Ancora una volta viene associato il suo nome intorno alla sempre più delicata e spinosa vicenda Ikea. Qualche giorno fa c’è stato addirittura chi ha raccontato di averlo visto fare le ronde intorno allo stabilimento di Le Mose per assicurarsi che tutti gli aderenti ai Si Cobas non rinunciassero alla lotta, quella più strenua che ha portato agli scontro con la polizia. Fin da quando nel 2007, in “tenera età”, si sedette sugli scranni del consiglio comunale – eletto a suo delfino dal segretario di allora di Rifondazione comunista Roberto Montanari – il consigliere comunale Carlo Pallavicini è uno che prende posizioni, che non sempre sono quelle della maggioranza intesa come opinione pubblica. Anche per questo Pallavicini è uno che divide. E da quando a Piacenza è scoppiata la bufera dei lavoratori della logistica, il “Palla” non ha mai rinunciato a interventi in aula tutti votati all’attacco. Non ha mai temuto lo scontro verbale; anzi, ha quasi sempre dato l’idea di cercarlo, quasi con franca irriverenza: negli ambienti di palazzo Mercanti sono piuttosto noti e folkloristici i battibecchi a sfondo ideologico con Marco Tassi (Pdl) e con Massimo Polledri (Lega Nord). E anche se qualcuno, magari un po’ banalmente, gli faceva notare che difendeva gli interessi dei poveri facchini con indosso le polo firmate, lui ha sempre fatto spallucce. Divide, Pallavicini, sì. Lo ha sempre fatto. E ora che resta altissima la tensione all’Ikea, Pallavicini rischia di dividere anche la maggioranza. O meglio, il suo comportamento sta provocando non pochi scossoni nella maggioranza di centrosinistra che comprende anche Rifondazione comunista, partito su cui a questo punto molti si fanno interrogativi. Qualche giorno fa addosso a Pallavicini sono piovuti alcuni attacchi da sponenti del Partito Democratico come Marco Pascai che ne chiedeva le dimissioni. Dalla sua pagina facebook l’interessato si è difeso parlando di “vigliacca personalizzazione mediatica”. Il giovane consigliere del Prc considera ingiusti gli attacchi ricevuti in questi giorni dopo la prese di posizione sulla sospensione dei 33 lavoratori e i conseguenti picchetti fuori dai cancelli. Tuttavia la domanda ormai sta facendo il suo corso: può la maggioranza essere autosufficiente anche senza il Prc? Questo il dilemma che alberga specialmente nel Pd, il principale partito della coalizione. Un quesito che non può non tenere conto del fatto che in giunta c’è un esponente di quel partito, cioè l’assessore all’Ambiente Luigi Rabuffi. Contattato al riguardo Rabuffi ha preferito glissare la questione. “Non è al momento un tema di cui si sta parlando in giunta” ha spiegato l’amministratore lasciando cadere il discorso. Al momento il dibattito è più in consiglio dove larga parte del Pd, appoggiata dall’esecutivo provinciale, spinge se non per arrivare alla rottura, quantomeno per porre la questione in cima all’agenda. Come lo stesso Pd aveva scritto in una nota diramata alla stampa “non si possono accettare comportamenti di un certo tipo da parte di esponenti delle istituzioni”. Concetto chiaro: il nuovo Pd renziano mal digerisce Rifondazione e Pallavicini. E anche se c’è chi prova a fare il pompiere rimandando la questione, al prossimo atto fuori dagli schemi di Pallavicini il tema tornerà prepotente alla ribalta. Per quanto riguarda Rabuffi, si può dire che la sua posizione sia al momento ancora salda. Per quanto è difficile dirlo. Va ricordato che gli assessori sono nomine fiduciarie del sindaco e si è visto in passato come alcuni ex assessori abbiano piuttosto optato per abbandonare il partito piuttosto che l’incarico di assessore. Chissà se questo possa essere un pensiero anche di Rabuffi.




