Economia piacentina ancora nel tunnel come si evince dai dati emersi dal Rapporto Economia di Unioncamere tenutosi la scorsa settimana a Palazzo Galli.
L’aspetto che preoccupa maggiormente è la contrazione dell’occupazione: sta generando un disagio sociale ormai ai limiti. Il senatore Pietro Ichino, ospite dell’incontro, oltre a indicare le contraddizioni quotidiane che si registrano nel mondo del lavoro – difficoltà di far incontrare domanda e offerta di impiego, inefficienza dei Centri per il Lavoro, demonizzazione dei contratti a termine – ha confermato che il lavoro c’è ancora, in forme e professionalità diverse, frutto del progresso tecnologico ormai protagonista in tutti i settori. L’affermazione del senatore suona come un chiaro invito a ricercare nuove opportunità e a ripensare i processi di formazione delle proposte per la soddisfazione di nuovi bisogni in continua evoluzione.
Seppur grande preoccupazione caratterizzasse l’umore generale, nel salone di Palazzo Galli, la convinzione che Piacenza ce la può fare albergava tra i più. Ne è convinto Francesco Milza, presidente di Confcooperative Piacenza e Confcooperative Emilia Romagna.
Una domanda sulla vicenda Ikea non si poteva accantonare, ma il presidente ha preferito non impegnarsi in dichiarazioni sull’animoso confronto dove è impegnata la cooperativa San Martino verso gli operai che aderiscono al sindacato Si-Cobas. Un braccio di ferro sfociato nel blocco degli accessi ai cancelli Ikea. Al tavolo avviato dal prefetto Anna Palombi le parti si sono date tempo per concordare i provvedimenti a carico di 33 lavoratori: erano stati sospesi, perché accusati di aver bloccato il lavoro di un intero reparto. Milza ha solo confermato che la cooperativa San Martino è aperta come sempre ad un corretto e civile confronto sindacale e si augura che si possa sviluppare in condizioni di legalità. Sulle problematiche relative allo sviluppo è stato più generoso.
“Occorre uno sguardo nuovo, uno sguardo che parta dalle cose che sappiamo fare cercando di farle meglio, ma soprattutto considerando nuove opportunità, cambiando il punto di vista. Un processo che abbiamo già avviato all’interno di Confcooperative raccogliendo i primi frutti, opportunità a cui non avevamo mai pensato”. Milza ribadisce che non è facile, ma che lo sforzo deve andare in quella direzione. Conferma poi l’apprezzamento per l’impegno che l’amministrazione comunale sta sviluppando, dal piano strutturale alla rigenerazione urbana, a favore del territorio e indica i cardini da cui non si può derogare per iniziare a progettare lo sviluppo del sistema economico piacentino: logistica, meccanica e meccatronica, agroalimentare.
“Riprogettare la logistica è inevitabile, i capannoni ormai ci sono e non si può certo pensare di demolirli. Occorre quindi sviluppare un progetto che comprenda la riqualificazione del Polo logistico attraverso l’integrazione con nuovi servizi che rendano tutto il sistema competitivo, soprattutto adeguato ad una logistica qualificata. Seconda ma non ultima, attenzione ai nuovi insediamenti per evitare infiltrazioni mafiose di cui in passato si era già avuto sentore. La meccanica e la meccatronica sono sempre state componenti determinanti del nostro sviluppo industriale, hanno vissuto alterne vicende conservando però un patrimonio di conoscenza dei processi ancora idoneo a lanciare nuove sfide. In questo settore sarebbe opportuno iniettare maggiore consapevolezza, investire nell’innovazione attraverso lo sviluppo più convinto della ricerca.
E’ il settore agroalimentare che mi affascina maggiormente, per la sua trasversalità: agricoltura, industria, rispetto dell’ambiente… qualità della vita nostra e dei nostri figli. Se ragioniamo in quest’ottica l’agroalimentare potrebbe dimostrarsi il volano per lo sviluppo del territorio. Questo discorso sta in piedi perché partiamo già dalla capacità del nostro sistema agricolo di produrre eccellenze. Ne cito una per tutte: al di fuori degli addetti ai lavori credo pochi sappiano che produciamo il miglior pomodoro per uso industriale. Il problema è che non valorizziamo la differenza. Probabilmente non comunichiamo con efficacia.
Attraverso la migliore qualità da ricercare assolutamente su tutti i prodotti ed il rispetto dell’ambiente sarà più facile promuovere il territorio e innescare un processo di rilancio sicuramente alla nostra portata. Tra un anno inizierà Expo 2015, il tempo a disposizione non è tanto, la carta pronta da giocare è sicuramente l’agroalimentare con tutte le connessioni.”




