In caso di auspicabili colpi di scena last minute, legati alla proposta (tre anni di utilizzo del Palabanca alle condizioni precedenti) di accordo la cui avvenuta presentazione a Dimensione Sport e Rebecchi Nordmeccanica è stata ufficializzata dal sindaco Paolo Dosi e dall’assessore allo Sport Giorgio Cisini, Piacenza potrebbe non perdere contemporaneamente Copra Elior (si parla di un “industriale europeo” in aiuto) e Rebecchi Nordmeccanica.
Per evitare effetti in stile Tafazzi, personaggio dell’italico cabaret che saltellava colpendosi l’inguine con una bottiglia di plastica traendone un masochistico piacere, bisognerà stoppare la ‘palavalanga’, termine con cui si potrebbe definire la slavina di responsabilità varie (in primis, benchè non uniche, della politica: dalla sottovalutazione dei problemi all’incapacità di comprendere esigenze e scadenze dello sport di vertice, fino alle imbarazzanti omissioni su troppi fronti) in merito alla gestione del Palabanca (che ne sarebbe, di un palazzetto vuoto o quasi?) che, pur avendo concause di antica data, è esplosa in seno alla crisi del Copra Elior dopo il passo indietro del patron Molinaroli ed ha finito per far perdere la pazienza alla Rebecchi Nordmeccanica, spingendo a un passo dall’addio le famiglie Cerciello e Rebecchi.
Non sono noti precedenti di una città che riesca a privarsi nel giro di pochi giorni sia di una squadra fresca autrice di un triplete tricolore nel volley femminile sia di una squadra recente vincitrice della Coppa Italia al maschile: fare l’abbinata di funerali sportivi per un incomprensibile ‘cupio dissolvi’ (legato anche a rapporti non sempre idilliaci tra le due società in questione) suonerebbe ai posteri come l’ultimo chiodo della bara sulle debolezze di un’intera città.
Dopo i crack di calcio (il fallimento del Piacenza) e basket, la scomparsa o il notevole ridimensionamento del volley sarebbero per gli sportivi (e per i piacentini tutti, che – anche senza saperlo – dal ritorno di immagine per la città garantito dal volley, sport dall’immagine più ‘pulita’ di altri, avevano solo benefici) una “tranvata” inaccettabile, sia sotto l’aspetto meramente sportivo che sotto l’aspetto sociale, viste le tante iniziative che sia al team maschile (da molti anni) che a quello femminile si erano collegate o stavano per farlo.
Lo sconquasso lascerebbe sbigottiti i tifosi (ai grandi numeri dei Lupi Biancorossi del Copra Elior, forse il pubblico più appassionato d’Italia, stavano affiancandosi gli interessanti riscontri dei Pink Wolf della Rebecchi Nordmeccanica): Dosi e Cisini hanno bollato come “soloni” e “sciacalli” quanti hanno evidenziato le negligenze dell’Amministrazione, ma fino a quel momento i margini per un accordo sembravano ormai bruciati.
“Purtroppo – aveva detto il presidente onorario Antonio Cerciello, scuro in volto, annunciando una decisione-choc – la situazione è diventata insostenibile e la mia società non può più aspettare. Per questo annunciamo la nostra uscita dalla pallavolo. Mi spiace moltissimo per la città e per i nostri tifosi, a cui chiedo scusa, ma non possiamo fare altrimenti: non ci è stata data la possibilità di andare avanti”. “Era nelle nostre intenzioni – aveva aggiunto il presidente Vincenzo Cerciello – allestire un’altra grande stagione, tra campionato e Champions League. Per farlo, però, serve muoversi adesso, sul mercato e pure a livello logistico come la scadenza dei termini per iscrivere la squadra alla Champions League. Allo stato attuale, cosa avremmo inserito alla casella ‘campo da gioco’?”.
Decisive parevano le nuvole sul Palabanca: “Abbiamo chiesto – aveva svelato Cerciello – il rinnovo della disponibilità dell’impianto per i prossimi tre anni, il tempo minimo per la programmazione di un’attività di alto livello come la nostra. Purtroppo ad oggi il Comune non ci ha dato risposte: non abbiamo certezze sull’impianto e quindi, seppur a malincuore, siamo costretti a chiudere qui. ‘Un silenzio assordante’, lo definirei. Da questo momento il titolo sportivo della serie A1 è a disposizione di chi è interessato”.
Amarezza anche nelle parole del vicepresidente, Giovanni Rebecchi: “Per restare ai vertici, una pianificazione articolata rappresenta una strada obbligata. Non avendo a oggi la disponibilità di un impianto con i requisiti minimi, la scelta, seppur molto dolorosa, è obbligata. Vivere nell’incertezza porta al disamoramento”. “Ringrazio – aveva chiuso Cerciello sr. – chi ci è stato vicino in questi anni, soprattutto i tifosi. Non ci sono più margini di trattativa, la mia famiglia non investirà più un solo euro nella pallavolo”.
Se il finale apparentemente già scritto sarà cambiato dipenderà da trattative e telefonate in parte, forse, ancora da fare.




