
Nali Marcoccia, Alice Kovawksy, Aikaterini “Katerina” Synapalou, Lesley McBride e Maria Parenti si sono conosciute al Cedro Lab di via San Siro durante un incontro informale. Da quel confronto è nata l’idea di creare uno spazio culturale indipendente a Piacenza. Così, nel 2022, è cominciato il percorso che ha portato alla nascita di Rathaus, un’associazione non-profit nell’ex cartoleria Sgorbati. Nelle loro permanenze più o meno lunghe all’estero, infatti, le ragazze avevano tutte notato quanto mancasse in città uno spazio alternativo, aperto con continuità, dove ci si potesse esprimere in modo informale, confrontarsi, condividere passioni. Non un bar qualsiasi, ma uno spazio dove incontrare altre persone, respirare e creare arte nelle sue diverse forme e sentirsi libere di esprimersi.
Col senno di poi, c’è qualcosa che cambiereste nella creazione di Rathaus?
Col senno di poi, non cambieremmo nulla nella creazione di Rathaus. È esattamente come lo avevamo immaginato fin dall’inizio. Certo, nei primi mesi abbiamo fatto errori, provato e riprovato: lo spazio era praticamente vuoto, ma volevamo che le persone potessero viverlo da subito come una seconda casa, anche senza tutti gli arredi e gli allestimenti definitivi. In questi tre anni lo abbiamo trasformato un po’ alla volta, arricchendolo di elementi che rispecchiano ciascuna di noi. Anche gli eventi si sono evoluti: alcune proposte non funzionavano come speravamo e le abbiamo lasciate andare, mentre altre – nate anche dai suggerimenti dei nostri soci – sono diventate appuntamenti fissi. La stanza cinema, per esempio, è una delle ultime novità, nata dopo alcune collaborazioni con associazioni locali: abbiamo trovato delle vecchie sedie da cinema in vendita, le abbiamo recuperate e allestito uno spazio che oggi ospita proiezioni, presentazioni di libri e talk. Tutto è cresciuto in modo naturale, insieme alla comunità che ci sostiene.
Vi è mai sembrato di essere “fuori” dal territorio, disconnessi dalla città?
Anche se Rathaus è un circolo Arci, si configura soprattutto come un’associazione culturale, e il nostro obiettivo principale è offrire alla città uno spazio aperto e vivace, e la risposta di Piacenza e dei suoi dintorni è stata da subito molto positiva e ci ha accolto con entusiasmo. Sicuramente, esistono molte altre associazioni simili a Rathaus, a Milano, Bologna, Parma, e noi abbiamo anche collaborato con alcune di queste realtà; ma, anche se Rathaus è qualcosa di diverso, non ci siamo mai sentite fuori posto rispetto al panorama in cui ci siamo inserite, comprendendo anche le difficoltà che affrontiamo, come permessi, burocrazia e sostenibilità economica, problemi purtroppo comuni a molti locali. Puntiamo inoltre a rafforzare sempre più la nostra rete di collaborazioni, soprattutto con altri circoli Arci e spazi culturali simili: ad esempio, l’estate scorsa siamo state ospitate da Arcipelago e dal circolo Dallò.
Chi sono le persone che oggi abitano davvero questo spazio?
Rathaus non è solo nostro, ma è di tutti quelli che lo vivono. C’è un bel mix tra nuovi volti e soci affezionati, di ogni età. Molti partecipano con costanza agli eventi, altri passano semplicemente per un aperitivo o per studiare. Alcuni hanno stretto vere e proprie amicizie, trascorrono qui molto tempo e si sono costruiti una quotidianità legata al posto. Rathaus è diventato per molti un punto di riferimento. Abbiamo un rapporto molto diretto e personale con i nostri soci: spesso si fermano a chiacchierare, a farci domande, a raccontarci come ci hanno conosciuto e cosa rappresenta per loro questo spazio. E noi, da parte nostra, siamo curiose di sapere chi sono, cosa fanno, come si sentono qui dentro. Nel tempo, proprio da queste connessioni, sono nati piccoli gruppi spontanei, legati da interessi comuni. C’è chi è arrivato da solo, magari solo per curiosità, e oggi coordina un progetto insieme ad altri. Alcune delle iniziative che oggi portiamo avanti, come “LetteRat” o “Book Club”, sono nate così: da legami reali e da una partecipazione autentica.
Come nascono gli eventi?
