Segno di equilibrio assoluto nell’immaginario politico, il Centro si fa largo nella “schedina” elettorale

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Segno di equilibrio assoluto nell’immaginario politico, il Centro è quella cosa che oggi sembra dominare il terreno politico più ricercato in questo momento.

Il clima che si respira in vista delle amministrative di Piacenza del prossimo anno è caratterizzato da una “grande fluidità” per non dire incertezza dettata dalla ricerca di una forma per un centro che smorzi le “ali estreme”. Ne ha bisogno il centrodestra e lo si legge anche dalle considerazioni svolte dal suo leader on. Tommaso Foti nei giorni scorsi che ha invitato all’allargamento della coalizione e a far spazio alla società civile e a non dare nulla per scontato.

Anche in diversi legati all’area del centrosinistra sono convinti che il centro sia una necessità. E se lì si sta lavorando a un’alleanza larga chiamata Alternativa per Piacenza (la dicitura è entrata a far parte della denominazione dei gruppi di opposizione in consiglio comunale) di cui fanno parte rappresentanze politiche (Pd, M5s, componenti di sinistra e anche di centro) ma anche gruppi e associazioni di varia ispirazione. Un raggruppamento che sarebbe giudicato “troppo largo” e quindi per questo criticato dall’interno soprattutto del Pd. Sarebbe infatti l’area di cui fa parte Katia Tarasconi a sollevare non pochi dubbi sulla vasta composizione del raggruppamento che sta lavorando da alcuni mesi intorno al programma il quale si presenta – sottolineandolo come un valore -come un gruppo coeso e unito nonostante le appartenenze politiche diverse.

Altro tema in discussione le candidature. Se il centro destra (i partiti lo hanno più volte ribadito) punta sulla ricandidatura di Patrizia Barbieri, l’area del centro sinistra ancora non ha espresso scelte che saranno valiate dal tavolo politico di Alternativa per Piacenza. A parte indiscrezioni uscite in queste settimane e poi successivamente cadute, come quella di Massimo Toscani notaio ed ex presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano diversi i nomi di cui si è parlato tra cui Stefano Cugini, Katia Tarasconi, Patrizia Calza, Paola Gazzolo, Christian Fiazza, Francesca Cavallini ma anche Caterina Pagani e Davide Bastoni, Daniela Aschieri ecc. Su questo fronte ancora nulla di definito così pare e gli interrogativi restano inevasi: il centrosinistra sceglierà una figura politica o invece una persona proveniente dal mondo delle professioni o dell’associazionismo? E ancora sarà una donna (per il centrosinistra sarebbe la prima volta) o un uomo?

A parte i nomi e le candidature del centrosinistra c’è un altro elemento di incertezza e riguarda le forze politiche (civiche o partitiche) che saranno in campo nelle amministrative e l’attenzione su questo tema è più concentrato (in questo momento almeno) nell’area del centrodestra perché è lì che ci sono posizioni soliste che ancora non si sono espresse.

Il risultato è che l’incertezza è quasi sovrana e i cannocchiali di ciascuno sono puntati sulle mosse altrui, le orecchie si tendono per capire che cosa faranno gli altri. E nel gruppo degli “altri” non s’intende solo gli avversari ma anche gli amici o ex amici di cordata.

Se nelle operazioni in corso si intravede una linea di condotta che punta al centro perché a contendersi il Comune non potrebbe concorrere anche un’area di centro in tutta autonomia? Eventualità che potrebbe scompaginare le altre due storiche aree sottraendo non solo elettorato ma anche alcune componenti politiche che rientrano nelle stesse coalizioni. Da qui la “grande fluidità” che ora si osserva nella politica locale.

Grande fluidità politica perché: Calenda

Per spiegare l’origine da cui nasce questa considerazione bisogna tornare a qualche settimana fa quando Carlo Calenda, leader di Azione, dopo l’ottima performance di Roma ha tenuto a Piacenza una delle prime tappe del giro politico nelle piazze d’Italia. Parlando in Sant’Ilario Calenda non ha lasciato dubbi sulla sua prossima strategia elettorale piacentina. Se c’è un “fritto misto con tutti noi non ci saremo”. Faremo un’operazione indipendente se ci sarà una figura dal profilo riformista e liberale – ha detto con chiarezza -. Solleticando in questo modo chi gravita intorno al centrodestra, ma anche chi intorno al centrosinistra (Calenda ha fatto parte del Pd e col Pd è stato eletto parlamentare europeo) non trova un habitat favorevole al proprio progetto politico. Due le critiche forti lanciate da Calenda all’indirizzo delle coalizioni maggiori. Da un lato la presenza di una spinta al sovranismo che caratterizza il centrodestra e dall’altra la strategia “del campo largo” portato avanti a sinistra e con una particolare avversione sulla presenza nel campo del M5s.

