Stefano Pronti:”Il carattere di Verdi non era parmigiano, come accetta tutta la letteratura bio-agiografica”

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RITRATTO DI GIUSEPPE VERDI, 1855 CA.

Ai margini del dibattito svoltosi al Teatro Gioia dedicato al recupero del ex Hotel San Marco, dove Verdi periodicamente soggiornava, per contribuire alla chiarezza del dibattito che sta lievitando sull’opportunità di un progetto già delineatosi molto impegnativo, riteniamo opportuno dare spazio all’intervento di Stefano Pronti, ricercatore storico e membro del Comitato San Marco.

Da 15 anni il Comitato, presieduto da Stefano Pareti, si batte per il recupero dell’hotel ad uso museale, ma soprattutto perché vengano riconosciute le origini piacentine del Maestro. Oltre all’ex sindaco di Piacenza ne fanno parte: William Xerra, Domenico Ferrari Cesena, Stefano Pronti, Francesco Bussi, Marcello Spigaroli, Giuliana Biagiotti, Carletto Loranzi e Gianpietro Comolli.

GIUSEPPE VERDI, ANAGRAFICAMENTE PIACENTINO

di STEFANO PRONTI

Sul tema Verdi è doveroso fare un omaggio a Mary Jane Phillips Matz,  a cui si deve tutto il merito di aver cercato negli archivi parrocchiali di S. Agata e dei paesi vicini documenti sulla presenza e sulla permanenza delle famiglie Verdi nel corso dei secoli XVI e XVIII, confluite nella pubblicazione finanziata dalla Banca di Piacenza  Verdi, il grande gentlement piacentino (1992).

Da parte mia, partendo da queste premesse, ho cercato di riportare una descrizione precisa delle famiglie Verdi tra Sei e Settecento, il reperimento e la riproduzione degli atti relativi, la ricerca della motivazione della scelta di Verdi di comprare il rustico poi diventato Villa per la sua residenza. Pertanto ho concentrato la ricerca sugli archivi parrocchiale di S. Agata e comunale di Villanova e sulla documentazione  di privati collezionisti.

ATTI DI BATTESIMO

Dai BATTESIMI si ricavano i dati un po’ su tutte le famiglie Verdi e innanzi tutto si ritrova la traccia più antica  della famiglia Verdi, quella di Gerolamo Verdo, sposato con Caterina Sacha, da cui nasce nel 1596 Caterina Maria, a cui si aggiunge un Cristoforo Virdis di Pietro.

Sono fondamentali l’atto di battesimo  di Vincenzo, trisnonno del Maestro del 1657, quello del 1718 di Marco Antonio, bisnonno del Maestro e quello  di Giuseppe Antonio, nonno del Maestro, del 1744. Giuseppe Antonio sposerà Francesca Bianchi di Villanova avrà dieci figli e si trasferirà tra il 1781 e il 1784 alle Roncole di Busseto per aprire una osteria; là nacquero Marco Antonio e Carlo (1784-1867), padre del Maestro; nel 1803 l’ultimogenito Carlo diciannovenne  assunse la gestione dell’osteria insieme alla madre e nell’aprile del 1805 sposò Luigia Uttini di Saliceto piacentino.

Nella prima metà del  secolo XVIII le famiglie Verdi a S. Agata, ricostruite attraverso gli Atti di battesimo sono cinque:

  • – quella di Giovanni, che tra il 1715 e il 1725 ha due figli ( Paolo Antonio, Elisabetta),
  • – quella di Cristoforo che ha sei figli tra il 1722 e il 1754 (Flora, Biagio, Vincenzo, Antonio Francesco, Antonio Francesco, Biagia)
  • – quella di Domenico, che ha cinque figli tra il 1742 e il 1752 (Cristoforo, Cristoforo, Vincenzo e Caterina)
  • – quella di Vincenzo figlio di Vincenzo con due figli dal 1750 al 1752 (Rosanna, Angelo Maria),
  • – quella di Marco Antonio, figlio di Vincenzo e padre di Giuseppe Antonio, nonno di Verdi

Nella seconda metà del secolo XVIII le famiglie Verdi registrate negli STATUS ANIMARUM sono tre:

  • – la famiglia  di Maria Magdalena Bordoni, vedova di Marco Antonio Verdi abitante in casa di sua proprietà con  i figli conviventi  tra cui Giuseppe di 24, il nonno del compositore  Giuseppe Verdi. Con Giuseppe vivono i suoi fratelli, Maria Anastasia  e Vincenzo Antonio Maria Luigi.
  • – la famiglia del ventiduenne Antonio Francesco, figlio di Cristoforo, registrato nel 1770
  • – la famiglia di Angelo Maria di anni 39 con la moglie Giovanna Bonati e i figli.
Catasto napoleonico, 1825. Al centro nella Sez. D Villa verdi con i suoi terreni, nella Sez. K la tenuta Piantadoro, nella Sez. F la tenuta del Castellazzo estesa anche a sud-est verso la Sez. E

Nel corso dell’Ottocento le famiglie Verdi residenti a S. Agata sono due:

  • – quella di Angelo, figlio di Angelo, di anni 62 con la moglie Maria Francesca Gambazza e con i figli
  • – quella di Luigi, figlio  di Angelo, di anni 58 con la moglie Rosa Rigoni e i figli.

