Sul sito ufficiale del Piacenza Calcio c’era il concorso: Caro Piace ti scrivo”. Si chiedevano racconti personali, legati ai biancorossi. Volevo mandare quello della trasferta di Legnano sotto la bomba d’acqua (moderno termine tecnico per “sguassaron”), poi ho lasciato perdere. Il perno del racconto non era il Piacenza, ma Giorgio Lambri malmenato in tribuna stampa. Nessuna relazione con l’uscita del libro “Pansa e tasca”. Il cronista si lamentava in modo eccessivo, qualcuno perse la barella. Peccato perché era l’unico posto asciutto dello stadio e mi fecero uscire. Avevo un’altra storia buona. Collocazione storica: gli anni di Fabbri. Argomento: festeggiamenti a casa del presidente Loschi. Protagonista: Dino Landini. Trama: il calciatore parcheggia la Cinquecento nella piscina presidenziale. Le leggende di quel periodo sono troppe. Serviva verifica con l’interprete principe. Spiace avere spazi da rispettare, perché Landini è in splendida forma e racconta libero.

Buongiorno Dino, allora è storia o fantasia quel parcheggio acquatico?
Diciamo che sono fantasie nate su fondo (fondale?) reale. Mi fermarono per tempo. Loschi fece girare le scatole. Avevamo accordi che poi voleva cambiare, le solite beghe. Ci tengo a dire che ho passato quattro anni bellissimi a Piacenza, e sempre con lui.
Ti prelevarono dalla Reggina nell’estate mondiale del ’74. Alle spalle avevi la serie A col Verona. Eri il classico uomo d’esperienza. Eppure quell’anno solo 7 presenze. Hai faticato per convincere il Mister?
A Reggio Calabria mi infortunai. Se vai a vedere i tabellini di quella stagione, le presenze son tutte nel finale, a recupero completato. In carriera le ginocchia mi hanno aiutato poco. Nei momenti importanti capitava sempre qualcosa.
I tabellini li ho guardati. Ho scoperto che in biancorosso non hai mai segnato. Era scarsa propensione, o perché stiamo raccontando di un calcio in cui lo stopper andava nell’area avversaria solo in gita premio?
Aspetta un attimo. Con la maglia del Piace ho segnato a Brescia. L’arbitro ha annullato per fuorigioco inesistente. Ho segnato anche nell’amichevole con la Fiorentina, e un paio contro le primavera di Torino e Sampdoria. Se vuoi ti dico anche quanti pali ho colpito. Quando ho cominciato ero centrocampista, segnavo. Giocavo nel Santa Vittoria di Gualtieri e lavoravo in fabbrica. Vennero gli osservatori del Carpi. Misi in porta il punto promozione, ma loro scelsero due miei compagni. Penso fossero venuti per vedere la stazione dei film di Peppone e Don Camillo. Tutto sembrava ormai chiuso, invece a Carpi si ricordarono di me. Da lì mi mandarono alla Vis Pesaro e firmai il mio primo contratto da professionista.

Hai finito la carriera qui, hai continuato a frequentare i nostri campionati dilettanti, hai un sacco di amici piacentini. Ero convinto fossi rimasto in città.
Sono tornato nel Ducato di Guastalla. Potevo giocare ancora un po’, ma c’erano in vendita i sali e tabacchi del mio paese. Feci l’affare e passai dal campo al banco. Nel periodo della Sambri, venivo solo per la partita. C’era Gottardo, per lui sarei andato anche più lontano.
Quindi se mi servisse un pacchetto di Nazionali senza filtro vengo da te?
No, ho venduto da un pezzo. La strada dove avevo il negozio rimase chiusa due anni per lavori. Vedevo un gatto al mattino e un cane al pomeriggio. Ho fatto dieci anni il vetraio prima di andare in pensione.

Mi serve l’opinione di uno che ha giocato nel Piacenza più bello di sempre: quello di oggi come lo vedi?
Buona squadra, pensata e guidata con cognizione. Se sabato ad Arezzo riesce il botto, cominciamo a sfoltire il gruppo.
Sei stato calciatore professionista, tuo figlio Luis anche. La saga dei Landini continua?
Ci spero perché mio nipote ha talento. Ha 16 anni, gioca nell’Audace e si vede che la stoffa c’è.
Hai un secondo per rispondere: qual è la più grossa soddisfazione che ti sei tolto in carriera?
Essere allenato da Gibì Fabbri, il più grande di tutti. Ma anche battere la Juventus non è stato male.
Grazie Dino, protagonista di questi primi 100 anni. E prima o poi qualcuno riuscirà a mettere l’auto in piscina.