Fin dall’inizio abbiamo raccolto suggerimenti e proposte, sia di persona che tramite social o mail. Ogni evento nasce così: cerchiamo sempre di incoraggiare chiunque a mettersi in gioco, che si tratti di un laboratorio, una performance, una mostra, senza paura di sbagliare o di essere giudicati, senza mai dimenticare un confronto con chi frequenta Rathaus. Cerchiamo progetti che rispecchino lo spirito di Rat, freschi, autentici, non scontati, che evitano il “già visto” e che propongono qualcosa che non si trovi altrove in città. Gli eventi nascono comunque in gran parte da riunioni lunghe e spesso animate, ma sempre molto produttive, dove discutiamo e confrontiamo le idee. Da questi momenti collettivi escono le proposte migliori, molte delle quali sono nate da ciò che volevamo fare noi stesse, mentre altre sono completamente inusuali e originali, come “La mosca” dell’ottobre 2022. Cerchiamo di mantenere un programma vario e pieno, con tante attività diverse, così da offrire qualcosa per tutti i gusti: non facciamo solo workshops o presentazioni, ma anche cinema, musica e altro, riempiendo i diversi vuoti che sentivamo nella città. Alcuni eventi sono diventati appuntamenti fissi perché piacciono molto, come il “Book Club”, le serate “True Crime e minestrina” e “Open mic”, così come le rassegne in collaborazione con altre associazioni, e anche alcuni laboratori artistici che si ripetono su richiesta. E le uniche difficoltà che abbiamo riscontrato non hanno mai riguardato l’affluenza, che per noi non è rilevante, ma proprio la realizzazione in sé di un’idea che, per quanto audace, non pone un freno alla nostra voglia di metterci in gioco e creare spazi e momenti sempre nuovi e stimolanti.
Avete mai dovuto scegliere tra restare fedeli ai vostri valori e mantenere il consenso di tutti?
Rathaus è nato come spazio indipendente, principalmente autofinanziato e costruito dal basso, senza legami con enti pubblici: paghiamo l’affitto a un privato e gestiamo tutto in autonomia. Questo ci permette di difendere un’idea di cultura libera, aperta al confronto ma chiara nei propri valori, anche se a volte qualcuno pensa ancora che siamo uno spazio comunale o dato in gestione da altri, un equivoco che ci fa sorridere ma che dice molto su quanto sia raro percepire dall’esterno progetti davvero indipendenti. E, parlando di opinione pubblica, questi anni ci è capitato di dover scegliere tra piacere a tutti o restare coerenti con ciò in cui crediamo, e ogni volta abbiamo scelto la coerenza, come quanto è accaduto durante l’open talk sul Kurdistan, il 22 marzo, che aveva creato tensioni con alcuni studenti turchi che frequentavano spesso Rathaus: ci hanno chiesto di cancellare il post, sostenendo che stessimo creando propaganda terrorista, ma ci siamo rifiutate e loro hanno deciso di disiscriversi. È stato un momento complicato, ma per noi la linea è chiara: il confronto rispettoso, sincero e senza pregiudizi è sempre possibile, anche tra idee diverse, anche se quello che non ospiteremmo mai sono realtà ed eventi che si rifanno a ideologie fasciste o di estrema destra, gli unici limiti che non siamo disposte a oltrepassare.
Quali sono le sfide maggiori per un progetto come Rathaus?
Le difficoltà economiche sono le stesse che affrontano tanti spazi indipendenti: inflazione, costi fissi, burocrazia. Proporre cultura in modo sostenibile, oggi, è complicato. Ma ci teniamo stretto il sostegno dei soci e lavoriamo ogni giorno per mantenere viva l’energia di questo spazio, anche con eventi piccoli e intimi che spesso non sono pensati per “fare numeri”, ma per creare relazioni vere. Come gruppo, prendere decisioni in cinque non è sempre semplice: non c’è una gerarchia e si discute finché non si trova un accordo, e questa è una forza ma anche una fatica. Anche sul piano personale la sfida è grande: quasi tutte abbiamo un altro lavoro, impegni familiari o progetti paralleli. All’inizio è stato difficile trovare un equilibrio, ma con il tempo Rathaus è diventato una seconda casa, un punto di riferimento, un posto sicuro in cui ritrovarsi e ricaricarsi. E anche quando siamo fuori da qui, continuiamo a pensare a nuovi eventi, parlare con artisti, costruire relazioni. È un progetto che abbraccia ogni parte della nostra vita.
E nel futuro, come immaginate Rathaus?
Ognuna di noi ha un percorso diverso, e non è facile sapere quante energie abbiamo messo in gioco finora per far vivere questo sogno e quante ne impiegheremo un domani. Ma l’idea è quella di crescere senza snaturarci, coinvolgendo più persone, creando quindi eventi ancora più belli, mantenendo però l’atmosfera che ci rappresenta. A volte scherziamo su come sarebbe bello creare una catena di Rathaus in altri Paesi, ma per ora ci concentriamo sul presente, stagione dopo stagione. A luglio saranno tre anni dall’apertura e siamo molto soddisfatte: il nostro obiettivo è tornare a sviluppare alcune idee che avevamo prima ancora di iniziare, progetti nostri che sono rimasti in stand-by per lasciare spazio a quelli nati con i soci. Ora vogliamo rimetterli al centro. Se potessimo sognare in grande, senza limiti di budget o permessi, compreremmo l’intero palazzo interno, toglieremmo i parcheggi e li trasformeremmo in un rifugio per animali, organizzeremmo concerti a tutto volume e trasformeremmo lo spazio in una comune artistica. È un sogno, certo, ma chissà cosa ci riserverà il futuro…




