“Non è semplice estrapolare elementi positivi dall’esame dei dati disponibili effettuato per la redazione del Rapporto annuale sull’economia piacentina”: lo scrivono gli stessi estensori del consueto studio, precisando che “inversioni di tendenza rispetto al recente passato non si sono ancora pienamente evidenziate”. “L’economia della provincia di Piacenza – è il triste monito ricordato dal rapporto – è destinata a subire, secondo le previsioni di Prometeia-Unioncamere Emilia-Romagna, una riduzione reale del valore aggiunto ai prezzi di base pari all’1,4 per cento, ancora più elevata di quella prospettata per l’Emilia Romagna (-1,1%)”. Le cifre, in effetti, sono preoccupanti: a carico dello stock delle imprese registrate a Piacenza è proseguito anche nel 2013 il movimento recessivo che aveva preso avvio nel 2010, ed il calo tra il 2012 ed il 2013 delle registrate è stato di 510 soggetti. 557 in meno le aziende attive. Sono inoltre aumentate sia le imprese interessate da procedure concorsuali (+1,98%) che quelle in scioglimento (+1,77%), e le cessazioni hanno superato le iscrizioni anche al netto delle cancellazioni eseguite d’ufficio dalle Camere di commercio: il saldo tra iscrizioni e cessazioni è stato positivo solo in 4 dei 48 comuni della nostra provincia.
Edilizia e agricoltura in difficoltà
A livello settoriale la variazione più negativa ha interessato l’agricoltura. Di rilievo anche il risultato a carico del settore delle costruzioni. La contrazione si è allargata anche ai settori del manifatturiero, del commercio, dei trasporti e delle attività dei servizi. Vi sono però anche risultati positivi: è in crescita il numero delle imprese nel settore dei pubblici esercizi, delle attività immobiliari, della fornitura di energia e gas, delle attività finanziarie ed assicurative così come dei servizi alle imprese, dell’istruzione, delle attività artistiche e di intrattenimento e della fornitura di acqua, reti fognarie e gestione rifiuti.
Imprese straniere su, realtà femminili giù
Interessante il fatto che il 9,8% delle imprese registrate a Piacenza può essere individuato come impresa straniera: tra il 2011 ed il 2013 questa percentuale è cresciuta di 0,5 punti. Le imprese individuali straniere invece raggiungono il valore medio del 14,1%. In corrispondenza di Piacenza le imprese individuali straniere rappresentano il 25,9% del totale delle individuali: le imprese straniere che rispondono alla classificazione delle imprese femminili sono l’8% del totale delle imprese femminili piacentine. A partire dal 2012 è iniziato un trend discendente del nucleo di imprese rette in prevalenza da donne, nucleo che aveva raggiunto nel 2011 la consistenza di 7.028 realtà. Dell’1% la riduzione verificatasi tra il 2012 ed il 2013, analoga a quella registrata l’anno precedente. Nella nostra provincia così, a fine 2013, le imprese femminili tout cour sono risultate 6.888. Le iscrizioni dell’anno sono state 460 ma le cessazioni sono arrivate a 557, determinando un saldo negativo per 97 unità. Passando ad un esame dello stock a livello sub-provinciale se ne ricava che il comune con maggiore incidenza dell’imprenditoria femminile è Ponte dell’Olio (28,1%).
Disoccupazione, boom da record
La recessione, che ha investito l’economia piacentina nel 20131 ha avuto effetti negativi sul complesso dell’occupazione. Secondo le rilevazioni Istat sulle forze di lavoro, nel 2013 gli occupati della provincia di Piacenza sono apparsi mediamente in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, per un totale di circa 1.000 addetti. Sotto l’aspetto del genere, la diminuzione dell’occupazione piacentina è stata essenzialmente determinata dalle femmine (-1,9%), a fronte del moderato calo dei maschi (-0,5%). Se il bilancio 2013 dell’occupazione piacentina si è chiuso negativamente lo si deve soprattutto alla battuta d’arresto dei servizi, che hanno subito un calo del 3%; la consistenza delle persone in cerca di lavoro è aumentata del 9,9% rispetto all’anno precedente (+19,3 per cento in regione). Il tasso di disoccupazione è conseguentemente salito all’8,1 per cento, vale a dire su standard mai registrati in passato. La Cassa integrazione guadagni è apparsa in leggero aumento, riflettendo la ripresa degli interventi straordinari che ha annullato i cali delle gestioni ordinaria e in deroga.
Export, ok moda e metalmeccanica
Le esportazioni della provincia di Piacenza sono aumentate del 10,5 per cento rispetto all’anno precedente, consolidando la fase di ripresa in atto dal 2011: il settore più importante, l’industria metalmeccanica, ha fatto registrare nel 2013 un incremento del 5,1% rispetto al 2012. I prodotti della moda costituiscono la seconda voce per importanza dell’export piacentino, con un’incidenza del 19% sul totale, largamente superiore alla corrispondente quota regionale del 10,7%: il dato si spiega con la crescita progressiva dell’attività del polo logistico, in quanto ad esportare sono non tanto imprese produttrici ma di commercio all’ingrosso. L’export piacentino è apparso in crescita nella maggioranza dei continenti, con le eccezioni di Africa e Oceania-altri territori: l’Unione Europea a 28 Paesi resta il principale acquirente dei prodotti piacentini, con una quota pari al 51,2%.
Credito: difficile e molto costoso
Il sistema creditizio ha risentito del clima recessivo: la flessione dei prestiti è stata costante riflettendo sia la debolezza della domanda che politiche di offerta restrittive, soprattutto nei confronti delle piccole imprese. Come se non bastasse, il costo del credito ha continuato a essere superiore a quello medio dell’area dell’euro. Le sofferenze bancarie, pari a 761 milioni di euro, sono cresciute del 31,4% rispetto alla situazione dello stesso mese dell’anno precedente.
Gli altri settori
Anche nell’artigianato, dopo che nel 2011 la rilevazione trimestrale della congiuntura aveva lasciato sperare un cambiamento di rotta, i risultati dei due anni successivi hanno riportato gli indicatori in alveo negativo: solo le esportazioni hanno visto nel 2013 una piccola variazione positiva. Le imprese registrate a Piacenza ed operanti nei settori del commercio e dei servizi sono risultate, a fine 2013, 15.876, 21 in più dell’anno prima. Il cosiddetto settore terziario continua a crescere a livello di numerosità: se nel 2011 radunava il 50,6% del totale delle imprese registrate, nel 2013 ne accorpa il 51,6%. Dal 2007 il settore del commercio assomma risultati negativi. Nell’ultimo biennio si è assistito ad un crollo ancora più importante delle vendite. Gli effetti della crisi, della perdita di posti di lavoro, dell’incertezza per il futuro hanno ripercussioni decisamente significative sulla domanda interna e quindi sui consumi. Tra il 2012 ed il 2013 lo stock di cooperative registrate a Piacenza è infine risultato costantemente fermo a 565 unità. Il numero di quelle attive è invece sceso di 14 unità. Ben 176 delle 565 cooperative registrate sono risultate in scioglimento o in liquidazione (31,2%). Trentatrè sono invece state interessate da procedure concorsuali.




