Hanno affisso uno striscione sulla fronte dell’edificio del Romagnosi che ospita alcune aule del vicino Liceo Gioia. Il bersaglio era infatti il Gioia, colpevole, secondo gli studenti di destra che si riconoscono nella sigla Blocco Studentesco, “dell’ennesimo episodio di propaganda politica”. L’iniziativa – culturale – che ha indignato gli studenti del Blocco è stata la proposta teatrale del liceo piacentino, messa in scena lunedì scorso, dedicata alla vicenda resistenziale del partigiano Alberto Araldi, “Paolo”, caduto per la libertà come tanti altri compagni di lotta. Lo spettacolo, dal titolo “Siamo i ribelli della montagna” (dal titolo di una canzone partigiana) è stato voluto dagli insegnanti e dagli studenti delle classi terze, nell’ambito della autonomia scolastica e in preparazione delle celebrazioni del prossimo 25 aprile. In scena gli attori Mila Boeri e David Remondini hanno rappresentato la storia di due giovani che si muovono sullo sfondo storico della Resistenza piacentina in Val Trebbia. Blocco Studentesco ha colto l’occasione per affiggere lo striscione con la singolare invocazione “Basta indottrinamento antifascista”, ulteriormente sottolineata in un comunicato firmato da Libero De Rosa: “una ridicola opera teatrale di chiaro stampo antifascista (…). Questa ennesima mitizzazione della Resistenza è propedeutica ai festeggiamenti del 25 aprile – prosegue il comunicato – ma è inaccettabile per chi vuole avere una visione lineare della storia, priva di qualsiasi pregiudizio”. E poi la frecciata al Gioia: “Imparzialità che non sembra in voga tra professori e dirigenti, dal momento che furono tra i primi promotori della raccolta di firme contro l’apertura della sede di Casa Pound, anche costringendo gli studenti a firmare questa buffa quanto inutile petizione”.

“E’ una polemica pretestuosa – ha tagliato corto il preside del Liceo Mario Magnelli – utile tuttavia poiché ci ha dato l’occasione di riflettere e far riflettere la città su quanto oggi serva condividere con i giovani una memoria non scontata”. Gli attori hannno portato in scena “una Resistenza quotidiana nella sua declinazione locale: la vita all’interno della Terza Brigata di stanza in Val Trebbia sotto la guida del comandante partigiano Paolo. “Naturalmente – prosegue Magnelli – siamo consapevoli della professionalità e della autorevolezza di autori e testo, nonché del rigore storiografico sotteso alla rappresentazione teatrale”.
Una ineccepibile pagina di storia, dunque, confermata nell’affidabilità della sua ricostruzione da Carla Antonini, studiosa e direttrice dell’Isrec (Istituto di storia contemporanea). Con Magnelli la storica ha condotto il dibattito seguito allo spettacolo, contestualizzando scientificamente le vicende della Resistenza in Val Trebbia.
L’episodio dello striscione e della ‘protesta’ del Blocco Studentesco, infine, sarebbe passato (quasi) inosservato se non fosse per il paradossale rovesciamento lessicale degli abituali termini del dibattito innescato dai giovani di destra: “indottrinamento antifascista” (l’Italia, secondo Costituzione, è una Repubblica antifascista); “spettacolo teatrale di chiaro stampo antifascista”. Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria.




