Tira una brutta aria a Piacenza. Dal sondaggio PD la richiesta di una svolta ambientale.

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2017-2022, cinque anni pesanti come un secolo. L’indagine commissionata dal Pd fotografa uno spaccato di società e rileva i comportamenti elettorali in un quadro ancora incompiuto

L’ambiente sta a cuore ai piacentini che lo considerano fondamentale per il futuro di Piacenza e anzi lanciano un appello preciso: “cambiate l’aria”. In una maggioranza di loro aleggia però una preoccupazione: al bivio tra modernità e regressione prevale l’idea che sia la regressione ad avere la meglio. E ancora, se si votasse ora la preferenza cadrebbe su Katia Tarasconi (26,7%) che prevarrebbe su Patrizia Barbieri (20,3%) mentre Stefano Cugini si collocherebbe terzo (10,8%) al di sotto della voce “altro candidato” che ancora non ha volto e nome e che otterrebbe il 20,9%. Quinto valore importante il non voto (21,3%). Se è presto per capire l’andamento elettorale (si voterà forse il 12-13 giugno) con un quadro politico ancora incompleto arrivano certamente tante segnalazioni e sfaccettature dalla sintesi dei dati raccolti dalla società Piave Digital Agency che ha effettuato un sondaggio per conto del Pd regionale (nel periodo tra il 2 al 13 marzo) su un campione di 31.608 cittadini piacentini over 18 e reso noto in questi giorni.

Il livello di rappresentatività del campione – scrivono gli autori del sondaggio – è del 95% e il margine di errore relativi ai risultati del sondaggio è +/-3,26.

Chi sono i sondaggisti? “Il progetto Piave – dice la presentazione contenuta nel sito web – nasce sul finale del 2019 su intuizione di un gruppo di imprenditori che si presentarono dal presidente della Regione Emilia Romagna con un’idea di strategia di comunicazione digitale che prevedesse la formazione di un gruppo di giovani professionisti under 35, partigiani digitali, che si mettessero al servizio del buon governo. Da quella esperienza è iniziata la storia di Team Piave al servizio del campo progressista italiano e della comunicazione digitale per imprese, partiti politici e amministrazioni”.

Se è presto, molto presto per capire lo svolgimento delle Comunali di Piacenza, la prima tappa di avvicinamento è partita.

Un sondaggio è sempre parziale ma dai dati si possono ricavare sfumature per avere già alcune indicazioni.

Il cambiamento sociale e l’ambiente in primo piano

Quello che emerge dai tanti numeri del sondaggio porta a pensare subito al cambiamento sociale che ha risvolti culturali intervenuto in questi anni caratterizzati da emergenze significative. E’ quella climatica e ambientale infatti che, nella sensibilità dei cittadini intervistati, sembra avere il sopravvento su quella pandemica ancora non risolta. I cittadini sottoposti a sondaggio infatti sembrano non avere dubbi che le questioni ambientali saranno fondamentali per il futuro di Piacenza.

Non è un caso se l’ambiente è al primo posto per i cittadini protagonisti del sondaggio (lo dice il 43,2% degli intervistati) ed è indicato tra le cose fondamentali segnalando in particolare la riduzione dell’inquinamento dell’aria come tappa principale (lo sostiene il 49,6% degli intervistati) e sostengono anche un miglioramento della quantità e della qualità del verde pubblico, la rinaturalizzazione del paesaggio urbano… il tema della raccolta dei rifiuti ecc. Sembrerebbe lo spaccato di un  elettorato che si è tinto di verde. Decisamente.

Che sulle questioni ambientali si fossero accesi da tempo i riflettori da parte dell’opinione pubblica più vasta di quella che si conosceva anni fa lo si sapeva, ma era soprattutto la politica a non stare a sentire gli umori che crescevano  tumultuosi dal basso.

Una politica che è stata in questi cinque anni che separano dalla passate elezioni comunali ancora troppo assente nelle sue azioni concrete per invertire la rotta che nel corso dei decenni ha fatto diventare l’area padana e piacentina in particolare tra le zone più cementificate, trafficate ed inquinate d’Europa.

Nel sondaggio arriva dai cittadini un’indicazione chiara alla politica e “suona” anche come un avviso di cui i candidati dovrebbero tenere conto nel delineare le loro strategie programmatiche da sottoporre ai cittadini. Ha l’aria di essere un avviso forte e deciso.

La rilevanza assegnata all’azione concreta da attuare per la riduzione dell’inquinamento dell’aria in questo caso e in questo momento non lascia aperti margini di interpretazione.

In quel dato, evidentemente, si annida qualcosa di più della semplice sensibilità ed è un’aspettativa concreta sulle scelte e sulle decisioni che la politica dovrebbe adottare veramente e finalmente.