Detto questo la domanda diventa inevitabile: se a Roma Azione di Calenda ha misurato la sua forza correndo in solitaria a Piacenza probabilmente questo non succederà e allora c’è da chiedersi quali componenti centriste potrebbe aggregare? E non è escluso che Azione possa incuriosire e attirare alcune componenti del Pd non allineate con l’attuale segreteria ora alle prese con il congresso che si terrà a gennaio.

Grande fluidità politica perché: Buona destra

Calenda però potrebbe interessare anche alcune componenti che si richiamano all’area politica del centro destra. Ha incuriosito sicuramente diverse formazioni che in questi 4 anni si sono staccate dalla coalizione al governo della città, guidata da Patrizia Barbieri, come ad esempio la Buona Destra che in consiglio comunale è rappresentata da Michele Giardino e che a livello nazionale si sta strutturando e guarda con interesse alla prova elettorale cittadina. Il partito si popone come soggetto politico europeista, moderato e anti sovranista. Tre cardini precisi che sono stati certamente anche la spinta che hanno fatto decidere il distacco dall’attuale centrodestra dominato dai partiti caratterizzati a destra come Lega e Fd’I. Ecco: costruire uno spazio per i moderati anche a Piacenza è uno degli obiettivi che anche Buona Destra si propone. Una strada – ne sono convinti – per riportare al voto tanti cittadini che se ne sono andati anche per la radicalizzazione delle posizioni politiche. L’immagine corre all’esempio di Cortemaggiore. Una specie di prova generale in cui Buona Destra si è cimentata alle recenti amministrative di ottobre con una parte della Lega e Forza Italia. Uno schema riproponibile anche a Piacenza? Non è detto, ma in questo caso Calenda potrebbe essere un potenziale buon alleato. Perché no? L’importante è avanzare ai cittadini una proposta intermedia e non creare l’aut aut o bianco o nero. C’è un mondo di nuance da scoprire… è la valutazione di oggi.

Grande fluidità politica perché: Trespidi e Liberi

L’attenzione è puntata con molta intensità su Massimo Trespidi che nel 2017 con la sua lista Liberi (formata da molti giovani) ottenne un risultato significativo al primo turno con il 14%. Dal centrodestra dunque si guarda con interesse a quel patrimonio elettorale, anche se Trespidi non ha ancora espresso una posizione in merito. C’è chi dice che sarebbero molto fitti i contatti tra Patrizia Barbieri e Massimo Trespidi per capirne le intenzioni e lo stesso on. Foti durante l’incontro promosso da Fratelli d’Italia lo ha sottolineato. C’è chi sottolinea che una trattativa sarebbe già in corso. Il professore però non esce allo scoperto per ora e lascia che tutti facciano ipotesi sul suo futuro in politica riguardo al Comune di Piacenza riservandosi di esprimere poi la sua posizione. Intanto fioriscono le ipotesi e la fantasia dà spazio a chi ipotizza che lo stesso Trespidi, rinunciando a una sua candidatura, potrebbe convergere su una nuova lista di centro non sostenendo la candidatura di Patrizia Barbieri al primo turno.

Il punto centrale per la candidatura di Patrizia Barbieri resta quello di essere sostenuta da un arco politico più vasto possibile che vada oltre l’area di destra (Lega e Fd’I) ma che comprenda anche componenti più centriste. Tra questi i liberali che ancora non hanno manifestato un’intenzione e sembrano aver scelto un atteggiamento attendista e poi Forza Italia che, se a livello nazionale ha avuto l’indicazione di sostenere la formula del centrodestra, potrebbe avere all’interno spinte diverse come è stato sperimentato nelle elezioni di Cortemaggiore solo qualche settimana fa. Ora più che mai dunque siamo nella fase di osservazione degli uni verso gli altri e viceversa. Per sciogliere i nodi esistenti, non ultimo come importanza, c’è l’indicazione della candidatura da parte del centrosinistra. In questa fase per i partiti e le componenti politiche del centrodestra conoscere l’avversaria/o della sindaca uscente potrebbe sbloccare non poche incertezze che al momento sembrano dominare la scena.

ANTONELLA LENTI

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