San Nicolò, un futuro a tutto cemento?

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“Non poter crescere ancora è castrante, per questo due giovani professionisti hanno ricevuto l’incarico di studiare le linee guida del prossimo Psc”. Così il sindaco di Rottofreno, il quale si riferisce soprattutto alla popolosa frazione di San Nicolò, secondo lui tarpata nelle sue aspirazioni, anzi castrata, dall’esaurimento del vecchio piano espansionistico. Ecco che nel 2012 anche il giovane Veneziani, sindaco Pdl di quello che è ormai uno dei principali quartieri satelliti di Piacenza (ma sede di comune e dunque, purtroppo, autonomo) raccoglie ufficialmente il testimone dell’unica cosa che una sfilza di sindaci dell’uno e dell’altro colore ha saputo fare negli ultimi lustri: liberare le redini alla speculazione edilizia, alimentare la crescita metastasica  di quartieri anonimi, con villette e palazzine condominiali che oggi confinano con un campo di granoturco e domani, terminato l’ultimo raccolto, con l’orrendo fettucciato arancione di un nuovo cantiere che spinge ancora più in là ciò che resta del paesaggio agricolo. Speriamo, ovviamente, di sbagliarci, ma in questa dichiarazione del sindaco di Rottofreno-San Nicolò c’è tutta la filosofia amministrativa di sindaci che si adeguano a un esistente fatto di oneri di urbanizzazione come principale se non unica risorsa, di nulla programmatico, di fraintendimento drammatico del concetto di sviluppo.  Un equivoco senza speranza per chi crede che un’amministrazione comunale debba pensare prioritariamente alla qualità della vita nel territorio. E promuovere un referendum per portare almeno San Nicolò nel comune di Piacenza, sperando che questo lotti come promesso contro l‘inutile consumo di suolo? E abolire del tutto i comuni sotto i ventimila abitanti? Si accettano proposte.

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