Stefano Pareti sul Parco della Pertite:”Manca la  volontà politica di realizzarlo”

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“Pertite? Si è perso tempo e questo è il segno di una mancanza di volontà politica da parte dell’attuale amministrazione nel portare a termine il progetto di parco in quell’area”. 

Ne è convinto l’ex sindaco Stefano Pareti che fa parte del Comitato per il parco alla Pertite. Pareti è il “padre” del Parco della Galleana, infatti, negli anni Ottanta, fu protagonista del passaggio alla città dell’area militare in via Manfredi, oggi parco. “Ce ne fossero di aree come la Galleana” dice ricordando quegli anni. Quell’esperienza si è conclusa nell’84 con l’acquisto da parte del Comune dell’area portata termine con la permuta di alloggi per i militari costruiti da noi – racconta Pareti. Quell’esperienza potrebbe essere un indicatore per una nuova tabella di marcia. E invece non è così. Segnala e parla della Pertite come di una partita “molto difficile e complessa in uno scenario internazionale – quello di oggi – che negli ultimi mesi è molto cambiato rispetto a poche manciate di anni fa”. In una parola? “Si è perso tempo”, secondo il suo giudizio. Oggi, a suo dire, un rischio è presente. Come mai? Potrebbe essere la situazione internazionale che viviamo oggi – sottolinea Pareti – a cambiare lo scenario anche sul tema delle aree militari.

Un altro argomento sotto i riflettori riguarda il nuovo Piano urbanistico generale PUG che, licenziato dalla giunta a marzo, in questa fase si trova sottoposto alla presentazione di osservazioni fino al prossimo 24 luglio. Il tema investe la destinazione d’uso stabilita per l’area e si parla della possibile formulazione di un’osservazione da parte del Comitato della Pertite. La preoccupazione nasce dal timore che non sia sufficientemente chiara la definizione del futuro utilizzo dell’area e possa lasciare aperte altre possibilità rispetto a quella esclusiva che da anni si chiede per la Pertite: parco urbano e che siano escluse invece ipotesi di rigenerazione.

Intanto l’oggi s’interseca anche con l’esperienza del passato. Pareti rimanda il pensiero agli anni Ottanta quando era sul tavolo l’acquisizione della Galleana da destinare a parco.

“Il parco – dice – è stato aperto il 23 settembre del 1984 diventando utilizzabile per i cittadini di Piacenza e di tutta la provincia. Ecco, accanto alla Galleana, oggi potrebbe arrivare anche l’area della Pertite, ma forse è tardi”, mette in rilievo Pareti. Il confronto con la Galleana ricorre nella chiacchierata, sia per affinità legata alla dimensione dell’area di 220mila metri quadrati a fronte dei 270mila della Pertite. Ma anche il tema della bonifica oggi è al centro della discussione a causa di un’operazione pesante ritenuta necessaria alla Pertite. Qualche similitudine si può fare: “alla Galleana si scavò di 30 cm come è possibile che alla Pertite si debba scavare due metri?” s’interroga Pareti.

Quali sono i ritardi che secondo lei si sono accumulati?

“Credo che l’esperienza maturata per la Galleana avrebbe potuto tracciare una linea da seguire. Invece è finita lì, non se ne è tenuto conto. Devo dire che le amministrazioni Dosi e Barbieri hanno mostrato impegno. Certo, il problema non è di facile né di pronta soluzione. Quello che io denuncio è che ora, in particolare negli ultimi tre anni, l’attuale amministrazione non si è spesa materialmente per affrontare il  problema. Non ha messo in campo, a mio parere, le energie che pure poteva esprimere su questo importantissimo capitolo della vicenda cittadina. Ripeto, sono consapevole che si tratta di un’impresa difficoltosa e lo riconosco. Richiede impegno, molto impegno. L’ho imparato negli anni facendo l’amministratore”.

Restiamo sulla Galleana, qual è stato il percorso avviato per ottenerla?