A S. Agata  abitano anche famiglie con cognomi che ritorneranno nella fase bussetana della vita di Verdi: Pietro Baistrocchi (magister parvulorum) primo istruttore di musica di Verdi, CristoforoCarrara, al n. 119  Domenico Barezzi parente di Antonio, il suocero di Verdi.  Nel 1825 la popolazione di S. Agata era così costituita: adulti 584, giovani 90, infanti 148 per un totale di 822 persone.

La vita di Verdi a S. Agata.

Trasferitosi a Milano con un contratto per la Scala tramite l’impresario Bartolomeo Merelli, la carriera di Verdi alla Scala fu rapida e irresistibile da Nabucco (65 repliche nello stesso anno) in poi e con il successo cominciò a formarsi un reddito sempre più cospicuo derivante dai compensi dei maggiori Teatri italiani degli editori Ricordi e Lucca. Se la sua attività intensissima si svolgeva a Milano, il suo pensiero andava alla sua terra e all’investimento in beni immobili,  secondo una sana e ineccepibile  tradizione padana. Per  primo acquistò nell’aprile 1844 fu il “Pulgaro”, un podere di circa 450 pertiche vicino alla Madonna dei Prati a Roncole; nell’ottobre dell’anno successivo comprò il nobiliare Palazzo Cavalli a Busseto. Ma nel maggio del 1848 acquistò terreni e case a S. Agata per circa 1.500 pertiche, che permutò con il “Pulgaro”. Il 12 maggio 1849 i suoi genitori Carlo Verdi e Luigia Uttini (originaria di Saliceto di Cadeo) lasciarono Palazzo Cavalli  per S.  Agata, dove rimasero fino all’aprile 1851, quando si stabilirono nella vicina Vidalenzo (Comune di Busseto) nella casa per loro comparata dal Maestro, il quale a sua volta si trasferì definitivamente a S. Agata il 1 maggio successivo con Giuseppina Strepponi. Fu una scelta fondamentale perché, come è stato detto, non si sceglie dove si nasce, ma si sceglie dove si si vuol vivere.

Salotto dei ricevimenti, Villa S. Agata, Comune di Villanova

Nella primavera  del 1854, reduce dai trionfi della Trilogia(Rigoletto, Trovatore,Traviata) composta a S. Agata, il Maestro acquistò il fondo Sivelli e il latifondo “Piantadoro” della contessa Sofia Bulgarini-Porta di circa 4.500 pertiche  e nel 1875 si annettè la grandissima tenuta  “Castellazzo” di oltre 2.800  pertiche con mulino. Dal 1885 acquistò molti altri poderi che alla fine formarono un patrimonio di 669 ettari, corrispondente a 8.800 pertiche piacentine, che si estendevano dal torrente Ongina senza interruzioni in direzione opposta a Busseto e inglobavano anche tutti  quei poderi che erano stati dei suoi antenati e dei suoi parenti.

A Villa S. Agata passarono e furono ospitati tutti i principali interlocutori di Verdi: Francesco Maria Piave, il poeta preferito che gli diede dieci libretti, Léon Escudier, l’editore parigino di Jerusalem e ambasciatore del Teatro Opéra e che gli consegnò la nomina di Cavaliere della Legion d’onore, Antonio Ghislanzoni, librettista dell’Aida, Giulio Ricordi, il suo editore milanese, Arrigo Boito, drammaturgo e librettista stimato del Falstaff, la soprano Romilda Pantaleoni ospèitata per le prove nella parte di Desdemona dell’Otello.  A S. Agata riceveva spesso anche gli amici più cari: Emanuele Muzio, il suo fidato rappresentante musicale e direttore nelle rappresentazioni delle opere, il sen. Giuseppe Piroli, Franco Faccio direttore dell’Aida e di Otello, Giovanni Maloberti, il suo fornitore di arredi e oggetti artistici, Angelo Mariani, il direttore preferito delle sue opere, Paolo Marenghi, l’amministratore dei suoi beni immobiliari e agricoli

Le foto degli atti anagrafici delle famiglie Verdi, i rapporti con Villanova e  con Piacenza, la serie dei libretti e degli spartiti delle prime delle opere commentate e illustrate, il passaggio di librettisti, editori e impresari a S. Agata per 40 anni, la grande  beneficenza pubblica, si possono ritrovare nel mio volume  Verdi da Oberto a Falstaff (Tipleco, 2008). In precedenza nel 2001 ho pubblicato sempre per l’editrice Tipleco  piacentina Vita di Verdi, lettere scelte, una selezione del suo immenso epistolario, riportando anche i ritratti dei suoi interlocutori italiani e piacentini. Anche il carattere di Verdi non era parmigiano, come accetta tutta la letteratura bio-agiografica. Più anagraficamente piacentino di così!

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