La stupefacente fine del volley piacentino – una squadra deceduta dopo 5 trionfi italiani (tra cui due scudetti) consecutivi e una in gravissime condizioni poche settimane dopo aver portato a casa la Coppa Italia – resterà tra le più incredibili macchie di una città che si dimostra ancora una volta puntuale soprattutto nel non saper coltivare quanto fiorisce in essa.
Difficile ricordare una simile quantità di errori, interventi fuori tempo massimo, annunci, smentite, sparate, bugie, accuse e ripicche: il salatissimo conto passa non solo agli sportivi (migliaia di persone che riempivano il Palabanca per seguire Copra Elior e Rebecchi Nordmeccanica) ma all’intera città, la cui immagine adesso – fallimento dopo fallimento: sportivo, economico, occupazionale e chi più ne ha più ne metta – precipita sempre più vicino a livelli da Fossa delle Marianne.
Se per il Copra Elior ci sono al momento ancora flebili chance di tenere in vita una squadra, seppur molto ridimensionata rispetto alle aspettative di un team che avrebbe (e forse lo farà) dovuto iscriversi alla Champions League 2014/15, per la Rebecchi Nordmeccanica sembra crollata anche l’ultima speranza.
“Quella palla non cadrà” è stato il ritornello dell’inno che ha accompagnato le ultime due trionfali stagioni, ma stavolta sembra davvero finita.
E’ un po’ fuorviante sostenere che sia arrivato un secondo no da parte delle famiglie Cerciello e Rebecchi, perché solo una scarsa conoscenza delle persone e delle emozioni poteva far pensare che avrebbe potuto essere rovesciato quanto di scurissimo si leggeva sui volti dei vertici della società biancoblù il giorno della conferenza stampa per annunciare l’addio alla pallavolo (e al baseball).
Il Comune ha tutto il diritto di chiedere di non essere messo in croce per quanto accaduto ed ha evidenziato la razione di colpe (da molti attribuite solo all’Amministrazione) per il latte versato che dipende dall’incomunicabilità tra Dimensione Sport (che fino al 2017 gestisce il Palabanca) e Rebecchi Nordmeccanica, ma – nonostante i non certo idilliaci rapporti tra le due parti – non può bastare per un’assoluzione piena la rivendicazione di aver fatto vari tentativi di mediazione: anche nella politica, come nello sport, contano le scadenze e i risultati, e quelli di questi giorni sono purtroppo pessimi.
Tra i tifosi Pink Wolf del volley femminile, prima pronti ad una clamorosa protesta sotto il Comune, si fa ora strada la richiesta di una spiegazione per il sospetto che la bagarre sul palazzetto sia stata solo un pretesto per nascondere una decisione di abbandonare già presa dalla famiglia Cerciello, tuttavia alcuni fatti cozzano con questa ipotesi: l’abitudine della società ad andare sulle prime scelte e il mercato già iniziato (non solo in uscita: erano certamente già pronti, e solo in attesa di essere firmati, diversi contratti con nuovo allenatore e giocatrici da confermare e da acquisire), ad esempio, lasciano pensare che i motivi siano per lo meno anche altri.
Probabile che quello che molti interpretano come un ritardo (nel presentare una proposta con le condizioni d’uso del Palabanca) tutto sommato piccolo sia stato invece visto dai Cerciello (forse soprattutto da Antonio, imprenditore vecchio stampo) come una mancanza di rispetto e di interesse: se è vero che molti patron hanno i difetti delle primedonne, è vero pure che i casi di scontri tra presidenti di società sportive (Garilli, Rispoli, Molinaroli, Lupi, Gatti-Scorsetti e ora Cerciello) e le Amministrazioni Reggi e Dosi sono un po’ troppi per essere soltanto un caso.