“Prima di tutto devo sottolineare che l’acquisizione dell’area della Galleana era una priorità dell’amministrazione e ricordo i tanti viaggi a Roma – anche in auto, non con l’aereo – per riuscire a portare a casa il risultato. Ho cominciato a lavorarci nel settembre del 1980, appena insediato in amministrazione comunale e nel 1984 la Galleana è stata subito utilizzabile. I contatti con Roma erano stretti (allora il  Ministro della Difesa era il socialista Lelio Lagorio). In cambio dell’area i militari avevano chiesto alloggi e noi abbiamo costruito un condominio alla Besurica con 24 abitazioni. Il passaggio di proprietà è stato poi formalizzato nell’86 dalla giunta guidata da Tansini. Ma già da due anni i piacentini potevano utilizzare il parco”.

Anni molto lontani. Mondo diviso in blocchi, stagione di missili. Sul piatto fu posto anche l’utilizzo dell’aeroporto di San Damiano?

“No, no”

Torniamo alla Pertite, cosa sarebbe necessario fare per recuperare il tempo trascorso?

“È necessario sentire la volontà di risolvere il problema e mettersi nelle condizioni di farlo. Un esempio? I contatti con Roma non si possono limitare a uno scambio di lettere per affrontare un problema così grande. È infatti questo che la sindaca, nel dicembre dello scorso anno, ha ricordato in consiglio comunale dove è stato proposto la creazione di un tavolo di lavoro sulla Pertite. Su questo punto ha segnalato infatti che alle lettere inviate dal Comune il ministero non ha mai risposto. A maggior ragione si doveva insistere, tenere il fiato sul collo a chi deve dare risposte. Ma mi sembra che tutto sia caduto”.

Lei ha parlato di priorità, oggi il parco non è più una priorità?

“Su questo aspetto già nel 2002, nella fase di insediamento della giunta Reggi di cui ero assessore, insieme al collega di giunta Marco Gelmini, avevamo sollecitato il sindaco a tenere alta la priorità del parco della Pertite e Reggi lo aveva fatto dopo la nostra sollecitazione tant’è che aveva anche partecipato ‘all’abbraccio’ dell’area per mettere al centro dell’attenzione amministrativa l’acquisizione dell’area e il suo utilizzo a parco”.

Intanto il tempo scorre ma..

“In effetti sono decenni che parliamo di queste cose… La politica ha sue logiche, lo so, non mi scandalizzano più. Ma si deve agire, non si può dormire sui problemi. È necessario far vedere alla città che si sta lavorando. L’azione amministrativa non si traduce solo scattando fotografie all’occorrenza. E poi c’è l’altra questione la priorità della Pertite per l’amministrazione. Se ripesco nella memoria ricordo l’incontro che avemmo come Comitato Pertite nel dicembre 2022 con l’assessora all’urbanistica Fantini: la risposta fu chiara. L’assessora testualmente disse che la Pertite non era tra le priorità. Una risposta che ignorava che la città attende di poter disporre di quest’area verde da almeno una ventina d’anni.”.

Quali sono i rischi che intravede?

“La situazione internazionale in primis. Con le guerre in corso, con l’elezione di Trump che ha messo in dubbio la disponibilità dell’America di difendere l’Europa, ne è derivata la decisione di investire sugli armamenti. Questi temi ci toccano da vicino. Potrebbe quindi cambiare anche l’atteggiamento verso l’alienazione delle aree militari. Anche quelle di Piacenza e se il bilancio della difesa necessiterà di denaro fresco queste aree potrebbero essere messe sul libero mercato per essere vendute al miglior offerente. Se il ministero deve fare cassa non si può non pensare anche a questa ipotesi che investe il patrimonio inutilizzato della difesa. Dobbiamo prendere atto di una situazione che fino a sei sette mesi fa non c’era. Ma ora c’è.  A quel punto potrebbe essere messa in discussione anche la cessione della Pertite. E qui mi viene un’osservazione: se non avessimo sprecato questi ultimi tre anni forse il percorso di acquisizione avrebbe potuto arrivare a un punto di non ritorno perché in stato di avanzato avviamento. Invece ora rischiamo di essere in balìa di nuovi eventi”.

In che senso?

“Semplice, se vista la situazione generale, i militari dichiarassero che l’area della Pertite deve essere finalizzata a finanziare la Difesa ogni altra prospettiva salterebbe. Ecco perché il tempo perduto è un rischio.

