
La seduta di consiglio che ha chiuso il mese di novembre ha visto svilupparsi una polemica al calor bianco tra esponenti del centrodestra d’opposizione (Trespidi, di “Liberi”) e centrodestra di governo (giunta comunale, con il sindaco Barbieri a rispondere a stretto giro di posta).
La seduta di consiglio che ha chiuso il mese di novembre ha visto svilupparsi una polemica al calor bianco tra esponenti del centrodestra d’opposizione (Trespidi, di “Liberi”) e centrodestra di governo (giunta comunale, con il sindaco Barbieri a rispondere a stretto giro di posta).
A innescare la dura polemica di Trespidi, sferzante in alcuni passaggi, la dichiarazione di Patrizia Barbieri, ripresa con risalto dalla stampa, di voler realizzare la metropolitana leggera. Riallacciandosi al contrasto con gli ambulanti dello storico mercatino natalizio, Trespidi sottolinea “l’incapacità della giunta di organizzare perfino il mercatino di Natale, figuriamoci a realizzare la metropolitana”. Già questa, tuttavia, è un’accusa che al sindaco non va giù: “Premesso che la metropolitana leggera non è una priorità della giunta, bensì un’opera cui è bene pensare per lasciare qualcosa di importante e non scontato, faccio notare a Trespidi che l’intero consiglio, quindi anche lui, votò a suo tempo per un salto di qualità dell’offerta delle bancarelle della piazza” (affermazione poi smentita da Trespidi, ndr). L’esponente di “Liberi” non ha mancato di polemizzare sulla composizione professionale della giunta: “Su nove assessori sei sono avvocati. Questo non ha impedito alla giunta di essere trascinata prima davanti al Tar e ora davanti al Consiglio di Stato [in seguito al ricorso legale dei ‘vecchi’ ambulanti che da anni affollano piazza Cavalli nel periodo natalizio].
Ma ad innescare il serrato confronto dialettico è stata appunto la proposta della metro leggera. Il professore ed ex presidente della Provincia la considera una boutade per mascherare le difficoltà, e l’immobilismo di un governo cittadino a suo dire largamente deficitario. “Tutti sanno – prosegue Massimo Trespidi – che le priorità in fatto di lavori pubblici sono altre e bene sarebbe che ci si concentrasse su veri e realistici obiettivi, come in consiglio comunale la stessa maggioranza, on. Foti in testa, hanno sostenuto”. L’esponente di Liberi ha pure sottolineato la continua tendenza al rinvio denunciata dalla formazione che guida Piacenza, con interventi previsti nel 2018 slittati al ‘19, alcuni addirittura al ‘20. Un Trespidi d’altronde a tutto campo nell’esercizio della critica: dalla domanda retorica su chi, tra i dirigenti comunali, sta lavorando al progetto metro leggero; che bisogno ha il sindaco, con quattro addetti all’ufficio stampa e quattro nella sua segreteria, di avere ora un addetto part time alle relazioni esterne? “Forse – si risponde lo stesso Trespidi – sarebbe il caso di organizzare meglio le risorse di cui già si dispone”.

Punto su punto ribatte Barbieri: e sulle priorità (“abbiamo ben chiaro ciò che è prioritario da ciò che non lo è. Ma la nostra misura è il mandato, non il 2018 o il 2019. La priorità per le opere pubbliche – prosegue Barbieri – è quella di rifare le oltre 200 strade cittadine, i marciapiedi e sistemare le aree verdi, non la metropolitana leggera. E non si tratta di semplice manutenzione ordinaria, bensì di ridare un volto alla città. Stiamo affrontando in questi mesi il Pums, il piano urbano di mobilità sostenibile. Da anni – rileva il sindaco – tutti parlano di “ambiente” e “mobilità”, ma non si fa mai nulla di progettuale. All’interno del Pums stiamo affrontando la possibilità, da verificare, sottoposta a valutazione tecnica, di una semi-circolare che colleghi la stazione ferroviaria all’attuale ospedale, con tanto di parcheggi scambiatori. Solo così potremmo pedonalizzare – puntualizza il sindaco – il centro storico. In sede di elaborazione del Pums – di cui si sta occupando la società “Trt” – si afferma che tutto ciò sia fattibile. Occorrono, naturalmente, finanziamenti cospicui, ben lo sappiamo, ma ci sono fondi europei cui attingere. E’ un modo per guardare avanti, per progettare la città che verrà, ma sono consapevole che non si tratta di una priorità immediata e soprattutto immediatamente fattibile”.
La polemica a tutto campo, e a tutto spiano, di Trespidi non poteva risparmiare il nuovo ospedale. Per il professore di filosofia del Liceo Colombini anche su questa partita la giunta Barbieri evidenzia carenze e inadeguatezza. “Si è perso del gran tempo. Ci hanno fatto attendere mesi un protocollo che non dice nulla rispetto a quanto già noto e nemmeno contiene il cronoprogramma dei passaggi successivi. Non conosciamo i prossimi passaggi, l’Ausl non ha ancora elaborato uno studio di pre-fattibilità del progetto”. E poi l’affondo, pesante, su una serietà – a detta dell’oppositore – sbandierata ma inconsistente: “per essere seri occorrono pudore, umiltà e più lavoro. Il part time non basta”. Ultimi argomenti nella sua sventagliata critica, il bilancio, con il ventilato aumento dell’Irpef, le azioni Iren. Dura la critica a “un governo di destra che aumenta le tasse”, dura la critica per la mancata cessione delle azioni Iren in quota al comune, col cui ricavato si sarebbe potuto far fronte ad esigenze urgenti.
Anche su questo, naturalmente, Barbieri replica con forza. E su Iren (“venderemo la azioni per mantenere la rete stradale, certo non per costruire la metropolitana”) e sulla stessa metropolitana leggera: “Da una parte la manutenzione straordinaria cittadina, perché rimettere in sesto le strade e i marciapiedi di Piacenza non è ordinaria manutenzione, dall’altra la volontà di dare risposte ambiziose, ed è per questo motivo che ci siamo posti l’idea di una metropolitana di superficie: per rispondere alle problematiche ambientali e della mobilità locale Trespidi, che un giorno sembra un ambientalista e il giorno dopo il contrario, si metta d’accordo con se stesso: la mia impressione è che non abbia ancora digerito la sconfitta di un anno e mezzo fa». Un anno e mezzo, caustico l’ex presidente dell’amministrazione provinciale: “Mi viene da dire che l’unica cosa fatta in 18 mesi è il ripristino del doppio senso di marcia sul Corso”.