Vi si legge una richiesta precisa a trasferire il tema ambientale dalla sfera del tormentone politico che va bene sempre per un generico elenco di buone intenzioni discusse nei salotti perbene a quella delle scelte vere con correzioni di rotta di un modello di sviluppo che ha tracciato solchi profondi e pericolosi per il futuro del pianeta. E questo indica anche una scelta di campo rispetto ai poteri fin qui consolidati. Sull’ambiente cincischiare non si può più. Si potrebbe leggere anche questo nei dati del sondaggio.

Una consapevolezza così ampia verso l’ambiente come tema più importante che determina anche il futuro dei territori la si deve forse anche a quello che è accaduto nel corso di questi cinque anni che separano le elezioni 2017 da quelle del 2022. Solo cinque anni eppure tanti mutamenti e tanti segnali di allarmi in termini ambientali e di mutamento climatico. Nel 2017 il movimento dei giovani per il clima non esisteva. Nel 2018 un gesto solitario di una ragazza svedese ne ha tracciato il percorso. Greta Thunberg ogni venerdì ha iniziato allora a manifestare davanti al Parlamento di Stoccolma per segnalare il clima come il problema dei problemi da affrontare seriamente. Ha dato il via a quell’onda verde giovanile che è poi dilagata nel 2019 ed ha fatto breccia evidentemente nella sensibilità dei cittadini. Di tutto questo non c’era traccia nel 2017 e l’evidenza è dirompente. Si apre a questo punto una strana dicotomia tra la sensibilità accresciuta e la rappresentanza politica espressa in un partito Verde che non si è mai caratterizzata con un proprio peso specifico elettorale capace di incidere sulle politiche. In questo distinguendosi fortemente dalle esperienze di altri paesi europei, primo fra tutti la Germania.

Il declino? Uno spettro che aleggia

Un capitolo interessante che viene indagato da vari punti di vista riguarda la percezione degli intervistati sulla prospettiva che ha di fronte Piacenza: modernizzazione o declino?. Nel riassunto generale il 23,4% pensa che la città si stia modernizzando mentre il 59,2 pensa che stia regredendo e gli incerti del “non so” sono il 17,3.  Anche questo un capitolo su cui i partiti avranno di che interrogarsi per andare oltre gli schemi del già visto se vorranno porsi in sintonia con i loro cittadini. L’indicazione, come quella che riguarda l’ambiente, è una richiesta a voce alta di guardare oltre il contingente e progettare per il futuro. Una difficoltà forte di cui ha sempre sofferto il sistema politico locale. Ma quel dato sulla convinzione che la città stia regredendo è una valutazione messa nero su bianco che forse per la prima volta esce dalla scatola delle lamentazioni generiche e ripetitive di qualche gruppo marginale perennemente critico e scontento.

Trasmette un sentire che i partiti farebbero bene a non prendere troppo alla leggera solo perché frutto di un sondaggio politico e considerarlo invece un elemento su cui riflettere seriamente.

Il sondaggio scende più nel dettaglio indagando le risposte  per genere, professione, età, collocazione nella città. In tutti i quadri che propone a prevalere è la convinzione che la città abbia imboccato un percorso declinante. Lo pensa il 61,5% dei giovani tra i 18-29anni, il 64,7% delle persone tra i 30 e i 44 anni, il 64,3 tra i 45 e i 59 anni. Stessa considerazione per chi risiede in centro storico: il 63,6 pensa che Piacenza stia regredendo, lo pensa anche il 56,9 di chi risiede in periferia e il 63,3 di chi abita le frazioni. Un pensiero che per il 72,3% è nella testa dei liberi professionisti seguiti dai dipendenti pubblici 66,2% e dai dipendenti privati 64,3%, lo pensa anche il 58,7% degli studenti e il 67,5% dei disoccupati. Non cambia la percezione anche per titolo di studio degli intervistati con il 67,4% dei laureati, il 58,1% del diploma professionale… Si seleziona anche una risposta tra chi nel 2017 aveva votato i candidati allora presenti. Tra chi era stato elettore di Barbieri il 49,8% pensa che la città stia regredendo; tra chi aveva votato Paolo Rizzi il 72% la pensa in regressione; chi aveva votato Massimo Trespidi il 59,7% e tra gli elettori di Pugni il 68,8%

L’area del “non voterei” e il candidato che non c’è

Altre indicazioni significative si evincono osservando i dati proposti dal sondaggio. Appare una notevole differenza nella conoscenza dei candidati che fino ad ora hanno dichiarato l’intenzione alla candidatura da parte delle diverse fasce sociali prese in considerazione.

