di Roberta Suzzani – Gemelle, diverse. Per certi versi le vicende che negli ultimi mesi hanno monopolizzato l’attenzione degli abitanti di Bettola e Borgotrebbia si somigliano. C’è una centrale a energie alternative, in un caso in via di realizzazione, in fase solo progettuale nell’altro. Ci sono i cittadini che alzano la voce contro le decisioni dell’Amministrazione comunale competente e dichiarano battaglia riunendosi in comitati organizzati. Ci sono gli incontri con gli esperti, gli amministratori e gli imprenditori. Ci sono i titoli di giornale, le proteste, le manifestazioni e le raccolte di firme.
Tutto uguale. O quasi. E’ la “fine” che è diversa.
Da una parte, a Bettola, i cittadini hanno portato a casa una piccola grande vittoria con la modifica all’art. 7 del Regolamento edilizio che disciplina, sul proprio territorio, l’insediabilità di impianti industriali di produzione di energia mediante l’utilizzo delle fonti rinnovabili, quali le Biomasse. Dall’altra, a Borgotrebbia – ma sarebbe meglio dire a Piacenza – i cittadini sono stati costretti a bussare alla porta del Tar per far valere i loro diritti.
Cosa c’è di diverso? La partecipazione.
A Bettola, forse non proprio con l’intenzione di far bloccare l’iter di approvazione, il sindaco Sandro Busca ha coinvolto gli abitanti. A Borgotrebbia-Piacenza tutto è stato fatto secondo le regole – che non prevedono la partecipazione dei cittadini – ma, appunto, non c’è stato alcun tipo di coinvolgimento, se non a cose fatte.
«Di fatto è solo questa la differenza». Marcella Rossi, portavoce del comitato di cittadini che si è mobilitato contro la costruzione della centrale, non ha alcun dubbio che, se non ci fosse stato lo step iniziale di rendere partecipi i cittadini dei progetti amministrativi, oggi Bettola si troverebbe nella medesima situazione di Borgotrebbia: con un progetto indesiderato in via di realizzazione e contro cui ricorrere attraverso il Tribunale Amministrativo Regionale.
«Se il primo cittadino non avesse presentato il progetto che riteneva potesse giovare alla comunità di Bettola e all’intera vallata, se non avesse voluto coinvolgere i cittadini, se l’iter di progettazione e approvazione della domanda, che di fatto è in mano all’Amministrazione provinciale, avesse fatto il suo normale percorso, oggi le mie parole sarebbero diverse».
Una sfilza di “se” che, di fatto, hanno separato i destini gemelli di Bettola e Borgotrebbia.
«La mobilitazione, che si è fin da subito attivata per Bettola, ha meravigliato anche noi – racconta Marcella Rossi – In tantissimi hanno firmato contro il progetto e non solo tra i residenti. Appena divulgata la notizia e aperto il profilo Facebook siamo stati contattati per la raccolta di firme e in pochi giorni ne abbiamo raccolte quasi 1.800».
Una mobilitazione che, di fatto, ha tirato il freno ponendo «su tutto il territorio, una limitazione di insediamento di impianti industriali di questo genere».
Battaglia vinta «ma non abbassiamo la guardia», aggiunge Marcella Rossi.
Così come non l’abbassano i membri del comitato di cittadini di Borgotrebbia, i quali sono sempre in attesa del responso del Tar.
«Sono felice che a Bettola la vicenda si sia risolta nel migliore dei modi – commenta Luigi Pagano – Appena saputo della nascita di questo comitato ci siamo subito messi in contatto con loro. Le nostre situazioni, però, erano profondamente diverse sia per quanto riguarda il tipo di progetto sia per i tempi di approvazione dell’iter che nel nostro caso erano già chiusi. Se l’Amministrazione Dosi avesse coinvolto i cittadini come è accaduto a Bettola e non avesse presentato il progetto solo a fatto compiuto, le cose sarebbero andate diversamente».
Il comitato di Borgotrebbia continua la raccolta di fondi per il ricorso al Tar attraverso il conto corrente della Cariparma “Comitato contro la realizzazione di impianti a biomasse a Borgotrebbia” aperto appositamente. Chi volesse contribuire può farlo eseguendo un bonifico sul conto Iban IT68C0623012606000030875266 apponendo la causale “Ricorso TAR no biogas Borgotrebbia”.




