Liberi e insieme, in due parole la traccia di un nuovo impegno politico per Massimo Trespidi che si candida a sindaco di Piacenza. Le sfide che vuole vincere sono dieci ed articolano un programma ambizioso di cambiamento da realizzare “insieme”. Un modo per alimentare anche il desiderio di “rianimare la speranza di una buona politica liberi dai partiti”. Parole che fanno venire in mente la sua esperienza politica destando interesse, curiosità ed anche stupore. Soprattutto considerando il cammino che la caratterizza.
Muove i primi passi nella Democrazia Cristiana, Comunione e Liberazione è però il suo faro. Segue Buttiglione prima nel Partito Popolare Italiano e poi nel CDU. Nel 1998 entra in Forza Italia e a Palazzo Mercanti come assessore alla Cultura e vice del sindaco Guidotti. Nel 2009 è eletto Presidente della Provincia vincendo su Boiardi al primo turno. Nel 2013, esauritosi il Pdl, non rinnova la militanza in Forza Italia. Nel 2014, terminato il mandato in Provincia, si ritira dalla politica attiva. Recentemente, dopo un animatissimo confronto-scontro con il centrodestra che gli preferisce Patrizia Barbieri conferma la candidatura a sindaco di Piacenza spogliandola dei vestiti della solita politica dei partiti e chiamando a raccolta i piacentini che vogliono spendersi per “cambiare radicalmente direzione a questa città”. Una mutazione genetica.
Trespidi spiega così: “Ho sempre detto che la mia candidatura si sarebbe sviluppata in un contesto civico, quindi con una lista civica composta da donne e uomini con esperienze di vita e professionali diverse. Naturalmente in linea con i valori che hanno sempre ispirato la mia attività politica e amministrativa”.
Ma i partiti …
I partiti hanno dimostrato di aver perso il contatto con la società civile, sono ormai al collasso.
La loro cifra è solo autoreferenzialità, hanno perso ogni rapporto con la realtà e la complessità dei problemi che la caratterizzano. Per questo le nostre strade si sono divise.
“Trespidi sindaco” per mandare a casa la sinistra. Non le sembra eccessivo definire Rizzi “la sinistra”? Ponzini e Rabuffi dove stanno?
Intendevo dire questa amministrazione
Intendeva dire Dosi … Tenendo comunque conto che non si ricandida, cosa salverebbe della amministrazione uscente e cosa invece censurerebbe senza appello?
Tutto. Non salverei nulla. Non vedo risultati importanti o progetti avviati e da completare.
L’amministrazione Guidotti lasciò il Teatro dei Filodrammatici restaurato, Dosi non sta lasciando nulla.
Erano altri tempi …
Un sindaco non può continuare a lamentarsi delle risorse sempre più scarse. I trasferimenti dallo Stato e dalla Regione diminuiranno ancora e quindi sarà necessario trovare nuove soluzioni. Ineludibile la razionalizzazione della spesa: ciò non significa sacrificare i servizi, bensì organizzarli meglio.
Sul versante entrate occorre fare una riflessione seria circa l’opportunità di mettere sul mercato le quote delle società partecipate: mi riferisco a Iren e Piacenza Expo dove tra l’altro ci siamo impegnati in un aumento di capitale che ci costa ottocentomila euro. Mi chiedo: è ancora così strategica la nostra presenza nel capitale? Mi risulta che la Regione possa essere interessata, nell’ambito di una riorganizzazione del sistema fieristico regionale ad acquisire la nostra quota.
Parliamo di un valore intorno ai cinque milioni di euro. Lo stesso discorso vale per Iren: chiediamoci se la nostra presenza è ancora strategica. Da una migliore riorganizzazione degli uffici comunali potrebbero liberarsi gli immobili di via Verdi e quelli di via Scalabrini. Il mercato immobiliare non è nel suo momento migliore, ma la posizione centrale costituirebbe sicuramente motivo di interesse per possibili acquirenti.
Operazioni che richiederebbero tempo, i cui risultati alimenterebbero altri investimenti: strade, scuole, infrastrutture, manutenzioni straordinarie ed altro. La spesa corrente invece, quella che serve per garantire i servizi come intende metterla in sicurezza?
Lo indico molto chiaramente nel programma, attraverso una forte azione di responsabilità. Il nostro non è un libro dei sogni, siamo consapevoli che all’inizio dovremo rinunciare agli investimenti per creare invece nuovi spazi nelle pieghe del bilancio. Sicuramente adotteremo una maggiore responsabilità nell’utilizzo delle risorse. Poi nell’ordine: potenziare il recupero crediti, revisione dei macro aggregati di spesa e dei principali appalti di servizi, recupero fondi regionali, sviluppo di progetti integrati attraverso partenariato pubblico privato creando così maggiori risorse. Naturalmente per un buon risultato occorre tessere relazioni, occorre responsabilizzare, far partecipare alle decisioni, dar vita ad un nuovo sistema Piacenza che tenga in evidenza tutti i settori che si vogliono spendere: privati, associazionismo, volontariato…
Prendiamo spunto dall’operazione Guercino, hanno funzionato la visione, la partecipazione, l’organizzazione, la comunicazione … Quando vuole Piacenza ce la fa, soprattutto se lo fa insieme.
Recentemente ha avuto successo la fusione tra i comuni dell’Alta Val Tidone, che ne pensa?
La fusione può essere certamente di aiuto, soprattutto tra piccoli comuni, il problema più urgente è risolvere la situazione di agonia in cui versa la Provincia, senza fondi e le competenze da assolvere.
L’ipotesi di una Grande Piacenza che metta insieme il comune capoluogo ed i comuni limitrofi…
Certamente sì, anzi di più. Il sindaco del capoluogo dovrà fare da battistrada lavorando a progetti integrati per lo sviluppo di tutto il territorio provinciale.