Il sondaggio ha indagato le possibili performance dei tre candidati fino ad ora noti Patrizia Barbieri, Katia Tarasconi, Stefano Cugini inserendo tra le opzioni possibili l’ipotesi “altro candidato” che per ora non ha nome ma che potrebbe arrivare, stando ai si dice, se il Terzo polo di cui si parla con insistenza arriverà a chiudere le fitte trattative in corso d’opera in queste settimane.

In controluce, dai dati che riportano le schede del sondaggio, c’è inoltre un altro elemento che si staglia ed è l’area del non voto che, a distanza di tre mesi dalla chiamata alle urne si mostra consistente, variabile nelle zone (centro 24,3%; periferia 20,4%; e frazioni 17,7%) ma costante. Interessanti anche i risultati del sondaggio sul tipo di voto sulla base dell’occupazione degli intervistati in cui i meno astensionisti si riscontrano tra i dipendenti pubblici (13,4%) per passare al 22,3% tra gli imprenditori al 30,4% tra gli studenti fino al 35,2% tra chi dichiara lavoro casalingo.

E come voterebbe oggi chi ha votato nel 2017 Barbieri (candidata del centrodestra), Rizzi (candidato del centrosinistra), Trespidi (candidato civico), Pugni (allora candidato M5s) ecc? Il 50% di chi ha votato Barbieri la rivoterebbe, il 18,1% sceglierebbe Tarasconi e il 4,5 Cugini.

Il 56,7% dei votanti di Rizzi oggi sceglierebbe Tarasconi, il 20,7% Cugini e il 4,2% Barbieri. I votanti di Trespidi nel 2017 si comporterebbero oggi così: il 15,9% Barbieri, il 44% Tarasconi e il 13,9% Cugini; e così gli elettori di Pugni: per Barbieri voterebbe il 28,6%, per Tarasconi il 16,6 e per Cugini il 15,5 mentre spicca con un 37% la voce altro candidato che ancora non ha un nome.

Un dato interessante che si mette in rilievo è il fatto che una buona percentuale concentrerebbe il voto su una figura che ancora non c’è (altro candidato)  con un risultato significativo soprattutto nella fascia dei più giovani (18-29 anni) che lo indicano con il 34,7%. Come anche una presenza importante tra le risposte riguarda la propensione all’astensione (più alta nel centro storico – 24,3% rispetto alla periferia  -20,4% e alle frazioni 17,7%).

Quadro politico ancora incompiuto

Una prima fotografia degli umori rispetto all’appuntamento elettorale 2022 che arriva con un fardello pesante sulle spalle, alla pandemia, ancora non superata, si sono aggiunti 4 settimane fa gli scenari di guerra. Due elementi di cui sarà necessario tenere conto e che, soprattutto la seconda, potrebbe avere effetti concreti sulla visione e sull’atteggiamento dei cittadini chiamati al voto. Mai come in questo momento dunque, soprattutto per le condizioni generali che stiamo vivendo, è molto complicato capire un orientamento elettorale a tre mesi di distanza dalla scadenza. Le variabili sono tante e molto pesanti anche se l’analisi della realtà è sempre una mano tesa alla comprensione e alla definizione delle priorità. Tra le variabili non è irrilevante segnalare l’incompiutezza del quadro che propone il sondaggio – da cui manca la voce sulle coalizioni – con una fotografia certamente incompleta quanto meno sulle candidature. Da ricordare infatti che sul campo al momento è presente almeno un altro candidato Maurizio Botti con una lista “Piacenza Rinasce” una civica scaturita dall’opposizione anti green pass e altri potrebbero presentarsi sulla scena.

Nelle prossime settimane la voce altro candidato indicata dal sondaggio potrebbe prendere forma anche con altre formazioni. L’attenzione è puntata in particolare sui propositi enunciati per la presentazione di un terzo polo a cui farebbero riferimento i Liberali piacentini, l’area di Piacenza centro, Buona destra e Officina delle idee. Un raggruppamento quindi che si metterebbe in contrapposizione con la candidatura di Patrizia Barbieri comprendenti esponenti politici provenienti da partiti che nel 2017 sostennero la sua elezione. Contrapposizione di area  – anche se con caratteristiche diverse – presente anche per il centrosinistra con la competizione tra Katia Tarasconi e Stefano Cugini.

Quanto al centrodestra aleggia la convinzione che rispetto a 5 anni fa l’anello debole sia oggi rappresentato dalla coalizione non più coesa e indebolita da contrapposizioni personali maturate proprio nell’esperienza di questo mandato amministrativo. E c’è chi si spinge a dire che se i partiti tradizionali dell’area del centrodestra potranno tenere gli obiettivi puntando sulla presa che porta per la loro dimensione nazionale, non è detto che questo possa bastare e ci si chiede se Patrizia Barbieri e le liste civiche che la sosterranno potranno fare la differenza al momento del voto.

Antonella Lenti

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