
Massimo Polledri, esponente storico di Lega Nord (nell’ordine deputato, senatore, nuovamente deputato) è oggi assessore comunale -Giunta Barbieri- con delega a Turismo, Cultura, Sport e Famiglia.
Assessore Polledri, in campagna elettorale siete stati bravi. Avete creato aspettative ambiziose. Il difficile viene adesso: i problemi vanno risolti.
“So che il periodo della luna di miele con gli elettori potrà finire, ma sono certo che non finirà l’entusiasmo della squadra e del sindaco, caratterizzata da tenacia e prudenza. Daremo risposte a tutti, pur non avendo disponibilità di risorse umane né economiche per risolvere tutti i problemi. Sono confortato dal fatto che i piacentini – lo dico in base alla mia esperienza nel comitato che lavora per Piacenza Capitale della Cultura – hanno voglia di fare squadra. Piacenza ha perso troppe posizioni, vive un clima di competizione agguerrita con le città limitrofe, se non si fa squadra non si va da nessuna parte.”
Il comitato per Piacenza Capitale della Cultura, quindi, deve fare da esempio…
“Fare l’assessore alla Cultura è più facile, perché le divisioni tendono ad essere meno profonde. Per quanto riguarda il Turismo, invece, sono costretto ad affermare che, se non all’anno zero, siamo all’anno uno. Vedo tuttavia la volontà di andare avanti, il voto ha rappresentato, da parte dei piacentini, la voglia di rialzare la testa”.
Che peso ha avuto la Lega nella vittoria elettorale?
“Un peso determinante. Ha portato in dote il tema della sicurezza, risultato vincente. Senza contare che la Lega ha saputo interpretare il malcontento e intercettare il voto di protesta.”
Il risultato è che tra i cittadini, soprattutto i cittadini delle frazioni, ci sono ora molte aspettative.
“Risolvere il problema delle frazioni non sarà facile, soprattutto per la forte presenza di extracomunitari, ma abbiamo un assessore efficace”.
Sì, certo. Tuttavia i rumors di palazzo sussurrano di una componente leghista in consiglio costantemente in viaggio per conto proprio. Con scelte, anche importanti, spiazzanti nei confronti della giunta…
“Ma no! In realtà c’è un assiduo lavoro di squadra con una Lega -mi pare – che tiene basse le insegne e rifugge dal protagonismo. Io, forse, di carattere sono un po’ impaziente ma ritengo di avere il pregio della sincerità e della lealtà. Abbiamo un’opportunità – un’opportunità che a Piacenza non capitava da tempo – e non abbiamo nessuna intenzione di operare strappi pregiudizievoli alla maggioranza”.
L’impressione è che stiate smontando tutto quanto fatto dalla precedente amministrazione. Come giudica l’operato dei suoi predecessori?
“Beh, con Piacenza capitale della Cultura c’è una certa continuità con la precedente amministrazione: abbiamo preso alcune opere già avviate e le abbiamo inserite in un percorso logico. Ho stima di Tiziana Albasi, ho trovato alcune cose positive come il progetto della sezione archeologica al Farnese, l’esperienza sul Guercino… Poi, per quanto mi riguarda, metterei da parte una certa ideologizzazione culturale così come alcuni monopoli ormai consolidati, direi inveterati.”
Si riferisce alla gestione della stagione di prosa?
“Ci sono alcuni monopoli culturali – anche in area sportiva – dove una ventata di aria fresca sarebbe utile e salubre per tutti”.
Per esempio?
“Abbiamo trovato una disponibilità finanziaria completamente investita nel teatro: e niente per gli altri settori. Quest’anno abbiamo a disposizione 1000 euro (mille) per gli eventi culturali, 10000 (diecimila) per gli eventi sportivi, niente per l’estate culturale, niente per il teatro amatoriale, niente per i concerti. Con il teatro abbiamo mantenuto un’oasi verdeggiante, fresca e ben funzionante, ma negli altri campi si muore di sete”.
Lei ha pure la delega alla famiglia. Che cosa ne farà?
“Come giunta, e personalmente come assessore, vogliamo inaugurare una politica fiscale efficace e solidale nei confronti della famiglia, mettendo al centro – soprattutto – la crescita demografica. L’abbiamo inserita come voce necessaria alla crescita globale del nostro territorio. Mi chiede se il Comune può fare qualcosa? Il 60 per cento dei motivi per cui non si fanno figli non è di tipo economico ma è soprattutto culturale, di vissuto: oggi una famiglia numerosa e stabile, culturalmente, quasi rappresenta uno stigma. Dobbiamo ribaltare questa percezione, questa pseudo-cultura che sta alla base della nostra decrescita demografica”.
Non pensa che la scelta di fuoruscire dalla rete Ready (la rete anti-discriminazioni) sia un clamoroso autogol? Lei, nel suo ruolo, dovrebbe tutelare la sensibilità di tutti.
“In realtà la rete Ready tutelava solo la sensibilità di qualcuno: è un’operazione ideologica che ha portato avanti una serie di progetti educativi (ad esempio ‘Viva l’amore’) giudicati da parte di molti genitori irrispettosi della libertà di educazione e di indirizzo in un campo determinato e nevralgico. L’avevamo promesso in campagna elettorale e l’abbiamo fatto. Penso che nessuno si accorga oggi della mancanza di Ready, poiché nessuno in precedenza si è accorto della sua esistenza”.
Qual è il suo concetto di famiglia? Quello cattolico tradizionalista?
“Il mio concetto di famiglia è quello descritto dall’articolo 29 della Costituzione.”
Lei, assessore Polledri, è stato accusato di omofobia…
“Se è per questo sono stato definito anche razzista, xenofobo, maschilista e sessista. Definizioni, ovviamente, che mi fanno ridere. Mi consenta invece di dire che almeno io non disturbo le manifestazioni altrui. Altrettanto non possono dire esponenti politici di diversa estrazione. Per esempio? Per esempio nei confronti delle Sentinelle in Piedi, il movimento che legittimamente si oppone ai matrimoni e alle unioni omosessuali. Ci deve essere libertà di opinione da una parte e dall’altra”.
Torniamo alla cultura. Non sarà che il successo della mostra sul Guercino ci porterà a sopravvalutare il nostro patrimonio artistico, e soprattutto la nostra capacità di attrazione?
“Quello che ci ha fatto capire, secondo me, è che non possiamo presentare un numero elevato di eventi importanti. Uno o due eventi all’anno per noi sono già tanti. O ci strutturiamo in modo efficace – anche dal punto di vista ricettivo – o dobbiamo realizzare che le nostre risorse sono sufficienti, tutt’al più, per un evento annuo, naturalmente ben pubblicizzato. Non abbiamo organizzazione né comunicazione all’altezza di Parma, o Mantova. Città che tuttavia costituiscono modelli ai quali ispirarci”.
Dica la verità: Piacenza ha chance per rientrare tra le prime dieci città candidate a capitale della Cultura?
“Siamo carichi. Io lo spero e in ogni caso intendiamo portare avanti tutto il programma che abbiamo predisposto. Ci proveremo”.




