Sforza Fogliani a tutto campo: “Lo Stato va ripensato e l’Europa è un cappio o un incubo”

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Pubblichiamo l’intervista rilasciata dall’avvocato Corrado Sforza Fogliani a Goffredo Pistelli, e pubblicata su ItaliaOggi:

Avvocato cassazisforza foglianionista, una vita spesa dalla parte della proprietà edilizia come instancabile bandiera di Confedilizia, di cui è stato a lungo presidente, il piacentino Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo di Banca di Piacenza e guida oggi Assopopolari, l’associazione fra le banche popolari. Scambiare due parole con lui rappresenta, ogni volta, l’opportunità di misurarsi con un liberale d’altri tempi, uno che non si stanca di immaginare una società meno gravata di lacci e lacciuoli.

Domanda. Avvocato, dunque ci siamo, finalmente si mette mano alla Pubblica amministrazione, con la riforma Madia in dirittura d’arrivo. Ottimista?
Risposta. Di semplificazioni si parla tanto ma, di fatto, ne vedo poche.
D. Ci va subito giù duro.
R. Beh, anche certe riforme costituzionali sono state realizzate a metà. Sotto questo profilo, la conclusione è abbastanza deludente. Certo, sul piano generale, credo invece che questo sia un periodo di svolta epocale, come sono sempre stati nella storia tutti i periodi caratterizzati da grandi migrazioni. Non siamo in un’epoca di cambiamenti, ma in un periodo di cambiamenti d’epoca.
D. Spieghiamolo ai lettori.
R. A mio giudizio la vera svolta epocale, comunque, potrebbe realizzarsi con il ritorno a una società senza Stato, come s’è avuta in passato, o comunque con uno Stato minimo, come dicono i liberisti americani: lo Stato moderno, così come lo conosciamo noi, caratterizzato dalla “plenitudo potestatis”, è nato solo nel ‘500. Se pensiamo al sistema feudale…
D. La fermo. Ha detto “feudale”?
R. Sì, ma mi segua.
D. Prego.
R. Ci rendiamo conto che, all’interno di questo sistema, esisteva, in realtà, un equilibrio di poteri e, anche dal punto di vista degli ordinamenti giuridici, era presente un notevole pluralismo. C’erano l’ordinamento pubblico e l’ordinamento privato, ed erano estremamente attive la Chiesa e le singole corporazioni e comunità. Tutto questo portava anche a un pluralismo di pensiero.
D. Oggi, invece?
R. Oggi invece lo Stato ha uniformato tutto e ha portato a una forte oppressione fiscale, che continua ad aumentare con una situazione d’invasività oramai insopportabile nella vita dei cittadini. Il pensiero unico che si confonde con il politicamente corretto, o quasi dilaga.
D. Avvocato però, mi scusi, non si può negare che lo Stato moderno sia però una conquista importante: Montesquieu, la separazione di poteri, ecc. ecc.
R. Lo Stato ha rappresentato un’istituzione positiva quando era in grado di svolgere quelle funzioni che gli sono proprie, ad esempio l’amministrazione della giustizia, la difesa e altre sempre di carattere generale.
D. Non è così?
R. Oggi, purtroppo, la situazione è però completamente cambiata e lo stesso Stato non appare più in grado di svolgere le sue funzioni o, quando lo fa, le svolge malamente. La positività dello Stato si è manifestata anche nell’introduzione delle imposte e nella capacità di utilizzarle come sistema di equità. Il problema, ancora una volta, è che l’oppressione fiscale, a cui siamo sottoposti oggi, è veramente esagerata: che incentivo possiamo avere a lavorare e produrre se lo Stato come minimo ci toglie il 60-70% del nostro reddito? Le dico di più.
D. Che cosa?
R. Che inizio a essere critico anche nei confronti del funzionamento dello Stato liberale in quanto tale, perché oggi la politica non svolge più quella funzione di rappresentanza che le è propria.
D. Però come si fa a prendere feudalesimo come modello, avvocato? Ora, è vero che la nostro società è spesso iniqua, ma allora c’erano vassalli, valvassori, valvassini. Era un sistema di disuguaglianze.
R. Certo, certo. Facevo un esempio, non, a mo’ di modello, solo per dire che sono esistite società senza Stato. E nel sistema feudale, poi, c’era disuguaglianza, certo, ma…
D. Ma?
R Ma le cose sono prima gradualmente cambiate e poi, a tutto spiano, in rapporto alla Rivoluzione industriale. L’ineguaglianza non era un obiettivo, ma era un portato dei tempi. Alcune ingiustizie sono state eliminate grazie all’avvento di situazioni istituzionali e politiche diverse oltre che economiche.
