Termovalorizzatori, Miserotti: “Piacenza non deve diventare la terra dei fumi”

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miserottidi Elena Caminati

Sono oltre un centinaio gli studi che mettono in correlazione la salute alla presenza degli inceneritori sul territorio. Studio, tra l’altro verificati ed attendibili. Uno di questi è quello sugli inceneritori del Veneto firmati dalla professoressa Zambon e dal collega Ricci che ha rilevato un aumento di sarcomi; ma anche lo studio di Coriano sui riferimenti geografici: in base alla collocazione dei termovalorizzatori si è registrato un aumento delle malattie autoimmuni e dei ricoveri. Lo stesso studio Moniter condotto dalla Regione Emilia Romagna, nonostante il limite di aver preso in esame solo 4 inceneritori, è sulla stessa linea dei precendenti. “Anche Moniter – conferma il dottor Giuseppre Miserotti vicepresidente Isde Nord Italia – non ha assolto gli inceneritori, anzi ha evidenziato uin aumento dei nati prematuri e degli aborti nella zone intorno agli inceneritori. Ad esempio nella zona di Modena si è registrato un aumento dei tumori al fegato e dei linfomi”. Ma se la salute ne risente in modo negativo, stando ai dati, allora perchè continuare a farli funzionare nonostante i continui incentivi alla raccolta differenziata, pratica certamente antitetica ai termovalorizzatori? “Anche alla luce degli ultimi studi che segnalano un aumento dei decessi in Val Padana dove ci sono condizioni molto particolari, dobbiamo capire che l’accumulo di sostanze che dipendono dai processi di combustione ha ricadute sul piano della salute. Esiste una sola strada da affrontare – conclude Miserotti – quella della prevenzione primaria per diminuire le emissioni in modo glabale”. Quale via da seguire, allora, perchè Piacenza non diventi la terra dei fumi? “Ce n’è una sola – risponde convinto – quella di innescare una serie di processi virtuosi sotto forma di imprenditoria intelligente e innovativa basata sulla ricerca che consideri un piano del trasporto privato alternativo, veicoli ad impatto ambientale più basso, energie rinnovabili, solare e fotovoltaico, incentivare le forme che un impatto ambientale minore”. A noi sembra un cane che si morde la coda: come si fa ad osare con le energie alternative o a scegliere un tipo di trasporto privato ecologicamente sostenbile, come le auto ibride ad esempio, quando gli stessi costi di mercato sono per certi aspetti proibitivi? “Gli incentivi che hanno avuto gli inceneritori sono da capogiro – conferma il vicepresidente dei Medici per l’Ambiente – quelli investiti nelle filiere virtuose molto più modeste, significato questo di scelte politiche sbagliate. Bisogna cambiare registro – conclude Miserotti – se vogliamo un futuro migliore a misura di uomo e di persone”. (il servizio completo su www.zercinque23.com)

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