Trasloco 118, Piacenza si mette di traverso

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di Roberta Suzzani – Piacenza si mette di traverso e sull’ipotesi di trasferimento della Centrale Operativa del 118 a casa dei cugini parmigiani in un quadro di razionalizzazione delle forze e di riorganizzazione dell’assetto sanitario in aree vaste, ribadisce il suo no.
L’incontro di qualche settimana fa con l’assessore regionale Carlo Lusenti alla sede del Pd non ha sortito l’effetto desiderato. E invece di calmarle, le acque già agitate si sono trasformate in una vera e propria tempesta, con un coro di voci variegato unito da una sola parola “no”. Senza il “grazie”.
Il no dei 48 sindaci del territorio che, in sede di Conferenza Sociosanitaria, hanno firmato un documento congiunto affidato al presidente della Provincia Massimo Trespidi. A lui il compito di consegnarlo, nei prossimi giorni, direttamente nelle mani del numero uno della Regione Vasco Errani, facendosi portavoce della preoccupazione espressa da più parti di perdere una «nostra eccellenza cresciuta in trent’anni di lavoro. La Regione troppo spesso si dimentica di Piacenza».
Il no dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, che in una missiva indirizzata a via Garibaldi, ai sindaci di Piacenza, Castelsangiovanni e Fiorenzuola e al direttore generale dell’Ausl Andrea Bianchi, vanno al contrattacco e candidano Piacenza «a un ruolo di riferimento per tutta l’area vasta». Scacciando i fantasmi di “protagonismo assoluto” le rappresentanze sindacali fanno appello alla ragione. «Chiediamo un confronto provinciale per esaminare le eccellenze, le necessità e i ruoli che la sanità piacentina ha e potrebbe avere nel nuovo contesto che si sta delineando in campo socio–sanitario».
Il no dei politici a cominciare dal consigliere regionale  Andrea Pollastri che ha portato direttamente in assemblea legislativa la voce di Piacenza. Ma anche dei rappresentanti del Carroccio Pietro Pisani, Nelio Pavesi e Carlo Torregiani che più volte hanno espresso la loro preoccupazione sostenendo che le unificazioni delle centrali «sono il primo passo verso l’accorpamento delle Ausl». E quello di “Fratelli d’Italia” che minaccia la rottura con l’organo centrale in caso di trasferimento della Centrale a Parma. Dal canto suo il consigliere del Pd Marco Carini cerca una “via di mezzo” «sì all’accorpamento, ma che la sede centrale sia Piacenza, valutate le condizioni di polo di eccellenza della nostra città».
Infine il no dei cittadini. Cinquemila le firme già raccolte “off line”, mentre sul web continua il tam tam per siglare la petizione “No chiusura 118 Piacenza” che ha come obiettivo i 10mila firmatari.
«Il nostro primo obiettivo – spiega Paolo Rebecchi, presidente del Comitato provinciale Anpas Piacenza e consigliere regionale Anpas Emilia Romagna – è ovviamente quello di mantenere la centrale operativa sul territorio perché lo riteniamo un modello virtuoso, ma vorremmo anche conoscere i piani di riordino della Regione. Vorremmo capire come potrebbe essere il nuovo assetto di area vasta e quale ruolo andrebbe a svolgere Pianceza in questo eventuale quadro organizzativo».
La domanda è una sola: cosa accadrà? «Stiamo ancora aspettando una risposta dalla Regione. Noi, come Parma. E’ bene chiarirlo, come Comitato di cittadini, non siamo contrari a priori allo spostamento della Centrale, ma vogliamo capire cosa questo eventuale spostamento potrebbe comportare al nostro sistema di servizi, alla nostra struttura organizzativa. Vorremmo, in alter parole, avere modo di dire la nostra. Ma per farlo abbiamo bisogno di avere in mano il progetto».
E se in mano non hanno il futuro, i membri del Comitato hanno il passato. «Un passato, che è un presente, virtuoso» ci tiene a sottolineare Rebecchi.
«Il nostro sistema organizzativo del 188 è un modello efficiente ed economico che affianca personale volontario dovutamente formato a un sistema di professionisti dell’Ausl che interviene in caso di necessità. In questo modo riusciamo a dare al territorio un’ottima copertura in un sistema di regime di costi equilibrato. Inoltre Piacenza può vantare il primato del Codice Blu. La nostra è stata la prima realtà in Europa ad attivare una rete di defibrillatori in vari luoghi pubblici e privati. Quando viene segnalato un attacco cardiaco, accanto agli operatori sanitari, si attivano le forze dell’ordine tutti in grado di utilizzare un defibrillatore e quindi di salvare la vita a una persona colpita da infarto».
«Tutto questo – conclude Rebecchi – è un patrimonio umano e professionale che non può andare perso. E’ questo che chiediamo alla Regione. E’ questo che spiegheremo ai cittadini durante un incontro pubblico che vogliamo organizzare a breve».
Piacenza ha levato gli scudi. Vuole difendere il proprio patrimonio, ma vuole anche e soprattutto capire quali sono i progetti per il suo futuro. Certo non ha intenzione di rimanere in attesa degli eventi ed è già partita al contrattacco.

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