Se i militari del coordinamento nord dell’Arsenale hanno sempre ripetuto che a loro non interessa più quell’area, forse è necessario ora avere con chiarezza un’indicazione certa sulle scelte che possono essere fatte a livello nazionale vista la situazione internazionale a cui accennavo. In effetti la voce del ministero della difesa l’abbiamo sentita l’anno scorso in aprile attraverso le parole del generale Michele Caccamo durante un sopralluogo con noi all’interno dell’area; il generale ha ribadito la disponibilità per un accordo. È da quella circostanza che poi il consiglio comunale, a dicembre 2024, come ho ricordato prima, aveva votato a favore dell’istituzione di un tavolo di lavoro tra il Comune, il Ministero della difesa, l’Agenzia del Demanio con la presenza anche di Arpae. Tavolo che attende ancora la prima convocazione”.

La bonifica altro elemento che alza attenzione e preoccupazione perché si dice che l’area deve essere scavata in profondità…

“Si insiste nel dire che va fatta la bonifica scavando 2 metri sotto. Quando in realtà la situazione è ben diversa”.

Perché?

“Nell’area della polveriera, dopo i bombardamenti del 40, non c’è più stato utilizzo dell’area per scopi produttivi”

Come si dovrebbe capire che tipo di bonifica si deve fare in quella zona? Ci sono strumentazioni che possano dire che materiali ci sono nel sottosuolo?

“Credo che la strada giusta sia quella di dare incarico ad Arpae per avviare le indagini. Lo stesso cammino che fu seguito alla Galleana. È chiaro che per mettere in moto la macchina ci vuole la volontà politica. Per un amministratore è come lo spirito santo per i cattolici. Ma la volontà politica, lo abbiamo capito, non c’è”.

Può il Comune nominare un ente che entri in una proprietà non sua?

“Non ci sono impedimenti per questo. L’ex sindaca Barbieri aveva convocato il tavolo di lavoro con Arpae all’inizio del 2020, l’anno orribile della pandemia. Poi col blocco generale del Paese, ripetuto anche nel 2021, tutto è saltato. Però credo che, passata quell’emergenza, l’iniziativa avrebbe potuto essere ripresa e mi chiedo perché non si sia fatto.  E poi, mi permetto di dire, un tavolo di lavoro non si nega a nessuno. Sono davvero dispiaciuto per questa situazione. Tanto più in una fase in cui sull’idea di una cessione gratuita dell’area (tra enti è possibile) come chiede il Comitato per il parco alla Pertite si addensano non poche ombre per tante ragioni anzidette. Nulla vieta di chiederla ugualmente, ma sappiamo già che il clima è cambiato e forse non si regala più nulla. È una mia valutazione personale… ma lo dico: mi piacerebbe essere smentito a livello nazionale”.

Del passaggio dell’area e del parco si è discusso a livello nazionale?

“Che io sappia no. È difficile che si possa fare perché se manca lo stimolo locale, se i militari, ma anche l’Agenzia per il demanio non avvertono un interesse, una pressione sul territorio non propongono certo la discussione. Tra l’altro è sempre più difficile il coinvolgimento dei cittadini, in tanti infatti pensano che l’area sia già di proprietà comunale invece non è così. Il punto è che quel tavolo di confronto deciso ma non avviato deve partire da Piacenza, ma così non è ancora avvenuto e non avviene… Bisogna incalzare e tenere vivo il tema. Ora si è parlato dell’acquisizione di una parte dell’area. 70mila metri quadrati di 270mila del totale. Credo che si debba puntare su tutta l’area, sono d’accordo con il Comitato della Pertite, perché la trafila necessaria per 70mila metri è la stessa di quella che si dovrebbe fare per 270mila. Si deve quindi chiede tutta l’area e poi si può realizzare a stralci. Credo sia questa la strada… ammesso che non sia troppo tardi”

Nel nuovo Pug però l’area è classificata a verde… e quindi? Non basta questo?

“Noi diciamo da sempre che attorno alla città è necessario un bosco urbano, una cintura verde. L’area della Pertite questo è ma riguardo al Piano urbanistico generale si deve parlare più chiaro rispetto a quanto scritto. Rispetto a questo argomento stiamo pensando alla presentazione di una osservazione al PUG”.

Antonella Lenti

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