Smart cities, Piacenza deve accelerare

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Non una classifica finale ma la griglia di partenza di una gara che comincia ora e che rappresenta la grande sfida a cui sono chiamate le città del futuro. Una corsa nella quale Piacenza non si colloca affatto male, posizionandosi al 24esimo posto su 103 città italiane: meglio delle vicine Cremona (28^), Pavia (33^), Lodi (35^) e Mantova (26^) ma fanalino di coda dell’Emilia Romagna.  Il podio nazionale va a Bologna, Parma e Trento, seguite da Ravenna (6^), Reggio Emilia (8^), Modena (15^) Rimini (16^) e Ferrara (19^). La corsa verso le ‘smart cities’ è ufficialmente partita e a dimostrarlo sono i risultati di ICity Rate, la classifica delle città intelligenti italiane realizzata dal Forum PA – in occasione della prima edizione di Smart City Exhibition – sulla base dei sei indicatori individuati dalla Commissione Europea: economia, ambiente, governance, qualità della vita, mobilità e persone. Piacenza si difende bene nei capitoli relativi alla qualità della vita (‘living’) e nel capitale sociale (‘people’) mostrandosi una città attenta al welfare e alle fasce deboli della popolazione, impegnata nel mondo dell’associazionismo e con buoni risultati alle voci partecipazione politica, livello di istruzione, attrattività per gli studenti stranieri. Scendiamo vertiginosamente a metà classifica nelle dimensioni ‘governance’ ed ‘economica’: Piacenza mostra qui scarsa lungimiranza e non brilla negli investimenti in innovazione e tecnologia, turismo e infrastrutture. La smart city è infatti una città tecnologica ed interconnessa, che investe in infrastrutture tradizionali e ICT; in modelli di sviluppo economico sostenibile e in efficienza energetica. E’ una città capace di valorizzare il capitale umano e sociale, è inclusiva e competitiva.
Giù governace e sviluppo
Piacenza si colloca a metà classifica (è 50^) nella dimensione economica, seguita da Lodi (52^), Pavia (62^) e Cremona (74^) ma preceduta da Modena (48^), Reggio Emilia (37^), Parma (10^). A condizionare la classifica sono 25 indicatori, tra i quali troviamo: il numero imprese responsabili  con certificazioni ambientali (numero di ISO 14001 ogni mille imprese attive), il tasso di innovazione (numero imprese dei settori IT e R&S sul totale registrate e indice di intensità brevettuale)  e l’incidenza di imprese giovanili e femminili sul totale. Seguono il tasso di creatività ( occupati del sistema produttivo culturale) e di ricerca (comuni con università e istituti di ricerca ogni 100mila abitanti), quello di occupazione, disoccupazione e precarietà. Si inseriscono gli esercizi ricettivi e l’attrazione turistica, i parchi scientifici e tecnologici e le manifestazioni fieristiche. Non brilla nemmeno il punteggio della ‘governance’: siamo solo 43esimi e ben distanziati dalle altre città emiliane che si collocano nella ‘top 15’. Meglio di noi anche Cremona (27^) e Lodi (40^). Ad incidere, le voci: politiche energetiche(incentivi economici e disposizioni sul risparmio energetico, diffusione fonti di energia rinnovabile, presenza di Energy manager), pianificazione e partecipazione ambientale, programmazione territoriale ma anche la propensione alla rete con altri comuni.
Ambiente: meglio di Parma
Vinciamo sui cugini parmigiani nella classifica ambiente (siamo al 26° posto contro il 41° di Parma) per inquinamento, raccolta differenziata,  numero di centri di raccolta Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche e elettroniche) per mille abitanti e la densità del verse urbana. Seguono gli indicatori relativi all’acqua: dispersione della rete (differenza tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli) e capacità di depurazione. Situazione rovesciata nella mobilità: qui è Piacenza a scivolare 22^ (mentre Parma è sesta) per dotazione di parcheggi, Ztl, auto verdi, ciclabilità e mobilità sostenibile.
Bene welfare e people
Ottimo il posizionamento di Piacenza (è 11esima) nella dimensione ‘people’ che prende in considerazione – tra le tante voci – il livello di istruzione, la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, le pari opportunità, l’invecchiamento attivo, la partecipazione politica, la volontariato e l’associazionismo. Bene anche il punteggio nel ‘living’ (17°) che riguarda: investimenti nel sociale (offerta asili nido, servizi ospedalieri, assistenza domiciliare integrata, consultori),  numero istituzioni e beni culturali ogni mille abitanti, biblioteche , indice di criminalità diffusa, inserimento sociale migranti.

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