Patrizia Barbieri: “Rilanciare Piacenza,
serve la concretezza di un sindaco donna”

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Patrizia Barbieri è la candidata sindaco del centrodestra ufficiale, quello di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord (ma anch’essa d’Italia, in funzione antinvasori, secondo il modello Salvini). Barbieri è avvocato, ammirata a destra dai giorni della sua sindacatura a Castelvetro piacentino, assessora in Provincia con Trespidi presidente: è il bello della politica, che unisce e divide: oggi Massimo Trespidi è uno sorta di nuovo Badoglio (per Barbieri, Agogliati, Foti) quando ieri era il salvatore della piccola patria piacentina.
Barbieri, lei, che è già stata sindaco di Castelvetro, potrebbe essere il primo sindaco donna, eletta direttamente dal popolo, di Piacenza, quale sarebbe l’incidenza più vistosa sull’amministrazione?
“Secondo me il fatto di essere donna significa rapportarsi con tutti, uffici compresi, in modo concreto, forse più decisionista. Intendiamoci, non che gli uomini siano meno bravi e capaci, bensì per la ragione che un certo tipo di determinazione è declinata in maniera più marcata al femminile: sarà la nostra consuetudine alla risoluzione di mille cose in contemporanea, in famiglia e nel lavoro, non so. Fatto sta che siamo multitasking, abituate a fare sintesi, ad avere un approccio decisamente più concreto”.
Quali sono le cose che non vanno a Piacenza? In che cosa l’amministrazione uscente è stata deficitaria?
“Sono convinta che nei cinque anni di amministrazione Dosi non sia stato fatto niente e il poco che è stato fatto è stato fatto male. Badi, non lo dico solo perché sono in campagna elettorale. A dirlo è la città: Piacenza dal 12° posto nella classifica nazionale di qualità della vita è retrocessa al 48° in soli cinque anni. Battendo i quartieri della città come faccio, si constata una situazione di desolazione, di abbandono, anche al riguardo di tematiche che potevano essere affrontate e facilmente risolte. La risposta è che non ci sono risorse, lo sappiamo, però ci sono atti trascurati che potevano comunque essere fatti: piccoli segnali, per esempio parchi senza acqua, degrado, cantieri abbandonati che diventano rifugio per poveracci. Sono tutte segnalazioni provenienti dai cittadini, segnalazioni portate a chi di dovere, con il Comune che se ne è fregato. Una sensazione di abbandono, una percezione di insicurezza assolutamente non considerata dal Comune. Infine, non si è investito nel rilancio della città, nel rendere appetibile una città bellissima dal punto di vista storico-artistico. Così come si è stati carenti nella valorizzazione delle risorse territoriali, e in questo caso, su tutti, penso alla nostra straordinaria filiera agroalimentare. La giunta uscente non è stata capace di considerare il territorio nel suo insieme, in modo organico. Scollamento e disinteresse nei confronti del territorio, ecco ciò che imputo all’amministrazione uscente”.
Bene, ma quali sono le sue proposte, per esempio per quanto riguarda l’economia?
“Innanzitutto ritengo indispensabile recuperare i centri direzionali che ci siamo lasciati sfuggire, poi ricominciare ad investire nella manifattura anziché nella logistica di bassa qualità, infine offrire agevolazioni ai giovani che desiderano aprire attività, con incentivi – per esempio – agli under 35. E ancora: impegnarsi nel recupero dei capannoni vuoti, per metterli a disposizione, tramite agevolazioni, di chi ha le potenzialità per far rivivere il tessuto commerciale. L’obiettivo è una città più viva e dinamica di quanto non lo sia oggi”.
La sicurezza, a torto o a ragione, è divenuta un tema centrale. Qual è la vostra proposta in merito?