D. Quale è allora il problema dei tempi che viviamo?
R. Il problema attuale è che, da parte della politica, non si cerca nemmeno più di rappresentare l’interesse generale della comunità, spesso ci si occupa dei problemi solo a seconda della categoria o gruppo di interesse a cui si appartiene, o comunque più potente, senza preoccuparsi dell’interesse generale.
D. E dunque, da dove dovrebbe partire il cambiamento?
R. Le dico una cosa: sarà inevitabile la caduta di questa sovrastruttura che è lo Stato nella forma attuale.
D. E che cosa ci aspetta?
R. Si dovrà per forza individuare le modalità di una società che si governi senza l’intervento obbligatorio dello Stato e dell’istituzione pubblica, in tutti i settori. Si ritornerà, com’era fino all’epoca moderna, a modi di convivenza regolati da accordi tra privati. Questo discorso lo vedo già realizzato negli Stati Uniti.
D. Perché?
R. Perché là ci sono circa 70 milioni di abitanti che vivono in comunità volontarie, che si regolano tra loro con contratti di diritto privato; ci sono luoghi dove l’istituzione pubblica, Comune o Stato che sia, resta solo per le funzioni di carattere strettamente pubblico e generale come l’anagrafe, le grandi infrastrutture, le certificazioni di Stato ecc. Ci sono intere comunità che rinunciano all’intervento del municipio in determinate opere pubbliche, occupandosene loro direttamente e ottenendo in cambio agevolazioni fiscali. Il costo risulta minore per entrambi.
D. L’Italia, però, è in Europa. In questo quadro come s’inserirebbe il rapporto tra Italia e Unione?
R. Mi faccia ricordare un episodio familiare.
D. Prego.
R. Spesso penso a mio padre che, quando si trovava di fronte a qualche difficoltà di diritto interno, diceva: “Speriamo nell’Europa”. Oggi ritengo che tutte le persone che hanno creduto nell’Europa nel Secondo Dopoguerra del secolo scorso, a cominciare dai padri fondatori dell’Europa come De Gasperi, Schuman e Adenauer, si rivolteranno nella tomba.
D. Cos’è che non va?
R. L’Europa attuale è diventata un’istituzione di burocrati completamente staccati dalla realtà e i politici tengono spesso conto solo delle esigenze degli stessi burocrati che, per continuare a mantenere il proprio potere, devono arrovellarsi su regolamentazioni che di fatto poi portano a risultati ben peggiori dei propositi ufficiali. È così: la burocrazia deve sempre inventarsi qualcosa per mantenersi al potere.
D. Facciamo un esempio.
R. Prenda la recente vicenda delle banche.
D. Beh lei, che rappresenta le popolari, è parte in causa.
R. Sì, però, la vicenda è significativa. Per salvare queste banche e i loro clienti, il sistema bancario era pronto a intervenire con il Fondo interbancario e a provvedere, con mezzi messi a disposizione esclusivamente dalle banche, a risanare queste situazioni. L’Unione Europea si è opposta.
D. Sostenendo che si sarebbe trattato di un aiuto di Stato, quindi vietato dalla Carta di Lisbona.
R. Già, ma sarebbero aiuti di Stato perché il Fondo interbancario ha, nel suo consiglio di amministrazione, un rappresentante della Banca di Italia, che esercita in sostanza una funzione di controllo, e perché questo Fondo è previsto da una legge dello Stato. Mi sembrano argomenti speciosi, di ben poco conto.
D. Quindi?
R. Quindi sono stati vietati aiuti privati: privati perché dati dalle banche, e cioè da soggetti privati. Il problema è un altro.
D. Quale?
R. Che dal 2008 molti Stati esteri sono intervenuti con propri soldi per risolvere le situazioni di certe banche, mentre in Italia lo Stato non ha dato nulla.
D. La Germania soprattutto…
R. Il Governo italiano ha poi varato un’altra soluzione che porta sempre le banche a dare dei propri soldi e che non dà alle singole banche la partecipazione nelle banche salvate e, soprattutto, che non assicura gli obbligazionisti con quelle garanzie che il Fondo interbancario avrebbe dato. Di qui, il problema delle obbligazioni subordinate, che non si sarebbe posto con l’intervento proposto dalle banche, ma vietato dall’Ue, e la cattiva stampa che se ne è derivata, recando nocumento al risparmio.
D. Unione matrigna, più che madre.
R. L’Unione, oramai, non è vista come un soggetto che collabora, che svolge una funzione nell’ambito di una più generale cooperazione. È vissuta come un cappio o come un incubo.

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