E chi lo dimentica il goal di Zanotti col Vicenza. Un proiettile che la rete trattenne a fatica. Il catino era in tumulto. Ci avevano negato un rigore. Qualcuno dagli spalti era andato direttamente dal signor arbitro a spiegare la dinamica. Una specie di VAR, ma autogestita. Stavamo 1 a 1, poi Zanotti creò dal nulla. Considerando i fermo lavori, saremo stati al 109°.
E lei Giovanni se lo ricorda?
Diamoci del tu, che semplifichiamo. Non ho segnato tanto, me lo ricordo si. Era una palla che scendeva. Ho avuto troppo tempo per pensare. Ero indeciso tra stopparla e calciarla. Era tardi, ho scelto la cosa più veloce. Quella domenica era la prima volta che vedevo i tifosi dentro il campo. Che succedesse in biancorosso non me lo sarei aspettato.
L’inizio dei giochi è vicino a casa. Qualcuno ti nota, comincia la carriera professionistica a Barletta. Un po’ fuori mano, chi ti vide?
Ero all’Imolese. Mi proposero un provino al Milan, mi presero. Solo che il selezionatore, divenne Mister a Barletta. Chiese il mio prestito ai rossoneri, e sono partito.
Da Barletta a Chieti. Tappa importante dato che ci passi sei anni.
Lì mi volle il presidente, prima prestito, poi acquisto. E pensare che tutto è nato da un mio
goal che li fece perdere. Grande società il Chieti. Grande attaccamento della città alla squadra. Adesso sono in eccellenza, ma fanno le cose come se fossero in serie A.
Da noi arrivi via Brescia, dalla B alla C. Un passo indietro?
Tecnicamente si, ma c’erano bei programmi. Una squadra rinnovata sia nella guida tecnica, sia in gran parte della rosa. Un mix di piedi buoni e gente di lena. Di fatto steccammo il finale, ma davanti c’era l’Udinese di Giacomini, che l’anno dopo andò in serie A. E che continuò a scrivere risultati importanti.
Ricordo l’arrivo dei tifosi friulani. Avevano uno striscione: “Siamo di passaggio, andiamo in serie B”. Ci giocammo tutto alla Galleana, ma andò male.
Avevamo pareggiato all’andata a Udine. Salvai un tiro sulla linea. In casa sapevamo di avere le nostre briscole. Preso il goal, ci siamo un po’ persi.
Passi due anni a Piacenza, poi vai a Siracusa, per poi ritornare. Eri stanco della nebbia o era un primordiale trasferimento punitivo?
Anche qui c’è tutta una storia. Loschi era era amico di Luciano Moggi, che già all’epoca curava mille cose, campagna acquisti del Siracusa compresa. Mi chiesero se ero interessato. Mia moglie diede il nulla osta, andammo. Esperienza buonissima per clima e accoglienza. Però non pagarono mai il cartellino, quindi feci rientro.
Era 81-82, ritrovi qualcuno con cui avevi già giocato, ma è una squadra nuova. Annata media, tu le giochi tutte. Come ogni gladiatore avevi l’armatura?
Sono uno dei pochi che possono dire: lo sport è salute. Ho sempre giocato tanto, restando lontano dagli infortuni Comunque in quella stagione arrivammo a centro classifica. C’era Veneziani, con cui in seguito feci il pendolare tra Piacenza e Pescantina. Avevo proprio pensato di metter su casa li da voi. Presi anche il diploma alle serali in quel periodo.
Mi sa che escono troppe virtù, dobbiamo cambiare direzione. Dove abitavi?
Ho cambiato diversi indirizzi. Sono stato in via Alberoni, sull’angolo dei giardini Margherita. Poi in via Raineri dalla famiglia Orsi. Poi sono stato in via san Siro 10, proprio sopra la sede. Infine in via Corneliana.
Hai mai provato ad allenare?
Guarda che alleno anche adesso. Toglimi tutto ma non il campo. Sono in pensione, sto bene, mi dedico ai ragazzi. Cercando di trasmettere almeno un po’ di quel fuoco che avevo.
Giovanni hai ancora i baffi?
Li ho sempre tenuti. Adesso che ho la chioma schiarita, ho aggiunto anche il pizzetto. Sono alla moda.
Ho trovato un articolo su una serata di vecchie glorie romagnole. Eri in compagnia di Giovanni Vastola. Quelli un po’ più “storici” di me, hanno ancora impressa la “bicicletta” con il Clodiasottomarina.
Lo conobbi quella sera. Era un evento che si chiamava “Campioni del bel calcio”. Tra i tanti rividi volentieri Zaccheroni. Mi allenò a Riccione, lui cominciava, io finivo. Di ex compagni piacentini invece ho incontrato Romano non tanto tempo fa. Sarebbe bello ritrovarci tutti per il centenario.
Chiudiamo con la domanda sulla maglia; l’hai tenuta una? Quella sponsorizzata Astra rimane tra le mie preferite.
Si, te la cerco. E ti mando anche qualche bella foto.
Grazie Giovanni. E alla prossima.




