Il silenzio della maggioranza a tradire nervi tesissimi; il fantasma di una “giunta ombra” a tre (Reggi-Elefanti-Fellegara), con riunioni carbonare consumate al ristorante Carrozza, portato a galla da Tommaso Foti in Consiglio comunale; l’esame del controverso bilancio 2012 su cui il nuovo consiglio generale sarà chiamato ad esprimersi. Sono solo alcuni degli strascichi lasciati dall’esito del voto per la presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Elezione che ha visto premiare Francesco Scaravaggi con soli 13 voti su 25 e con il peso determinante della componente di Vigevano.
Ha disertato, invece, tutta la componente che faceva capo al contendente Sergio Giglio, tra cui la Provincia e le associazioni economiche. Non accennano a dissolversi, insomma, le divisioni che albergano in una città dove a dominare, in mezzo a logiche di potere che sfuggono alla gente comune, sono le solite “oligarchie” che sono assolutamente trasversali e che nulla hanno a che vedere con gli antichi steccati politici (centrodestra e centrosinistra).
Scaravaggi in carrozza, tensione alle stelle
Scaravaggi è unanimemente riconosciuto come persona “capace e onesta”, ma ha di fronte un cammino particolarmente tortuoso. Dovrà essere capace anzitutto di affrancarsi dall’etichetta “di pedina nelle mani altrui” che gli è stata appiccicata addosso.
Nonostante le sue dichiarazioni (“la politica resti fuori dalla Fondazione”), il neopresidente dovrà anche resistere alle tormente che, da un minuto dopo la sua elezione, agitano la coalizione che governa il Comune, e di riflesso il Partito Democratico, e che stanno investendo (in maniera ancora silente) l’operato del sindaco Dosi. Nel centrosinistra non c’era, e non c’è, unità sull’argomento.
Il Comune non è stato in grado di “controllare” i suoi rappresentanti (due quelli ufficiali più quello del Nicolini) che hanno agito a briglie sciolte favorendo, di fatto, la vittoria di Scaravaggi. Qualcuno non ha tardato a definire “pilatesco” l’atteggiamento del sindaco Dosi. La parte del Pd uscita sconfitta dal “conclave” della Fondazione (quella che fa capo al vicesindaco Francesco Cacciatore e all’assessore Silvio Bisotti che sostenevano Giglio) attende ora il momento della resa dei conti: in questi giorni si terranno confronti piuttosto serrati perché il malcontento è altissimo.
Talmente alto che qualche illustre esponente è stato addirittura costretto a lodare niente meno che la presa di posizione del presidente della Provincia Massimo Trespidi (che ha chiesto a Scaravaggi le dimissioni in luogo di una scelta condivisa). Ed è per questo che si guarda con attenzione alle prossime mosse: la composizione del cda di Scaravaggi e il voto sul controverso bilancio 2012. Come si comporteranno in quel frangente i rappresentanti del Comune?
Se lo è chiesto anche Tommaso Foti in un intervento assai sincero in Consiglio comunale in cui ha stigmatizzato il silenzio della maggioranza e denunciando la mancanza di coraggio che si è avuta nel non scegliere una terza via. “Non dire nulla sulla Fondazione potrebbe sembrare atto di menefreghismo maldestro – ha detto il consigliere di Fratelli d’Italia – la Fondazione ha un rapporto stretto con Comune e Provincia e l’esito uscito fa discutere e anche temere. Sarebbe stata cosa buona trovare una terza via, una terza candidatura che potesse evitare quanto accaduto. Il problema di fondo è cosa fare oggi per ricomporre una frattura tra gli enti e le associazioni che hanno tenuto posizioni diverse.
Deve poi far riflettere il carattere predominante che assume la componente di Vigevano. Questa vicenda mi ricorda quando il Consiglio discusse sulla scelta della Cassa di risparmio di Piacenza, tra un matrimonio con la Cassa di Parma o con Carisbo. La politica si orientò verso il matrimonio con Parma. I fatti dimostrano che ci hanno portato ad un impoverimento visto che oggi la Cassa è di Parma”. Ha poi aggiunto: “Vorrei una volta per tutte chiarezza sui conti. L’indirizzo sul voto di bilancio sarà importante. Il primo interessato ad avere una Fondazione che funzioni dovrebbe essere il Comune”. Ed è in questo frangente che, rivolto al sindaco Dosi, Foti ha parlato addirittura di “giunta ombra” facendo i nomi: “è composta da Roberto Reggi, Marco Elefanti e Annamaria Fellegara che spesso si sono ritrovati al ristorante Carrozza per decidere le sorti della Fondazione”. L’acqua calda, verrebbe da dire. “Prima di votare il bilancio – ha concluso – i rappresentanti del Comune vengano in aula a riferire quanto conoscono del bilancio dell’ente”.
Un intervento comunque dai toni pacati, quello di Foti, che non ha voluto infierire. Così come quello del leghista Massimo Polledri. Anch’egli assai preoccupato per la piega presa dalla vicenda Fondazione, ha chiesto un sussulto d’orgoglio al primo cittadino. Ha auspicato che “diventi più protagonista perché questa città ha bisogno di alcune azioni politiche forti in certe direzioni. Sulla Fondazione lo invito a un’azione, magari concordata con la Provincia, per ottenere maggiore unità tra la politica e la società civile”.
A uscire dal coro dei pessimisti è invece il professore Giacomo Vaciago, colui che nella giunta del 1994 scelse Scaravaggi come assessore all’Urbanistica. E che non drammatizza. “E’ andata benissimo. Nella stessa settimana sia in Vaticano che a Piacenza ha vinto Francesco, siamo fortunati. Sono euforico. Sarà un ottimo presidente, è una persona onesta. Attenzione, però: le decisioni importanti non le prende il presidente, ma il Consiglio, quindi 25 persone. Non facciamo sempre finta di ragionare senza prima aver letto lo statuto. Il presidente delle Fondazioni non ha poteri illimitati, guida una barca con 25 persone. Non è Obama. Per me è stato sbagliato attaccare Giacomo Marazzi per decisioni prese dal Consiglio”.




