Un paio di gradini sopra il mio posto stadio c’è il signore che strappava i biglietti al Bertocchi. Ci andavo per le gare della Primavera biancorossa. Lui c’era sempre, e sempre in tuta blu col logo ufficiale. Deve aver visto tonnellate di calcio giovanile. Il primo tempo se lo inventava. Dal cancello dove strappava, si vede poco. Nel secondo tempo l’entrata era libera, quindi si trasferiva a bordo recinzione. Da lì vedeva. Il campionato Primavera è l’ultima scrematura. Finito quello, o sei professionista, o sei dilettante. A me piaceva seguirlo. Il balocco era individuare il buono in erba. Non ci ho mai preso. In campo potevano esserci Cacia, Gilardino, Piccolo, e mi affezionavo a Nieto, Bovarini, Panepinto. Ho incontrato Adriano Panepinto, mi incuriosiva la sua storia.

Buondì Adriano, ti ho rivisto a Vercelli poi non ti ho più incrociato. Com’è andata col calcio?
Sono partito forte con il primo contratto da professionista a Piacenza. Ho fiutato la serie A. Nella stagione in prestito a Monza mi sono rotto una spalla, da lì è cominciato il mio declino. L’ultima squadra a cui mi avete prestato era il Sud Tirol, dopo Varese e Monza, appunto. Poi sono stato a Vercelli, Scafati e Cuneo in C2. Da lì mi sono trasferito in Toscana. Piazze importanti come Lucchese e Pistoiese, ma stavano tra i dilettanti. Sono andato anche in Sicilia, Acireale e un po’ di Ragusa. Ho quindi finito in Molise, a Bojano. Nelle speranze c’era qualcosa in più. Nel concreto mi sono divertito, mi sono mantenuto, e ho giocato a calcio. Quello che volevo.
Da noi arrivi giovanissimo. Qual è la partenza e chi ti porta?
Ero nella Gabetto di Torino. Veniamo a Piacenza per un’amichevole, vinciamo 3 a 1 e Luporini non mi lasciò neppure tornare a casa. Firmai il contratto. Nel giro di niente mi allenavo con quelli che prima incollavo sull’album Panini.
Sei rimasto legato cinque anni a via Gorra. Scrivo l’indirizzo della sede perché il campo te lo mostrarono poco.
Usava vincolare i giovani di prospettiva. A bocce lanciate, posso dire che per me, e altri compagni della Primavera, fu negativo avere la prima squadra in serie A. Novellino non puntò su nessuno di noi. Ci spedirono tutti in giro.
Però eri in rosa l’anno dell’ultima promozione nella massima serie. Hai anche una presenza, la ricordi?

Sicuro, eravamo a Pistoia sotto una pioggia importante. Nel secondo tempo il Mister mise dentro me, Comotto e Tagliaferri. La Gazzetta segnalò gli incidenti a fine partita e il mio ingresso come quello “ di un giovane interessante”. Con la prima squadra ho una manciata di partite in tutto, ma l’esperienza di condividere lo spogliatoio con tipi del calibro di Piovani, Hubner, Maresca, è stata impagabile. Per quando sarò nonno, qualche racconto buono ce l’ho.
Hai frequentato il Respighi. A scuola eri quello figo che giocava nel Piacenza?
Rispondo con modestia: sì, ero riconoscibile. E ricambiavo le attenzioni.
La tua scheda di atleta recita: altezza 184 cm, peso 65 kg. Quindi non ti chiedo dove andavi a mangiare. Saresti una brutta pubblicità.
Ero proprio magro. Adesso sono in peso forma, 80 kg. Posso anche rischiare maglie attillate, senza trattenere troppo il fiato. Piuttosto se vai alla Bella Napoli, saluta i gestori, andavo sempre da loro.

Hai fatto bene a parlare di magliette. Vesti ancora quella piacentina?
Ho regalato tutto agli amici. Le sfoggiano quando giochiamo in palestra.
Solo calcetti? hai chiuso con gli introiti legati al pallone?
Collaboro con la scuola calcio Lascaris e ho un negozio di scarpe. Servono per calciare bene.
Tu calciavi bene. Nella Primavera i piazzati erano tuoi. Hai mai segnato in un derby?
Nel mio periodo a Cremona erano bassi di categoria, avevano solo la squadra Berretti. Goal ne ho fatti. Ho segnato al Parma se può interessare.
Hai contatti con qualche ex compagno biancorosso?
Noi della squadra guidata da Papais abbiamo un gruppo “social” che si chiama Piacenza. Siamo molto uniti. Forse perché il Mister era un sergentone, ci controllava anche di notte. Però all’Avila o al Comoedia andavamo lo stesso. E sento ancora con grande piacere Luporini.
“Io non sarò mai così”. Qual è stato il collega che te lo fatto pensare?
Se non c’erano impegni, la domenica mattina ci si trovava per una partitella dietro lo stadio. Lo spettacolo era passarla a Nainggolan. Adesso è superman, ma allora era piccolino, pelato. Vederlo riuscire in certi numeri, era stupefacente. Avrei scommesso sulla sua riuscita.
Al posto di un saluto mi lasci lasci un pronostico? Sabato il Piacenza gioca ad Arzachena.
Avversario strano: o vincono o perdono. Questo è il turno che perdono.
Grazie per la chiacchierata Adriano. E manda un messaggio al Gruppo Piacenza con i nostri saluti.




