Fondazione: ma perché Piacenza
non divorzia da Vigevano?

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Comunque la si osservi, la situazione della Fondazione – con lo slittamento della formazione del nuovo Cda e il rischio di guerra sul bilancio – è delicata. E’ opinione generale che non si doveva arrivare a questo punto. Sarebbe stata opportuna una maggiore assunzione di responsabilità da parte di tutti i consiglieri, sia quelli espressi da Piacenza che da Vigevano. Ed è stata proprio la dualità della composizione del Consiglio generale a favorire, a mio parere, la deriva che abbiamo sotto gli occhi. Piacenza esprime 20 consiglieri, Vigevano 5, mentre sarebbe più corretto ne esprimesse 3. I consiglieri Piacentini sulla elezione del presidente si sono divisi, 12 a favore di Giglio e 8 a favore di Scaravaggi. Ma per la minoranza piacentina guidata dalla coppia Marazzi-Anselmi è stato facile portare dalla loro parte i consiglieri vigevanesi diventando maggioranza ed evitare momentaneamente il confronto con l’altra maggioranza, “quella piacentina” che aveva espresso la candidatura di Sergio Giglio. Un confronto immediato e serio avrebbe offerto un esito e quello sarebbe stato con buona pace di tutti e la Fondazione ne sarebbe uscita più forte ed autorevole, pronta ad affrontare nuove sfide. La sirena di poter rimandare il confronto ottenendo i favori di Vigevano ha avuto la meglio causando però un prevedibile inasprimento delle reazioni della “maggioranza piacentina” ed una conseguente rottura.
Se non ci fosse stata la “sirena Vigevano” la questione si sarebbe risolta nel campo piacentino. In sostanza abbiamo delegato a Vigevano l’autorità di dirimere le nostre questioni. A chi ricorda che la “ragione sociale” della Fondazione comprende anche Vigevano vorrei far notare che ce la siamo trovata già confezionata dalla legge delega Amato-Carli dopo che la Cassa di Risparmio di Piacenza incorporò quella di Vigevano. Come tutte leggi fatte in fretta presenta ancora notevoli “buchi” nonostante successivamente si sia tentato di ovviarvi con decreti e nuove leggi. Lo stesso Giuliano Amato ha più volte dichiarato che le fondazioni bancarie sono mostri giuridici. Evito di entrare in tecnicismi giuridici per limitarmi alla “ratio”. Le fondazioni bancarie hanno fini di interesse pubblico e utilità sociale legati al territorio che le esprimono. Mi chiedo cosa possono condividere la provincia di Piacenza ed il comune di Vigevano distanti tra loro circa 100 chilometri: ne storia, ne tradizione, ne cultura, ne economia, solo l’appartenenza allo stesso allo stesso Paese e, purtroppo, il patrimonio della Fondazione in percentuali diverse. Forse sarebbe utile farle valere, come succede nelle Spa: gestione comune del patrimonio con rappresentanza proporzionale nel Cda e un patto di sindacato tra i soggetti piacentini che eviti fughe in avanti. Alla fine si dividono proporzionalmente le risorse da impiegare e ognuno le impiga rispettando le indicazioni di ciascun territorio. Sarebbe una separazione consensuale in vista, chissà di un risolutivo divorzio. Non meno attenzione richiederebbero i meccanismi di indicazione dei consiglieri e la rivisitazione dei settori di interesse. Non mancheranno occasioni per parlarne.

 

 

 

 

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