“La solidarietà non è un sentimento dell’anima, ma è cogliere dei bisogni e dare delle risposte”.
Ha un suo modo di vedere e di realizzare la solidarietà, Sandro Loschi. Ha un sogno per la sua città, Fiorenzuola; un sogno che fa rima con integrazione, condivisione e bene comune. E ha consigli da dare ai giovani, “risorsa fondamentale di ogni comunità”, quei giovani che vogliono intraprendere la strada del volontariato. Come ha fatto lui, volontario con la “v” maiuscola, fondatore e presidente onorario dell’associazione “Fiorenzuola oltre i confini”, sindacalista (è stato segretario regionale della Cisl e segretario nazionale della Federazione pensionati della Cisl), cofondatore dell’Università della Terza età, di cui è il presidente attuale, destinatario nel 2005 del Premio San Fiorenzo, in quanto “primo cittadino fiorenzuolano ad aver avuto contatti con persone di differente cultura e religione”. Classe 1939. Marito, padre e nonno.
Perché e com’è nata l’associazione di volontariato “Fiorenzuola oltre i confini”?
Era il 1993, io ero il segretario provinciale della Cisl, e venne da me un bosniaco sfollato che mi suggerì di fare qualcosa per la sua popolazione. Così ho cercato di far venire un gruppo di docenti bosniaci a Piacenza per seguire un corso di informatica (presso il nostro ente di formazione professionale, Ial) concordato con le autorità amministrative di Zenica; quelle stesse autorità che poi mi hanno chiesto di visitare la Bosnia. Era il 1994, era in corso la guerra, e io andai in Bosnia con alcuni amici del sindacato. Poi, finita la guerra, nel 1995, vi tornai nuovamente e prima di andarmene un professore mi disse che dovevano spezzare ogni matita in tre per far sì che ogni studente avesse qualcosa con cui scrivere. Allora, una volta tornato a Fiorenzuola, con l’aiuto del giornalista Franco Villani che ne diede notizia sulla stampa locale, cominciammo a raccogliere materiale didattico presso la Cisl di Fiorenzuola. Così, il 4 ottobre del 1996, partimmo io, Luigi Danesi (l’attuale presidente di Foic) e altri giovani con due pulmini pieni di materiale didattico e lo portammo a Zenica e a Maglaj. Dopo questo viaggio decidemmo di non finirla lì, di continuare a portare il nostro aiuto in Bosnia, e di fondare un’associazione che c’è ancora oggi, con il nostro presidente Danesi, i volontari e i progetti portati avanti non solo in Bosnia, ma anche in altri Paesi, come il progetto Africa, che ha coinvolto molti ragazzi.
Il mondo del volontariato è una risorsa importante del capoluogo della Valdarda. Quali sono i suoi punti di forza e gli aspetti da migliorare?
Fiorenzuola è una città che è molto ricca di associazioni di volontariato, con contributi estremamente positivi che rispondono ai bisogni dei cittadini più poveri. Ci sono tante associazioni, ma non vi sono abbastanza volontari. I giovani hanno una certa difficoltà a inserirsi nel mondo del volontariato, nelle attuali strutture organizzative, forse perché hanno una visione ampia del mondo e a volte faticano a entrare in strutture che intervengono su bisogni molto circoscritti. Questo non vuol dire che manchino giovani volontari. Ce ne sono. Ma non vi è un numero sufficiente di volontari, forse anche perché manca un coordinamento. Le associazioni hanno difficoltà a fare rete. Inoltre quello che, secondo me, manca a Fiorenzuola è la Banca del Tempo, presente in tantissime realtà del nostro Paese con risultati estremamente positivi per le persone, per soddisfare i loro bisogni sociali.
Quali consigli darebbe a un giovane che vuole intraprendere la strada del volontariato?
I giovani sono senza dubbio una grande risorsa per una comunità, però, nella nostra, come in tante altre, non trovano gli spazi per esprimere le loro potenzialità. Un consiglio che mi sento di dare a tutti i giovani è proprio quello di non trascurare l’impegno nel volontariato, perché fa crescere la persona e può aprire spazi per il proprio futuro. Il volontariato è una ricchezza che ti fa crescere, e può diventare anche un percorso di vita, in grado di rispondere non solo ai propri bisogni, ma anche alle richieste di altre persone.
Per lavoro lei ha vissuto per diversi anni lontano dalla Valdarda, prima a Bologna e poi a Roma, e si è spostato in diverse città, avendo così modo di conoscere differenti realtà di vita cittadina e di vedere da lontano e da vicino i cambiamenti avvenuti a Fiorenzuola. Com’era Fiorenzuola ieri e com’è oggi?
Muovendomi per lavoro ho avuto, come diceva, l’opportunità di conoscere diverse realtà e differenti aspetti: politiche sociali, del lavoro, sanitarie ed economiche. Posso quindi dire qualcosa relativamente a questi ambiti.
Fiorenzuola è sicuramente cresciuta negli anni in questi settori, anche se oggi soffre, come tante altre realtà, il problema del lavoro e dello sviluppo economico. C’è una cosa, però, che mi lascia perplesso: la situazione dell’organizzazione sanitaria nel nostro territorio. C’è un ospedale nuovo, ma l’attività ospedaliera è diminuita in questi ultimi anni, forse per una strategia regionale che non tiene conto dei reali bisogni dei cittadini, i quali sono costretti a recarsi in ospedali vicini.
Un sogno per la sua città?
Fiorenzuola è una città in cui – dai dati in mio possesso – abitano moltissimi immigrati. Basta muoversi che si incontrano tanti giovani immigrati che spesso, tuttavia, vivono una vita separata dai loro coetanei italiani. Il mio sogno sarebbe quello di vedere una città in cui le sue diversità, che sono ricchezza, collaborino insieme per far crescere le nuove generazioni con obiettivi comuni, superando ogni divisione. Per realizzare questo sogno, sono convinto che occorra un passaggio culturale in cui tutti i cittadini, le istituzioni e l’intera comunità diano il loro contributo per realizzare il bene comune.




