effetti sale. Quando Cesena pareggia, il tabellone luminoso indica 57 gradi. Segna Zecca. Oltre ad essere piacentino è un ex. Il movimento di ieri sera, in biancorosso non lo ha mai fatto: davvero bravo. Finisce pari. Finisce pari perché Cacia si è allungato il pallone dopo un contropiede condotto in solitaria. E spiace. Come spiace ammettere che solo al triplice fischio, ho capito il tabellone luminoso. Indicava 90°. Non era un termometro guasto.


Protagonisti.
Del Favero: a portiere siamo a posto
Pergreffi: nello stadio più inglese d’Italia, sfodera la miglior interpretazione dello stopper.
Milesi: continua a piacermi il modo di colpire sempre qualcosa quando interviene.
Della Latta: incredibile, l’ho visto poco.
Zappella: aiutatemi a ricordare chi era Barlocco. Questo fa grandi cose.
Imperiale: il centrocampo recupera palla, lui si fionda sull’ala e crossa, Paponi insacca. Manuale rispettato.
Marotta: moto perpetuo. Davanti a Zanotti, quasi uno Zanotti.
Cattaneo: per adesso vedo un giocatore più di lotta che di governo. E non mi dispiace. Al 30° (sono minuti) lascia per Bolis che diventa un riconosciuto.
Nicco: scriverei presenza di peso, se non ci fosse chi lo trova irrobustito rispetto all’anno scorso.
Sylla: grinta mescolata a movenze inusuali. Ha imparato un pelo tardi a morire, e a risorgere, nei contrasti in cui non ti toccano, ma vuoi la tutela dell’arbitro. Gli subentra il duttile Sestu: vivace, ma da seconda punta non ha mai reso troppo.
Paponi: il goal è bellissimo. Avrei detto che stesse bene, che stesse giocando bene. Il mister lo toglie, mette Cacia. E ancora una volta la mossa si rivela corretta.
Franzini era all’esordio in panchina alla ex Favorita. Lascia il segno.


Non so cosa ne pensa Sgarbi. A me piacciono le rotonde di Cesena guarnite col cavalluccio marino.

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