“Puntiamo su un diverso impiego della polizia municipale, che vogliamo fnalmente in mezzo alla gente, anche in borghese, in comunicazione costante, quindi in rete, con le altre forze dell’ordine. Vogliamo la collaborazione dell’esercito per riportare vera sicurezza in certi quartieri che obiettivamente devono essere risanati. Un esempio? Beh, la zona intorno alla stazione. E ancora, potenziare l’illuminazione nelle strade, implementare il numero e il ricorso alle telecamere, sia pubbliche che private, in un crescente coordinamento e in una crescente opera di collaborazione. Poiché stiamo con evidenza parlando di immigrazione, sottolineo il fatto che le frazioni sono praticamente abbandonate a loro stesse, con una amministrazione comunale incapace di attuare una vera integrazione. Noi, viceversa, investiremo forte sul rispetto delle regole, sull’alfabetizzazione dei nuovi arrivati, sulla severità nei confronti di chi delinque”.
Ztl, altro tema caldo. Che cosa proponete?
“Al contrario degli uscenti, nel nostro programma è presente l’interesse concreto del cittadino di Piacenza. Per questo vogliamo anticipare l’orario di accesso alla Ztl alle 18.00 (oggi sono le 19.00, ndr) per andare incontro alle esigenze del commercio. Soprattutto, però, vogliamo concretetizzare un efficace piano urbano del traffico, realizzando parcheggi più che necessari come quello delle Benedettine. Solo allora si può pensare ad aree pedonalizzate. La ztl dev’essere funzionale, non subordinata a scelte ideologiche come quella che ha reso via Venturini una camera a gas”.
E il teleriscaldamento, una diavoleria di sinistra?
“Non penso sia vantaggioso come vogliono farci credere, ho dei dubbi su questa partita, che significa anche sventramento di mezza città… Comunque, sono cose che meritano approfondimento, cosa che naturalmente faremo”.
Che cosa pensa del nuovo ospedale?
“Si parla di 250 milioni messi a disposizione dalla Regione che io, però, non ho ancora visto. Il comparto della Sanità dice che tra dieci anni ci saranno enormi problematiche. Se c’è un serio impegno della Regione per la nuova struttura ospedaliera io dico che questa non può prescindere dal coordinamento con tutta la rete provinciale della sanità. Il progetto di un nuovo ospedale va dunque inserito in un contesto, poiché non si tratta soltanto di edifici da erigere ma di sanità a 360 gradi. Se queste somme ci sono, ebbene allora devono essere accantonate in pro del territorio piacentino. Prima di procedere, però, bisogna avere chiaro cosa si vuole fare dell’attuale struttura per non farle fare la fine della Clinica Belvedere. Insomma, che cosa si vuole fare lì dentro? Il potenziale ex ospedale deve restare parte viva della città. Ci vuole un progetto preliminare, dopodiché la nuova struttura ospedaliera dovrà essere decisa insieme con i piacentini, in tutto e per tutto e in particolare sulla sua localizzazione. La caserma Lusignani di via Emilia Pavese è angusta rispetto alle esigenze, la Pertite deve essere un parco, come vogliono i piacentini. Il discorso relativo al nuovo ospedale deve riguardare l’ambito sanitario e non l’ambito immobiliare. Deve inoltre inserirsi nel contesto riguardante anche gli altri ospedali del territorio”.
Capitolo imposte. Il comune ha deliberato l’imposizione di una tassa di soggiorno, nonché un aumento dell’Irpef. Il tutto, naturalmente, è condizionato dalle decisioni di un governo oggi in evidente fase di scadenza.
“Il discorso dei carichi fiscali da far ricadere sui piacentini è per me, per noi, assai indigesto. Dovremo lavorare su un bilancio comunale che sta in piedi per miracolo, sul quale bisognerà intervenire. Per quanto mi riguarda, a fronte di una situazione difficile, affermo che sarà necessario tagliare le spese superflue. Esempi? Faremo a meno del direttore generale, rivedremo operazioni di pura vetrina a beneficio di maggiore sostanza. Sì, il festival del diritto è una di quelle”.
Qualora eletta, lei sarà un sindaco autonomo dai partiti?
“Sono sempre stata autonoma: nessuno mi ha mai detto cosa fare. Certamente di centrodestra, mi ritengo liberissima, ma l’aggettivo ‘libero’ non mi completa, non mi rappresenta del tutto. Preferisco definirmi libera e autonoma, poiché nessuno mi ha mai detto né mai mi dirà che cosa devo o non devo fare. Ho sempre vissuto del mio lavoro, ci metto la faccia perché credo in un progetto in grado di conferire una svolta alla nostra città”

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