Droghe, dalla piazza alla rete
Mosti: “Così cambia lo spaccio”

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Antonio Mosti
Antonio Mosti

di Elena Caminati  – Sono siti accessibili, alla portata di tutti, senza neppure avere troppa competenza informatica. Vi si accede attraverso motori di ricerca speciali, non tradizionali, ma una volta all’interno si può acquistare di tutto, dai cd, alla droghe, fino alle armi. E’ la nuova pericolosa frontiera delle droghe in vendita sulla rete. “Non si tratta di enfatizzare il fatto che viene comprata su Internet – chiarisce Antonio Mosti direttore del Sert Città di Piacenza (nella foto) – ma bisogna prendere atto che le nuove frontiere nascondono una parte di sommerso attraverso cui è possibile acquistare qualunque cosa. Questo ci deve far riflettere su una serie di strategie da adottare. Poi ci sono prodotti del merchandising: accendini, posa cenere, prodotti per pulizia e per l’occultamento”.
Tutto questo è lo specchio di una modalità diversa del consumo che va conosciuto e studiato per poterlo curare. Corrisponde perfettamente ad una evoluzione del fenomeno. “C’è una modalità diversa. Qui non c’è il mondo dell’emarginazione – spiega Mosti – queste immagini non mi evocano marginalità, ma semplicemente che posso acquistare qualunque cosa, dai cd a questi prodotti – ci spiega mentre sul video del computer scorre il sito – questo ci espone al fatto di abbassare l’attenzione”. Le cose cambiano anche per gli operatori sanitari e i professionisti; occorre specializzare i percorsi e saper gestire i rischi di cui spesso non c’è consapevolezza. Riporta un esempio: “arriva un ragazzino con una importante intossicazione da eroina fumata – racconta – dopo esami ed approfondimenti smette di farne uso. Ma ai successivi controlli troviamo valori alti derivati da cocaina. Ci siamo resi conto che non c’era la consapevolezza di quest’ultima intossicazione grave perché non percependolo come un rischio, per il ragazzino questo non era un problema”.
Perchè i servizi siano al passo con questo cambiamento è necessaria formazione e aggiornamento costante. “Studiare e aggiornarsi. Non possiamo più utilizzare i criteri di 30 anni fa. Occorre formazione non solo nel merito delle sostanze ma anche sulle modalità di consumo, sui trattamenti farmacologici trasversali, per questo invitiamo a partecipare tutti gli operatori”.
L’empatia con il paziente, giovane o più maturo che sia, si crea, prima di tutto studiando la modalità di comunicazione, mettendo al bando ogni giudizio morale. “Essere empatici significa provare a percepire quello che una persona sente, è una cosa che si impara. In più c’è anche una predisposizione personale che accompagna la corretta modalità di comunicazione. Al bando qualunque giudizio, perchè oltre a non servire a nulla, fa un sacco di danni”.
Il problema vero è che di queste nuove droghe non si conoscono i sintomi: solo quando arrivano gli allert si è in grado di classificarli, non prima. Questo clinicamente è una grossa difficoltà. “Ecco – conclude il direttore del Sert – ci vorrebbero un po’ più di esperti, davvero. Per cui uno sceglie sulla base di una cosa che sa. Sapere cosa si consuma è fondamentale, certo sarebbe meglio non consumare. Questa cosa può risultare impopolare: sto dicendo che preferisco avere una persona che utilizza le sostanze viva piuttosto che morta. Su questo bisogna essere molti chiari”.
Il servizio completo su www.zerocinque23.com

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