“Vedo una Fondazione che non sia discontinua, per fare un passo avanti deve prima fare un passo indietro”: queste la prime dichiarazioni di Francesco Scaravaggi appena eletto presidente della Fondazione. Rispondendo poi a chi dichiarava qualche riserva sulla possibilità che potesse avere un pensiero autonomo rispetto alla coalizione che lo aveva votato, Scaravaggi rispondeva che avrebbe avuto la sua autonomia e non quella dipendente da qualcuno che gli avevano attribuito per mesi: “Deciderò in libertà con la mia autonomia. Questa città, anche attraverso la Fondazione, deve andare avanti…”. Aveva poi lasciato intendere che la composizione del Consiglio di amministrazione sarebbe stata rapida e che in parte sarebbe stato riconfermato. Soprattutto che la presenza di Beniamino Anselmi sarebbe stata irrinunciabile. Libertà si era addirittura spinta a riferire le prime indiscrezioni (chissà quanto indiscrezioni o quanto indicazioni) su chi avrebbe composto il nuovo Cda: Beniamino Anselmi, Stefano Pareti, Franco Marenghi e solo per un momento Giorgio Milani subito rinunciatario.
Sono trascorse due settimane dall’elezione del nuovo presidente e del nuovo Cda ancora non c’è traccia. Si ha l’impressione che non sia così scontata quella rapida soluzione evocata con ingenua convinzione. Tant’è che il presidente, interpellato per un aggiornamento in proposito, ha dichiarato di aver sospeso l’impegno a mettere insieme la squadra per dedicarsi alle verifiche di bilancio. Infatti l’approvazione del documento relativo all’esercizio 2012 ormai incombe e, come più volte annunciato, sarà proprio in quella occasione che la cordata tutta piacentina di Sergio Giglio ribadirà le forti critiche ai criteri di valutazione delle poste riguardanti i valori patrimoniali. A loro parere, si annunciano non sufficientemente prudenziali. Ci si riferisce naturalmente alle perdite di valore registratesi in seguito ad alcune operazioni finanziarie che, come i lettori ricordano, hanno fatto molto discutere.
Prevedere uno scontro durissimo è abbastanza facile, mentre gli esiti sono tutti da scrivere. Scaravaggi ha precisato che la discussione sul bilancio potrebbe avvenire prima della nomina del nuovo Cda o “insieme”. Insieme significa forse parallelamente? Dichiarazione, questa, che potrebbe aprire uno spazio al tentativo di una ricomposizione della grave frattura in seno al Consiglio generale, favorendo l’ingresso nel Cda di alcuni consiglieri di minoranza ed evitare la guerra sul bilancio. Il passaggio risulterebbe molto stretto, perché difficilmente si potrebbe eludere la rinuncia alla riconferma di Beniamino Anselmi. Oppure nessuna trattativa, lo slittamento della formazione del nuovo Cda dipenderebbe esclusivamente dal desiderio dei componenti in pectore di non prendere parte alla presentazione del bilancio.




