Spezia: “Ikea, un caso strumentalizzato”

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Ikea diventa un caso. Un caso per tutto quello che questa vicenda si sta portando dietro fino ad approdare alle colonne della stampa nazionale come lo sciopero al contrario di chi manifesta per tornare a lavorare. E’ così, nella vicenda Ikea si è arrivati anche al paradosso di scendere in piazza per chiedere che vengano tolti i blocchi agli ingressi dello stabilimento da parte di alcuni lavoratori, per altro una esigua minoranza, aderenti al sindacato Si Cobas. É qui che sta il nodo, nella valle della logistica per eccellenza, nel cuore della pianura padana si sta consumando una lotta estenuante tra i facchini e il colosso svedese. Prima i presidi, poi i picchetti, fino ai blocchi per impedire ai lavoratori di entrare nello stabilimento di Le Mose. E non sono mancati, come accadde due anni fa, scontri pesanti tra forze dell’ordine e manifestanti.
Lo scenario è questo: circa 250 lavoratori assunti dalla coop San Martino da una parte con il pieno appoggio di Comune e Provincia chiedono di poter lavorare liberamente senza minacce, dall’altra la posizione al vaglio della cooperativa di 33 facchini spalleggiati dal Si Cobas e da giovani dei centri sociali. All’origine del conflitto ci sono provvedimenti presi nei confronti dei 33 lavoratori assunti dalla coop San Martino, per lo più nord africani. Il gruppo si era reso responsabile dell’occupazione di un reparto per difendere un collega al quale era stata cambiata la mansione. Il Si Cobas aveva chiesto il ritiro della misura accusando gli svedesi di ricorrere ad abusi amministrativi, ma l’ispettorato del lavoro che ha vagliato 1200 buste paga non ha riscontrato irregolarità.
La San Martino conta 350 soci lavoratori all’interno dello stabilimento, per lo più magazzinieri e facchini. 280 di questi sono stati assorbiti dal precedente appalto. “Con loro – spiega Mario Spezia presidente della coop San Martino –  non abbiamo avuto modo, in passato, di costruire un rapporto. I nostri capi reparto, quelli con più esperienza, hanno lavorato in profondità per introdurre una nuova cultura e nuove regole trovando molta difficoltà nei rapporti con le persone. Regole – prosegue Spezia – che stanno alla base del documento redatto al termine dell’incontro con la base associativa che ha sfiorato le 800 presenze. Un documento improntato alla legalità e al rispetto delle persone che vogliono lavorare. Abbiamo deciso di procedere secondo gli ordinamenti della cooperativa, nel rispetto delle regole che determinano giustizia sociale, altrimenti il più forte vince”.
La San Martino ha provveduto a verificare i comportamenti dei singoli soci lavoratori, a valutarne le giustificazioni e ad adottare eventuali provvedimenti sanzionatori che vanno dalla sospensione fino al licenziamento in alcuni casi. E le possibili eventuali reazioni violente? “Viviamo in uno stato dove chi passa con il rosso prende la multa – risponde il presidente – chi si comporta male viene emarginato, chi agisce nel rispetto delle regole viene premiato. Le punizioni servono per il mantenimento del contesto sociale.  Il rispetto delle regole determina la giustizia sociale”. Ripercorrendo le tappe di questa vicenda che ancora non si è conclusa, viene da domandarsi quanto questo “caso” sia stato oggetto di strumentalizzazione politica. “Per alcuni sindacati che vogliono imporre il loro simbolo sugli altri – risponde Spezia – la copertura politica è fondamentale, come in questo caso. Per recuperare tre voti ne distruggono molti di più. Deve essere il territorio ad emarginare quelle forze incapaci di fare politiche che favoriscano la crescita sociale”.
Il servizio completo su www.zerocinque23.tv

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