In fondo, nonostante il comprensibile rammarico dettato da rabbia e delusione, Roberto Reggi può starsene comunque sereno. Perché a differenza della vita reale che difficilmente concede una seconda possibilità, questa nostra politica… hai voglia, di possibilità ne concede e ne ha concesse fin troppe. Anche a chi non ci azzecca nulla, e magari non è il caso dell’ex sindaco. Il tempo aiuta a dimenticare tutto, le bizze, gli errori o anche peggio. E dunque anche per l’escluso eccellente dalle liste dei parlamentari prima o poi ricapiterà senz’altro qualche occasione per andarsene a Roma o, in alternativa, nella meno prestigiosa, ma pur sempre redditizia Bologna. Non è necessario restare sempre fedeli al proprio credo politico, da noi è sufficiente immolare le proprie idee per accodarsi al politico più in auge del momento. Questo Reggi lo sa ed è anche per questo che gli ultimi commenti postati su facebook sono tutti all’insegna di uno speranzoso fair play: “Resto nel Pd da militante perché questo partito ha bisogno di cambiamento”. Conoscendolo, però, l’arte della diplomazia (di cui Reggi ha sempre fatto volentieri a meno) non può nascondere una ferocissima delusione per una “doccia scozzese” che in cuor suo forse non si aspettava. Sono però in molti a ritenere che qualche errore grave in questi ultimi mesi l’ex sindaco lo abbia commesso.
Le posizioni scomode
Certo tutto d’un tratto non poteva far finta che tra lui e il segretario Pierluigi Bersani fosse scoppiato un amore mai lontanamente sfiorato in dieci anni di governo della città. Però Reggi poteva certamente andarci un po’ più morbido nei giudizi. Sostenere il rottamatore Renzi è stata una scelta ardita: in un sol colpo ha significato tradire il suo mentore storico Enrico Letta e prendere platealmente le distanze dal concittadino Bersani e da Vasco Errani (anche con lui i rapporti non sono mai stati idilliaci). Se la scelta un po’ rivoluzionaria di sostenere Renzi avesse pagato probabilmente avrebbe avuto un posto in prima fila a Roma, ma con un apparato come quello del Pd schierato a difendere parecchie rendite di posizione, certamente più garantite da una vittoria di Bersani, andare a segno era un’impresa titanica. Per giunta in un paese come l’Italia dove anche le più piccole rivoluzioni si fanno solo a parole. Ma Reggi aveva evidentemente calcolato anche la possibilità di sconfitta, confidando di poter avere un riconoscimento in quota Renzi dal momento che è stato il suo braccio destro. Fosse stato meno irruento in campagna elettorale avrebbe ottenuto di più. Ah, deve aver pensato, se mi fossi morso più spesso la lingua (o frenato le dita, ricordate le mail bomb).
Roma non è Piacenza
A Piacenza poteva permettersi di alzare le stampelle all’indirizzo degli ambulanti, poteva attaccare il presidente del Piacenza Calcio, quello della Fondazione, insomma poteva fare il bello e il cattivo tempo che tanto non c’era nessuno più “forte” di lui. Fuori dai confini le cose sono diverse. Gli sarebbe forse convenuto un atteggiamento più morbido e meno ruvido e ostile verso quelli che ha definito, ad esempio, “gli scagnozzi di Bersani”. Oltretutto suoi compagni di partito. Attaccare e inimicarsi gente come D’Alema, Bindi etc. è stato forse ancor più ardito che sostenere lo sfavorito Renzi. E Reggi lo ha fatto come sempre senza peli sulla lingua, come faceva in città, e in ogni salotto televisivo. “Regole sbagliate, colleghi da rottamare, vecchiume da scalzare”. Ma lì, a Roma e dintorni, si sono segnati tutto e hanno tirato la classica riga. Reggi out dal listino bloccato. Risulta che sia stato complicatissimo anche catapultarlo in altre liste regionali perché nessuno voleva la patata bollente. Quanto Renzi abbia lottato per aiutarlo realmente, nessuno lo sa. “Gli ho chiesto di non battersi perché non ne valeva la pena” ha detto Reggi tradendo però subito dopo la delusione. “C’era ostilità sul mio nome, qualcuno mi dovrà spiegare”.
L’ingratitudine regnante
Sì, errori grossolani, in questa politica che guarda poco all’essere e molto all’apparire. E oggi sono in molti a salutare la sua esclusione esultando a braccia alzate ma sempre nel chiuso delle loro stanze. Gioiscono anche diversi che, pur non possedendo particolari arti, proprio grazie a lui sono entrati in qualche arena politica e oggi gonfiano il petto. Questione di gratitudine che in questa politica non esiste. “Senza Reggi in Parlamento si è persa un’occasione di avere a Roma una persona competente” si è lasciato andare il sindaco Paolo Dosi. L’unico, evidentemente, ad avere ancora un aspetto umano e non da squalo. Va così. Si consoli comunque Reggi. Qualche tempo fa dichiarò: “Mai in questo Parlamento di peones”. A giudicare dalle liste, quelle solite di cooptati (più o meno mascherati da primarie fatte a tavolino), dovrebbe essere contento di averla scampata.




