
Come era ampiamente nei pronostici, è Stefano Bonaccini il nuovo presidente della Regione Emilia Romagna. Ha vinto con il 49%. Tuttavia il neo governatore non può certo cantare vittoria. Il successore di Vasco Errani vince una competizione elettorale caratterizzata da un clamoroso astensionismo (il 64% a Piacenza) e dal prepotente ritorno della Lega Nord che trascina il centrodestra. Un successo, quello del Carroccio, sicuramente pronosticabile alla vigilia, ma forse non in queste dimensioni: sopra il 28% nel territorio provinciale. E se a livello regionale il centrosinistra mantiene comunque 20 punti percentuali di distacco sulla coalizione avversaria, grazie al successo leghista il centrodestra torna a fare la voce grossa nel territorio piacentino dopo qualche anno di appannamento facendo registrare un complessivo 47,09%. Tra Lega (28,20%), Forza Italia (13,81%) e Fratelli d’Italia (5,42%) rifila dieci punti alla coalizione di centrosinistra, di poco sopra il 37%, in cui spicca un Pd in affanno che non passa il 35% (Sel al 2,24%, Emilia Romagna Civica al 0,56%).
A Piacenza il Pd arretra e su base provinciale non passa il 35% (meglio in città sul 37%), ben lontano dai livelli raggiunti alle Europee (sopra il 40%). I Democratici hanno pagato certamente la scarsa affluenza al voto e forse una campagna più incentrata sui personalismi delle candidature che non sui reali temi sentiti della gente. Cosa che ha saputo fare bene invece la Lega Nord con il leader nazionale Matteo Salvini che si è speso in lungo e in largo su tutto il territorio provinciale (ben tre visite solo a Piacenza), senza contare le mille comparsate in televisione, puntando su un tema su tutti assai sentito: la sicurezza.
“Abbiamo riconfermato la presidenza con Bonaccini – ha spiegato il segretario cittadino del Pd Paolo Sckokai – certo quello del partito non è stato un risultato positivo. Andremo quanto prima a valutarlo con calma”.
Euforia e brindisi nella sede della Lega Nord: “Siamo ritornati sui livelli precrisi – ha detto il segretario provinciale Pietro Pisani – c’è il dato preoccupante dell’astensione. La Lega ha dimostrato onestà e impegno per risolvere i problemi. Il governo Renzi sta fallendo. Bisogna tornare alla politica di 30 anni fa. Piacenza si conferma roccaforte del centrodestra”.
In netto calo il Movimento 5 Stelle che a Piacenza sfiora il 10% (9,94%) e viene decisamente ridimensionato. La candidata Giulia Gibertoni fa segnare il 10,13%.
Maria Cristina Quintavalla di L’Altra Emilia Romagna ottiene il 3,11%.
Alessandro Rondoni, candidato del Nuovo Centrodestra-Udc-Emilia Romagna popolare al,1,83%. L’altro candidato Maurizio Mazzanti lo 0,24%.
GLI ELETTI – Quattro i consiglieri che incassa Piacenza e che entrano nel parlamentino bolognese: Paola Gazzolo (Pd), Gian Luigi Molinari (Pd), Tommaso Foti (FdI) e Matteo Rancan (Lega Nord). A becco asciutto Forza Italia (che pure con Fabio Callori nella notte dello spoglio aveva già esultato) e il Movimento 5 Stelle.
Il leghista Matteo Rancan è il più giovane tra i consiglieri eletti. Il 23enne piacentino di Cortemaggiore, sostenuto dalla segreteria, ha ottenuto 4.515 voti. “Premiato il dialogo con la gente”.
Dopo un’autentica battaglia all’ultima preferenza, nel Pd l’hanno spuntata il segretario provinciale Gianluigi Molinari che ha ottenuto 5.820 consensi, e Paola Gazzolo, con 6.003 voti.
Infine con 2.222 preferenze un intramontabile della politica piacentina come Tommaso Foti di Fratelli d’Italia. “È la vittoria della determinazione, del coraggio, della forza che mi viene dall’essere un combattente senza paura”.




